Intervista a Dario Fo

imagesBoris Sollazzo
Dario Fo lo troviamo ad Alcatraz. Tranquilli, non lo hanno (ancora) rinchiuso, il suo teatro politico non è diventato così inviso al Potere da costringere il nostro più grande attore e teatrante in una cella d’isolamento. L’Alcatraz di cui parliamo è il paradiso ideale dove molti di noi vorrebbero stare, quella libera università del figlio Jacopo che rappresenta un esempio di ideali di progresso sostenibile portati nella realtà (per saperne di più iscrivetevi al suo esilarante e geniale blog). Ha appena concluso una lezione per gli alunni di Stefano Benni, è già in fibrillazione per lo spettacolo Da Giotto a Mistero buffo (mix tra l’ultimo lavoro e quello più famoso) che lo vedrà mattatore il 1° settembre nella Piazza Grande di Gubbio.
Nel frattempo, nella splendida cornice della cittadina umbra, sarà tra i protagonisti della manifestazione “Life in Gubbio”, frutto dell’impegno di Michele Francesco Afferrante e Filippo Mauceri, autori de Il senso della vita di Paolo Bonolis, collaboratore onnipresente della manifestazione. Immagini, musica e parole, mostre, concerti e incontri letterari, tra performance e ospiti d’eccezione. Come quelli premiati con il riconoscimento alla carriera “Senso di una vita”: Gigi Proietti, Nicola Piovani e, appunto, Dario Fo. E il premio Nobel lo avevamo già incontrato un anno fa, a Locarno, per il documentario di Andrea Nobile Io non sono un moderato , viaggio nella sua candidatura a sindaco di Milano. Esaltante, turbolenta, istrionica e piena di sincero impegno civile e intellettuale come ogni suo spettacolo. La conferenza stampa divenne un comizio di rabbia e passione, e persino i sempre compassati svizzeri ne furono travolti. Lucido e coraggioso nei suoi spettacoli- i migliori rimangono quelli che uniscono la sua arte straripante alle verità nascoste del passato (anche remoto) italiano-, è sempre alla ricerca di ciò che viene celato. E così lo abbiamo potuto vedere in un altro documentario, Zero , sostenere tesi avventurose e di sicuro scomode sull’11 settembre o nello spettacolo teatrale Giotto, non Giotto , ritratto apocrifo e personale del pittore e indagine lunga e documentata, restituire a Pietro Cavallini e non al grande artista la paternità dei noti affreschi della Basilica Superiore di Assisi. Che gli sono costati l’ultima censura, da un vescovo. Guai a toccare le false verità della Chiesa, anche quando non riguardano i segreti del Dogma ma solo un pittore troppo giovane per una commissione troppo prestigiosa. Già, perché tra le tante cose che Dario Fo ci può raccontare, c’è anche il fatto che nell’Italia attuale si può essere imbavagliati anche per una lezione di storia dell’arte.

Senso di una vita, bella dicitura per uno come lei, di solito restio alle celebrazioni
Un premio con una dicitura simpatica e importante. Per questo l’ho accettato, io non amo molto i riconoscimenti e ne rifiuto una quantità industriale ogni anno, ma qui c’erano persone chiare e pulite, non c’era nessun tentativo di “scambio merce”, il classico ricatto di chi vuole premiarti per sfruttare la tua immagine, magari per avere il numero, la presenza a sensazione sul palco. L’assenza di questo tipo di speculazione e la loro credibilità mi ha convinto, qui hanno da proporre una forte attenzione all’arte e la cultura, ma anche alla cosa pubblica a un certo interesse al teatro politico.

Gubbio non la vedrà solo ritirare un premio, però…
Già, rimarrò qui, il 1° settembre per lo spettacolo Da Giotto a Mistero buffo . Ricorderò la polemica vergognosa che mi ha colpito quando il mio spettacolo sul pittore è stato censurato (circa due mesi fa- ndr ). Un problema costante in Italia, e pensare che allora fu il sindaco a proporci lo spettacolo, parlammo anche con i frati di Assisi del Sacro Convento, nessuno aveva da eccepire nulla. Poi, però, è arrivato il diktat, l’intervento a piedi uniti del vescovo. E in questo caso parliamo solo di un modo diverso di leggere una forma di pittura, di chi ha avuto un’idea e l’ha sviluppata in un posto importante come Assisi in quegli anni. La dice lunga sullo stato della cultura italiana.

Censura secolare, in tutti i sensi. Cosa ne dice del trailer negato dalla Rai a “Videocracy” di Erik Gandini?
Non faccio fatica a immaginare che la tv di stato abbia proibito il trailer. Io mi trovo in difficoltà a proporre oggi in televisione quello che proponevo solo l’anno scorso. Ogni spazio per qualcosa di diverso si è ristretto, censurano qualsiasi cosa e buttano all’aria tutto. C’è l’arraffo totale, Berlusconi vuole mettere le mani su qualsiasi momento espressivo, e ovviamente la televisione è centrale in questa caccia.

