Le elezioni tedesche minacciano la ripresa

23046_27618_20090825T1_1579399_mediumIl quadro politico non è mai stato così frammentato e rissoso. C’è chi teme che dalle urne possa uscire un governo debole e senza munizioni per affrontare la crisi a “W”

Le alleanze e i “semafori” delle possibili coalizioni post elettorali sono impazziti. Dall’appuntamento alle urne del 27 settembre la Germania potrebbe uscire non soltanto la peggiore disfatta di sempre dei socialdemocratici. Quella data potrebbe segnare anche la fine del bipartitismo imperfetto che ha sempre caratterizzato la repubblica federale. Le due grandi Volksparteien, la Cdu/Csu e la Spd che negli anni Settanta raccoglievano il 90 per cento dei consensi, potrebbero faticare a raggiungere il 60. E sono ormai assediate da partiti che si sono stabilizzati da anni sopra la soglia del 5 per cento e pretendono tutti di fare l’ago della bilancia.

La frammentazione del quadro politico emerge da mesi dai sondaggi. L’ultimo data 21 agosto ed è apparso sulla Sueddeutsche Zeitung: i cristianodemocratici di Angela Merkel raggiungerebbero il 37%, la Spd il 23%, i Gruenen il 12%, i liberali della Fdp il 14%, la sinistra di Lafontaine, la Linke, il 9%. Un assetto che rende lo scenario delle coalizioni molto fluido. E dunque la rissa politica a Berlino perenne.
Questo quadro di incertezza getta un’ombra pesante sui timidi segnali di recupero che sono emersi a partire da giugno nella prima economia europea. E siccome la Germania funge ancora da traino per il resto del continente – segnatamente per l’Italia – il caos berlinese rischia di minare l’intera “ripresina” europea. Soprattutto perché un numero crescente di economisti scommette su uno scenario “double dip”, a “W”, che prefigura un nuovo tonfo, prima della ripresa solida. Lo ha delineato ieri Nouriel Roubini sul Financial Times Deutschland. E ne spiega bene oggi le ragioni, su questo giornale, il vicesegretario generale dell’Ocse, Pier Carlo Padoan.
Il problema allora è che dopo gli ottanta miliardi di euro di stimoli fiscali iniettati dal governo federale nell’economia lo scorso inverno che hanno determinato l’uscita tecnica dalla recessione prima del previsto, il prossimo esecutivo potrebbe non soltanto uscire con una maggioranza debole dalle urne e dunque essere più fragile. Potrebbe soprattutto non avere più cartucce, potrebbe non essere più in grado di garantire risorse finanziarie sufficienti per risollevare il paese da una eventuale ricaduta nella recessione. Oltretutto, secondo informazioni raccolte dal Financial Times Deutschland  i vertici di molte aziende si sarebbero fatti convincere dall’attuale esecutivo a rimandare i tagli occupazionali più pesanti a dopo le elezioni. Una fuga di notizie, scrive il quotidiano finanziario, che «conferma i timori che le ricadute occupazionali più pesanti debbano ancora arrivare».

Intanto a Berlino la polemica tra i principali indiziati per la formazione del prossimo governo, cioè tra liberali e i cristianodemocratici (coalizione giallo-nera) e tra gli attuali alleati di governo, la Spd e i cristianodemocratici (alleanza rosso-nera), è continua. Un clima incandescente alimentato anche da due pasticci del governo Merkel dall’ampia eco internazionale che sta facendo litigare la Union della Merkel sia con la Spd sia con la Fdp. L’affaire Ackermann e la “telenovela” Opel stanno infatti ammaccando l’immagine della Kanzlerin. Il primo caso riguarda il capo della Deutsche Bank, che avrebbe festeggiato il suo 60° compleanno, il 22 aprile scorso, alla cancelleria. La Spd ha colto l’occasione al volo, nel bel mezzo di una pioggia di sondaggi che dà il partito ai minimi storici, ben al di sotto poco della famosa debacle del 1953, quando precipitò al 28,8%, per criticare pesantemente la Merkel, rea di aver celebrato il compleanno di uno degli uomini più potenti del Paese con i soldi dei contribuenti.

Il secondo caso è la sempre più intricata vicenda Opel. Dopo un vertice tra la controllante Gm e il governo tedesco, è emerso ieri che la conclusione potrebbe slittare a dopo le elezioni tedesche. Uno schiaffo a Berlino che non ha mai nascosto la sua pesante azione di lobbying a favore di uno dei due contendenti ancora in campo, la austro-canadese Magna, supportata dai russi di Sberbank. La Merkel è arrivata sino al punto di offrire 4,5 miliardi di euro perché il colosso di Detroit cedesse Opel a Magna. Gli americani, più propensi in passato a venderne le quote di controllo alla concorrente, al fondo Rhj-Ripplewood, hanno preso tempo. E secondo quanto scritto ieri dal Wall Street Journal e Financial Times, l’ultimo colpo di scena è che Gm, racimolando 4 miliardi di euro, potrebbe puntare a tenersi Opel.

I più recenti, sempre più confusi sviluppi della vicenda hanno indotto il leader dei liberali, Guido Westerwelle, a sferrare lunedì un duro attacco contro il governo, accusato di aver commesso una scelta dirigista e di essersi legato mani e piedi ad un solo concorrente, Magna. Un «errore clamoroso», per il capo della Fdp – l’altro possibile alleato futuro della Merkel – che rischia di «spingere il paese in un vicolo cieco».
Una tappa intermedia importante, prima del 27 settembre, è l’appuntamento di domenica prossima. Si vota in tre Land, la Sassonia, la Turingia e il piccolo Saarland. Negli ultimi due, i sondaggi più recenti dicono che la Cdu potrebbe perdere la maggioranza assoluta. E la Spd, se si alleasse con la sinistra di Lafontaine, potrebbe tornare a governarli. Questa eventuale alleanza rosso-rosso varrebbe nel caso solo al livello locale, si è affrettato a precisare il leader della Spd, Frank Walter Steinmeier. Alla Rheinische Post, il ministro degli Esteri e candidato cancelliere ha spiegato però che sulla scia di questo «trend positivo» non troverebbe scandaloso discutere di una coalizione rosso-rossa anche al livello federale. Intanto, nella Turingia, si affaccia un altro trend, molto meno positivo. Per alcuni sondaggi che in questo Land della Germania orientale il partito di estrema destra Npd potrebbe superare la soglia del 5%. Per fortuna, nell’attuale suk elettorale, di alleanze con i marroni non parla ancora nessuno.

Tonia Mastrobuoni

http://www.ilriformista.it/stories/Mondo/80080/

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: