E così i rapporti tra il Cav. e la chiesa sono di nuovo infeltriti

imagesLa Perdonanza può attendere. Rimini, L’Aquila, la Padania e il Giornale. Montagne russe tra Pdl e Cei. Berlusconi: “Rispetto per la vita privata”

La Perdonanza può attendere. La partecipazione di Silvio Berlusconi venerdì scorso all’Aquila alla festa celestiniana, comprensiva di cena con il segretario di stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, avrebbe dovuto sancire, con un pizzico di quella teatralità che tanto piace al premier, l’armonia ritrovata – o ancor meglio il rafforzamento dell’alleanza – tra la maggioranza di governo e la gerarchia cattolica. Qualcosa, all’ultimo momento, dev’essere andata decisamente storta. L’“affaire Dino Boffo”, fatto esplodere venerdì da Vittorio Feltri con due articoli sul Giornale che attaccavano il direttore dell’Avvenire su una grave questione di moralità privata (sfociata in una vicenda giudiziaria) che ha chiamato in causa direttamente i vertici della Cei, rischia di incrinare in profondità quella “cordiale intesa” che finora ha retto anche a qualche tensione.

Che l’incontro della Perdonanza avesse un preciso significato politico, lo si poteva evincere anche dalla lunga intervista concessa due giorni fa dal cardinal Bertone all’Osservatore Romano, in cui non mancavano i segnali di apprezzamenti al governo, dopo le polemiche roventi sull’immigrazione dei giorni scorsi. Ora l’incontro è saltato, e la secca presa di distanze di Silvio Berlusconi dall’operato di Feltri – “Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti… Non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio” ha detto venerdì il premier – difficilmente basterà a riportare il sereno nel giro di poche ore. Anche perché di nuvole se n’erano addensate più d’una, quest’estate: dalle critiche sempre meno nascoste da parte di esponenti cattolici al Berlusconi “privato” fino al duro scontro tra Lega e Vaticano. Oltre a Berlusconi, molte sono le dichiarazioni di solidarietà giunte a Boffo, da Francesco Cossiga in giù.

Ma non sarà comunque semplice valutare la portata reale della crisi che la deflagrante iniziativa di Feltri ha innescato e come si potranno ridisegnare i rapporti tra la chiesa cattolica e la maggioranza. Rocco Buttiglione, uno dei primi a difendere Boffo, ritiene ad esempio che ci sia in atto, al di là dell’episodio, un “tentativo di qualche forza interna al centrodestra – e non nell’opposizione – per determinare una frattura o un allentamento dei rapporti tra Berlusconi e i cattolici”. Il professore e presidente dell’Udc li chiama “diciannovisti” con evidente riferimento alle squadracce fasciste, che vorrebbero imporre al premier una svolta “in senso non moderato, in senso contrario alla costruzione di un partito democratico. E’ questo che c’è dietro agli attacchi della Lega, al Concordato e non solo”. Così, se l’ultimo scorcio d’agosto doveva servire a rinsaldare i legami tra mondo cattolico e centrodestra, sono invece scoppiati i temporali. Eppure gli elementi utili alla conciliazione erano più d’uno. Oltre alla Perdonanza, in questi giorni ci sono stati segnali netti nel Pdl per un rinnovato impegno sul fronte bioetico – dalla Ru486 al testamento biologico – tanto più significativi se messi in relazione al profilo sempre più laico assunto da Gianfranco Fini all’interno del partito.

