Intervista a Lars Von Trier

imagesSARA FORTUNA, LAURA SCURIATTI
Pubblichiamo qui di seguito l’estratto di un’intervista fatta al grande regista danese per il volume «Dekalog 6: On Dogville» a cura di Sara Fortuna e Laura Scuriatti, (Londra, Wallflower Press, autunno 2010)

 

Sceneggiature intelligenti e creative, regia folgorante, manifesti geniali – il più famoso quello di Dogma del 1995, un inno all’ascetismo e al realismo cinematografici – ma soprattutto la sofferenza inflitta allo spettatore dalle sue storie di idealisti miopi e arroganti ferocemente puniti dalla realtà e una particolare vocazione per il trattamento spietato riservato ai personaggi femminili. Per quasi due anni Lars von Trier è stato impegnato con Antichrist, presentato a Cannes dove Charlotte Gainsbourg ha avuto il premio per la migliore recitazione del ruolo femminile, quello di una donna che dopo la perdita del figlio pensa di essere una strega e ingaggia una lotta mortale con il marito psicologo che cerca di curare la sua depressione. Il film a Cannes è stato fischiato e von Trier accusato di essere misogino. Incontriamo il regista nel suo ufficio a Zentropa, la casa di produzione da lui fondata nel 1992 insieme a Peter Aalbæk Jensen. Siamo in una periferia semirurale, grigia e anonima di Copenhagen, Zentropa è l’esatto opposto del glamour, ad eccezione della piscina all’ingresso sul cui fondo si intravede il profilo blu scuro gigante di una zeta. Ma accanto alla piscina ci sono cinque nanetti in posizioni pornografiche, bruttissimi, molto famosi tra i visitatori.Von Trier ha l’aria stanca, ha appena schiacciato un sonnellino e non si sente molto bene, ma assicura che farà del suo meglio.

Pensa mai alle reazioni che il pubblico avrà di fronte ai suoi film, ai diversi modi in cui potranno essere interpretati o fraintesi?
«Dopo aver girato Antichrist ho capito che tutti i miei film hanno a che fare con mia madre… molto più di quanto vorrei. In ogni film cerco sempre di assumere il punto di vista opposto al suo. Ad esempio in Dogville, con il tema della vendetta. Da bambino mi è stato insegnato che bisogna evitare la vendetta più di ogni altra cosa. Il sistema giudiziario nasce proprio con l’obiettivo di superare la vendetta personale. Per questo non capisco quando le persone alla fine di Dogville dicono che la vendetta di Grace è stata del tutto meritata dagli abitanti del villaggio. Il mio punto di vista è esattamente opposto. Lo stesso vale per le Onde del destino: lì presento un tipo di religiosità che non è il mio. In genere in tutti i miei film quello che cerco di fare è rappresentare punti di vista che non sono miei».

Né quelli di sua madre?
«Veramente se c’è qualcuno che voglio provocare e irritare con i miei film è mia madre! E’ ridicolo che abbia ancora tutta questa influenza su di me. E morta vent’anni fa, ma per me lei, e non mio padre, era il Potere.. E il punto è che più si diventa vecchi più si torna al modo di vedere dei propri genitori e ci si trova a dire a propri figli le stesse cose che i genitori dicevano a noi. Ho cercato di convertirmi al cattolicesimo, ma anche in questo caso sono poi tornato alla mia tradizione familiare: i miei genitori erano molto antireligiosi, la loro religione era essere contro la religione».

Una volta lei raccontò che sul letto di morte sua madre le avrebbe rivelato di non averlo concepito con il marito, ma con un tedesco la cui famiglia mostrava i segni di genialità che avrebbe voluto per il figlio. Sua madre era un’artista?
«No, affatto. Lei e mio padre erano funzionari statali, lavoravano in un ministero. Ma mia madre è stata una delle fondatrici e leader del movimento femminista in Danimarca e durante la guerra ha partecipato alla Resistenza danese ed è stata quasi uccisa. Era un eroe».

Passiamo alla questione della misoginia e alle accuse rivolte ad «Antichrist». Come si è difeso?
«Discutendo con i giornalisti ho domandato: “Ma perché avrei fatto dieci film sulle donne se le odiassi? Sarebbe stata una perdita di tempo, no?»

Forse si potrebbe replicare: perché è ossessionato dalle donne.
«Certo, sarebbe un modo per poter essere molto cattivo con loro, ma per me sarebbe comunque una perdita di tempo. Io credo di comportarmi un po’ come Bergman che da bambino faceva una specie di teatro di marionette. Anch’io decido i caratteri dei miei film facendomi ispirare dalle persone che incontro e il loro sesso conta, ma penso che potrei anche invertire il sesso dei diversi personaggi».

Dopo «Dogville» ha creato figure di donne più positive, come alcuni personaggi della commedia «Il grande capo». Si può dire che è un po’ diventato femminista come sua madre?
«Sì, penso di sì. Comunque mia madre era una femminista contraria alle quote per le donne, in politica e altrove, pensava che le donne dovessero essere giudicate per i loro meriti e talenti, avrebbe trovato degradante un comportamento diverso… Ma sì, probabilmente è vero, sono un femminista. Ma non voglio esserlo!»

Perché non vuole esserlo?
«Be’, perché ho problemi con le donne. Ho avuto sempre delle relazioni difficili con loro. Da piccolo ho letto molto Strindberg ed ero attratto da quel tipo di lotta romantica tra i sessi. Avevo come lui il sentimento che un uomo dovesse essere forte. E come lui, non lo ero e non lo sono affatto. E se sono un po’ ostile all’idea del femminismo è perché è difficile essere un uomo debole e poco virile e dover avere a che fare con donne forti».

Cosa proverebbe, se fosse una donna, a vedere molti dei suoi film?
«Credo che probabilmente li odierei, ma solo se li guardassi in modo superficiale. Penso che anche come donna capirei che si tratta di un gioco che il regista deve fare mettendo in scena caratteri femminili per rappresentare parti di sé. E credo che tutti i caratteri femminili siano molto umani. O almeno cerco di renderli molto umani, mentre i caratteri maschili sono tutti idioti, più o meno, sono molto stupidi, privi di sensibilità e ossessionati dal loro progetto globale. In Idioti, ad esempio, l’unico personaggio capace di arrivare da qualche parte è Karen. E nei miei film in genere le figure maschili non ottengono nulla, quelle femminili sì».

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/cinematv/grubrica.asp?ID_blog=33&ID_articolo=1385&ID_sezione=260&sezione=News

 

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