Berlusconi è il grande nemico. Ma lei di censure ne ha subite sempre e da ogni parte. Segno che è un problema dell’intero sistema politico e culturale?
Ovvio che è un problema che riguarda tutta l’Italia, la nostra storia. Il mio teatro politico, le nostre verità scomode hanno sempre dato fastidio. Berlusconi ha poi determinato un caso anomalo e parossistico. Anche grazie, alla sinistra, certo, a chi, ancora in carica, ha contrattato con lui la possibilità di fare quel che voleva, in cambio di piccoli spazi di potere.

Una tattica ben precisa. Secondo lei l’attacco frontale ai fondi per lo spettacolo ne è una parte determinante?
I tagli al Fus sono fondamentali all’interno di questa strategia della destra, del pensiero berlusconiano. Da una parte viene massacrato il diritto all’opinione, dall’altra si va contro il diritto all’espressione, l’annullamento della cultura critica. E in questo quadro, ovvio, entra anche l’oscurantismo di una Chiesa che interviene pesantemente nella vita del paese, com’è successo a me appunto.

Questo paese sembra privo di anticorpi. Che ruolo ha la sinistra in tutto questo?
La sinistra dorme, è in trance. Trovo questo periodo di vuoto e di silenzio assolutamente vergognoso, viviamo un momento difficile e la sinistra tutta, l’opposizione, non reagisce. Semplicemente non prende posizione e lascia correre, è sconcertante, visto che si definiscono vivi e democratici. Si stanno dissolvendo, proprio a partire dalla televisione, tutti i momenti più alti dell’espressione culturale e democratica, e sta accadendo nell’indifferenza. E così la tv di stato sarà molto più a destra di quella di Berlusconi stesso, non c’è più spazio per nessuno. Finiremo per non capire più dove ha i soldi!
E l’annullamento sistematico della memoria collettiva è il punto di partenza e di arrivo
La memoria storica e civile è la prima vittima di questa drastica censura quotidiana, solo che ora non è più addolcita da ipocriti atteggiamenti di finta democrazia. E questo comportamento da parte del governo, che non vuole ascoltare voci dissonanti, non parte dal combattere gli altri, ma dal ridurre drammaticamente gli spazi dell’espressione stessa. Io lo dico da tanto tempo e fa male non essere ascoltati.

L’unica reazione possibile è la sua? Riempire i teatri e fare politica attiva? Vincere il Nobel e provare a diventare sindaco di Milano?
Non bisogna dividere l’arte dalla politica, è un alibi. Non bisogna lasciare nulla d’intentato. E io, per questo motivo, mi sono messo a disposizione, ho cercato anche il coinvolgimento diretto. La reazione della politica, però, è stata ostile. Se penso alla mia esperienza come candidato sindaco di Milano, ricordo che ho lottato da solo mentre cercavo di aggregare le persone sui grandi temi. Tutti i partiti, compreso il vostro – anche se devo riconoscere che Rifondazione Comunista mi ha sostenuto più di altri-, cercavano il piccolo cabotaggio. Non c’era opposizione, slancio, tutti erano ammucchiati su posizioni di compromesso, su un accordo con un prefetto! Francamente, una cosa vergognosa. Mi dispiace dirlo, ma tutto quello che so sulla politica attuale della sinistra sono cose assurde, orrende. Stanno distruggendo l’esperienza di anni, quanto fatto di buono in passato.

http://www.liberazione.it/

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Una Risposta to “Intervista a Dario Fo”

  1. Fabio Pari Says:

    VIDEOCRACY – APPELLO A TUTTI I BLOGGER – Giornata di diffusione di massa

    Come molti di voi ben sapranno, le televisioni si rifiutano di trasmettere il trailer del film Videocracy, ritenuto un’inammissibile critica al Governo.
    Possiamo continuare a piangerci addosso per ore, rimuginare su quanto sia ingiusto l’utilizzo di una censura dal sapore dittatoriale, evocare un equilibrio democratico e un pluralismo informativo degno d’una nazione europea. Possiamo, ma sarebbe inutile e fine a se stesso.
    Sapete meglio di me che i lettori dei blog (ed è un discorso che mantiene la sua valenza sia per blog “famosi” sia per quelli “meno famosi”) sono per la stragrande maggioranza lettori di nicchia, persone che ricercano in consapevolezza fonti genuine d’informazione muovendosi da una base culturale abbastanza solida, e che per questo motivo le nostre lamentele troverebbero più applausi che echi.

    Per tanto invito tutti i volenterosi a compiere qualcosa di simile a quello che è stato messo in atto il 14 Luglio dal blog “Diritto alla Rete”.

    Giovedì 3 Settembre tutti i blogger sono invitati a creare un post con il titolo “Videocracy – 4 Settembre” che abbia come testo un breve commento del blogger e il video del trailer, oltre che l’indicazione delle sale più vicine dove potersi recare per vedere il film.
    (mi auguro che nei commenti a questo post si apra una discussione per decidere migliorie e valutare suggerimenti per il buon esito dell’iniziativa)

    Intasiamo la rete, alziamo la voce.
    Democrazia deriva dal greco e significa “Governo del Popolo”, e quel popolo siamo noi.

    Non dimentichiamolo mai.

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