Taliban e tripli giochi: il minestrone pakistano

imagesHakimullah Mehsud, leader del gruppo integralista Fedayeen al-Islam che opera nelle zone di Orakzai, Kurram e Kyber è il nuovo comandante del Tehrik-i-Taliban. O, almeno, così pare. Hakimullah, che sarebbe stato eletto dai comandanti dei gruppi che formano il Tehrik-i-Taliban, prende il posto di Baitullah Mehsud, appartenente alla sua stessa tribù, di cui era considerato il braccio destro. L’elezione di Hakimullah, considerato dai più un capo particolarmente violento e senza scrupoli, conclude due settimane di trattative e, sembra, di lotte intestine tra varie fazioni taliban per la successione di Baitullah. A contendere la leadership ad Hakimullah era principalmente Wali-ur-Rehman, un altro dei più stretti collaboratori di Baitullah, che si diceva avesse addirittura ucciso, nei giorni scorsi, lo stesso Hakimullah. La notizia è stata, ovviamente, smentita, nonostante Islamabad, per bocca del suo ministro degli Interni, si affanni a confermarla dicendo che non di Hakimullah si tratta ma di un suo ‘gemello afghano’.

Intanto, sembra confermata la morte
di Baitullah che sarebbe però avvenuta soltanto pochi giorni fa e non, come sostiene il governo pakistano, il 5 agosto. Questo balletto di fantasmi, zombie e fantomatici gemelli oscuri serve, ovviamente, soltanto a riempire le colonne dei quotidiani locali distogliendo l’attenzione della gente da questioni molto più serie. Nonostante proclami di vittoria del genere “abbiamo spezzato la schiena ai Taliban”, difatti (frase pronunciata ani fa da Musharraf con disastrosi effetti…) il cambio di leadership all’interno del Tehrik-i-Taliban, secondo gli analisti, non dovrebbe cambiare praticamente nulla.

E di certo, non riuscirà a diminuire in alcun modo la capacità militare dei militanti che sotto la guida di Baitullah sono arrivati a formare (secondo fonti dell’esercito pakistano), un esercito di venti-trentamila combattenti che comprendono anche due-tremila militanti non pakistani. E non dovrebbe portare alcun sostanziale cambio di strategia e di obiettivi. Anzi. Gli attacchi contro Islamabad, colpevole di essere alleata degli Stati Uniti, i già diffusi sentimenti di antiamericanismo e, di conseguenza, gli attacchi verso gli occidentali sia in Pakistan che in Afghanistan, e secondo qualcuno verso luoghi di interesse strategico per gli americani ovunque nel mondo, sembrano destinati a intensificarsi. Soprattutto perché, nonostante il bagno di sangue che ha colpito soprattutto civili nella regione di Swat e gli scontri nella North-West Frontier Province, l’atteggiamento del governo di Gilani e Zardari nei confronti dei militanti continua a rimanere ambivalente.

Se è vero difatti che sono stati presi di mira gli uomini di Mehsud, che hanno come obiettivo principale il governo di Islamabad, è vero anche che i militanti e i gruppi più strettamente legati ad Al Qaida, i gruppi che operano in Afghanistan e in India, continuano ad essere tranquillamente ignorati da Zardari e dai suoi.

Che adottano ancora con successo le buone, vecchie strategie di Musharraf, portando a termine operazioni di grande rilievo cosmetico e di poca importanza sostanziale incassando, per questo, armi e denaro statunitensi. Nonché i complimenti di Hollbrook e dei suoi, stretti tra la necessità di venire a patti con Islamabad e le promesse di Obama di risolvere, in qualche modo, l’imbroglio afghano-pakistano ereditato da Bush.

Ovviamente, Islamabad non ha alcun interesse
a perseguire i combattenti della jihad afghana, e il perché è piuttosto evidente: prima o poi gli americani dovranno scendere a patti con i Taliban (‘buoni’ o cattivi che siano) e abbandonare l’Afghanistan. Quando la parte ‘buona’ delle milizie del mullah Omar sarà di nuovo al potere a Kabul, magari democraticamente eletta come tutti i signori della guerra che siedono nel parlamento afghano, il Pakistan spera di incassare i dividendi della poltica condotta fino a questo momento, impedendo che l’Afghanistan diventi, come sembra avviato a diventare in questo momento sotto la guida di Karzai, un alleato troppo stretto dell’India.

Zardari e Gilani, continuatori nonostante
le apparenze della linea politica dettata dall’esercito e dai servizi segreti, costituiscono una delle accoppiate più stravaganti mai vista perfino in Pakistan. Il primo vive ormai asserragliato nel palazzo presidenziale (in cui, tra le altre cose, Musharraf continua a conservare un quartierino) per timore di essere ucciso, e si limita a battere cassa sempre più insistentemente vantando i risultati nella lotta contro il terrorismo raggiunti dal suo governo.

Gilani, che del governo è a capo, cerca, alla pakistana maniera, di continuare a dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Promettendo, ad esempio, piena collaborazione all’India nell’impedire che i terroristi di base nel Punjab e nel Kashmir pakistano continuino a colpire New Delhi e dintorni. A Sharm-el-Sheikh è stata addirittura redatta una dichiarazione congiunta del premier indiano Manmohan Singh e di Gilani in cui si ventilava concretamente l’ipotesi di sganciare le cosiddette trattative di pace tra India e Pakistan dal problema terrorismo.

Dichiarazione che in India ha suscitato un diluvio di polemiche e che è poi stata, nei fatti, completamente smentita. Nei fatti perché nonostante Islamabad giochi a nascondino con rapporti e controrapporti ufficiali a proposito dell’attacco a Mumbai dello scorso 26 novembre, non ha effettivamente mosso un dito per risolvere la questione. Anzi. I principali imputati, come Mohammad Sayeed (di cui però la Cia ha chiesto di recente l’incriminazione), continuano a vivere liberi e belli a casa loro. Non solo: il governo del Bangladesh ha di recente compiuto una serie di operazioni antiterrorismo contro gruppi integralisti islamici che operano nel paese, giungendo alle solite conclusioni. I comandanti e i quadri sono stati addestrati, armati e finanziati dai servizi segreti pakistani, e diretti da Amir Reza Khan (ricercato per un paio di stragi compiute in India) che risiede, guarda caso, in Pakistan senza che nessuno si occupi di lui..

Francesca Marino

http://temi.repubblica.it/limes/taliban-e-tripli-giochi-il-minestrone-pakistano/5973?h=0

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