Inoltre, è sempre più chiara l’attitudine a farsi punto di riferimento per la chiesa su queste tematiche del ministro (laico) Maurizio Sacconi. Il responsabile del Welfare è stata la vera star politica della trentesima edizione del Meeting di Rimini. Sono piaciute ai ciellini tutte le posizioni del ministro, già in prima linea sul caso Eluana: da quelle sulla “difesa e promozione della vita” a quelle su sviluppo e welfare alla valorizzazione della persona in tutti i processi dell’economia. L’impressione insomma è che Sacconi abbia dettato, dal Meeting, alcune linee progettuali – convergenze parallele, si sarebbe detto una volta – su cui possono ben incontrarsi e lavorare l’area riformista del Pdl e la componente cattolica del partito, in cui Cl è elemento centrale. Lettura approvata con qualche riserva da Maurizio Lupi, che da Rimini, dopo aver espresso solidarietà a Boffo e aver denunciato l’imbarbarimento dei costumi giornalistici da Repubblica al caso Feltri, commenta: “E’ una falsa lettura, questo tormentone dell’estate sulla necessità di ‘ricucire’ con la chiesa. Noi dobbiamo abituarci a un rapporto un po’ più laico: abbiamo un programma delle cose da fare, alla fine la chiesa e i cattolici valuteranno quel che abbiamo fatto, il problema non è quello clericale di farsi dare un patentino preventivo”. Quanto all’intesa con Sacconi (“ma in questo momento sta parlando Tremonti, è un’ovazoine”) Lupi sottolinea che “il Meeting non è un applausometro per decidere la linea politica di un partito. E’ un luogo di incontro, dialogo. Noi abbiamo l’idea di un grande partito in cui possano incontrarsi su un progetto riformista, popolare, moderato l’anima cattolica, laica, socialista. Andiamo avanti così. Non c’è da ricucire nulla”.

Eppure, proprio dal Meeting di Rimini sono arrivati anche altri segnali, sempre discreti e sfumati, ma che dimostrano l’attuale fluidità della situazione e alludono a prospettive differenti e a diversi rapporti di forza dentro e fuori la “casa comune” del Pdl. Non è tanto l’accoglienza oltremodo calorosa riservata a Pier Luigi Bersani, che ovviamente non è né può essere al momento considerato un referente politico. Quanto senza dubbio quella riservata al governatore di Bankitalia Mario Draghi. Il quale, al suo debutto a Rimini, ha ricevuto applausi e consensi addirittura superiori alle (sue) attese. Tanto da far dire a più di un commentatore che quello di Draghi a Rimini è stato anche “un debutto in politica”. Comunque stiano le cose, alcuni indizi sono degni di nota. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e assoluto protagonista quest’anno tra i leader del Meeting, ha presentato il governatore come “una riserva della Repubblica”, termine quantomeno evocativo, di quelli che di solito si tirano fuori soltanto in tempi di terremoti istituzionali e di maggioranze che traballano. Dal canto suo Draghi, forse cedendo al clima emotivamente caldo, ha trascurato il testo scritto del suo discorso e ha parlato per lunghi tratti a braccio, offrendo di sé più il profilo dell’uomo di economia sensibile ai temi sociali, che non quello del “tecnocrate” cresciuto nel mondo dell’alta finanza internazionale. Una piccola conseguenza del trionfo riminese di Draghi è stata la proporzionale irritazione di Giulio Tremonti, ampiamente confermata seppur in modo ufficioso. E lenita soltanto dalla calorosa accoglienza che il ministro dell’Economia ha ricevuto a sua volta ieri.

Dove vada la componente ciellina – pur sostanziosa – non è ovviamente decisivo per il Pdl. Ma è come quando nella stiva della nave i carichi si spostano: l’inclinazione si modifica e chi sta al timone deve tenerne conto. Un altro elemento che però contribuisce alla fluidità dei rapporti tra Pdl e area cattolica è dato dalle posizioni (e dai sobbalzi) dell’Udc: il partito che dell’identità cristiana in politica fa la sua ragione sociale. I fattori sono molteplici. Non trascurabile il fatto che l’Udc alle scorse politiche si salvò dall’inesistenza per merito del granaio siciliano di Totò Cuffaro e di Calogero Mannino. Oggi, con l’Udc isolana in seria difficoltà, per l’Udc nazionale è indispensabile trovare una collocazione che ne preservi esistenza e identità. Inoltre “il nostro elettorato” ci spiega Buttiglione, “è naturalmente molto più vicino a quello del Pdl che alla sinistra. La questione non è di chissà quali complicati accordi politici. E’ che bisogna chiarire che cosa sta avvenendo dentro al Pdl, e alla maggioranza in cui c’è la Lega: c’è uno scontro evidente tra chi vorrebbe portare avanti l’idea di un partito moderato, democratico, che ci vedrebbe favorevolmente disposti, e chi ha in mente altro. Che la chiesa osservi tutto ciò e dia i suoi giudizi, a volte non positivi, è lecito e normale”. Del resto, l’ha scritto anche l’Economist: in Italia i governi che si mettono in contrasto con la chiesa “non durano a lungo”.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Maurizio Crippa

http://www.ilfoglio.it/soloqui/3222

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