Piccola Posta di Adriano Sofri

imagesRicapitoliamo. La gara d’appalto per la costruzione della ferrovia superveloce tra Gedda e la Mecca è stata vinta dalla China Railway Engineering Corporation, nello scorso febbraio. Però l’accesso alla città santa è vietato agli infedeli, e per giunta il nuovo treno servirà a trasportare i pellegrini. La Cina non manca di musulmani (ufficialmente venti milioni, di fatto molti di più), che anzi sono il suo principale problema, a cominciare dagli uiguri dello Xinjiang e di altre regioni del nordovest. Evidentemente la manodopera musulmana non dev’essere così disponibile o affidabile. La soluzione è stata prettamente spirituale. 3.382 lavoratori cinesi si sono convertiti all’islam in due cerimonie pubbliche alla Mecca e ad al Taif. E non è che un primo contingente. Gran prova di duttilità da parte di due paesi, Cina e Arabia Saudita, altrimenti noti per una certa rigidità. Tempo fa, quando demografia e aggressività islamista fecero fare conti geopolitici preoccupanti, si puntò sulla Cina come su un argine insuperabile. Non si era messa in conto la conversione. A una media di 3.400 lavoratori convertiti per miliardo di dollari – a tanto ammonta l’affare saudita – occorrerà comunque ancora parecchio tempo.

http://www.ilfoglio.it/piccolaposta/255

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