Dizionario della destra da dimenticare

138963_0910_P333_CulCom_A0_F01Qui segue un piccolo lessico semiserio dei vizi politico-estetici di cui la destra, ampiamente intesa, dovrebbe liberarsi.

 CRISTIANISMO. È la manipolazione del cristianesimo e la sua trasformazione in ideologia. I grandi sistemi di pensiero del Novecento sono franati e a destra si sente la nostalgia di un “pensiero forte”. Così il cristianesimo, da credo religioso, viene trasformato in ideologia armata contro i nemici della “nazione cattolica” e gli infedeli sparsi ovunque, dai terroristi ai laicisti. Si arriva fino al delirio di considerare Benedetto XVI il più grande “ideologo” degli anni Duemila. Proprio così, il Papa ridotto a ideologo: roba che un cattolico praticante dovrebbe chiedere la scomunica per chi dice sciocchezze del genere. Teo-Confusi.

 FONDAMENTALISMO. Quando senti parlare certi politici (e pure intellettuali, peccato) di bioetica o diritti civili, sembrano dei predicatori appena arrivati dallo Utah. Con un secolo di ritardo.

 DIBATTITO (PAURA DEL). Vedi anche intellettualoide. Se n’è avuta eco recente nella polemica sul PdL trasformato in“caserma”. Filiazione delle vecchie teorie organiciste applicate alla politica postmoderna, la paura del dibattito, del confronto e del conflitto politico-culturale postula che, una volta tracciata la linea d’azione, chi non è d’accordo è un “dissidente”, parolaccia che va bene per i totalitarismi ma non per i partiti in democrazia. Deriva Politburo.

 GANASSA. Bottai l’è morto, purtroppo, Farinacci no. Così passa di moda quel reducismo d’antemarcia che faceva sganasciare dalle risa già trent’anni fa, adeguatamente sbertucciato dai geniali ragazzacci della Nuova destra, ma l’idea chissà perché che esser di destra vuol dire per forza esser tracotanti, ancora trova seguaci, anche nel giornalismo bastonatore. Resurrezione di Vito Catozzo (per chi ha memoria).

 INTELLETTUALOIDE. Vedi anche dibattito. A destra, se pensi di solito sei uno pericoloso perché semini dubbi e smonti certezze. Al decimo libro che leggi, diventi automaticamente un intellettualoide, un tipo astratto, fumoso, lontano dalla saggezza popolare della maggioranza degli italiani, altezzoso, pericoloso. Sei uno di sinistra, insomma, che ha sbagliato indirizzo. Influenza Moretti in Vespa.

 MEZZOPIENISMO. È il difetto opposto del moralismo giacobino, che è l’ansia di dividere nettamente il bene dal male. Il mezzopienismo dice che bisogna guardare sempre al bicchiere mezzo pieno, che in fondo siamo italiani e il realismo cattolico ci fa tutti come il principe di Salina, che prima andava nel postribolo e poi attraversava la strada per confessarsi. In campo politico, è il macchiavello applicato troppo alla lettera, il primato della retorica sul comportamento. Epperò, a gonfiarsi il petto urlando di Dio, patria, famiglia e famigli, ci vuol poco. Far famiglia e morire per la patria è un poco più complicato. Albertosordismo.

 NAZIONALPLEBEO. È la perversione del concetto di nazionalpopolare. La cultura popolare si trasforma in cultura popolana, il popolo in plebe di cui bisogna prima comprendere e poi soddisfare i bisogni più profondi. Il politico bravo diventa quello che capisce il popolo: il popolo rutta, il politico rutta due volte. Il popolo dice parolacce, il politico le ripropone come totem linguistico. La politica diventa adesiva alla “pancia” del popolo, pensando di interpretare nel migliore dei modi il ruolo della rappresentanza, il giornalismo usa le email e le lettere – solitamente rabbiose e stralunate – dei lettori per fare i titoli di apertura. Si suicidano, e non lo sanno. Tendenza Alvaro Vitali.

 NOSTALGIA. È il culto acritico dei bei tempi andati, aprioristicamente migliori del nostro presente, dell’Italia in bianco e nero. Se lo fanno gli anziani si può pure capire, se lo fanno i cinquantenni o addirittura gli adolescenti bisogna preoccuparsi. Sindrome canaglia alla Al Bano&Romina.

 OCCIDENTALOMANIA. È quello strano tic che ti fa difendere a prescindere ciò che fanno gli Stati Uniti, dalla tortura all’inquinamento della Terra. Tic molto diffuso nell’era Bush. Adesso guardacaso con Obama, progressista e abbronzato, la politica americana (miracolo!) si può pure criticare senza passare per forza per compari di Al Qaeda. Virus del generale Custer.

 POLITICAMENTE SCORRETTO. Vedi anche nazionalplebeo. La sinistra ha l’ossessione della correttezza politica, la destra ha l’ossessione di sovvertirla a ogni costo. A volte, specie nel campo della revisione storica, è giusto. Spesso però ci si fa prendere la mano, anche sfidando il buon senso, il buon gusto e i confini della volgarità. Allora gli omosessuali sono tutti froci, gli immigrati sono tutti delinquenti, i non credenti sono tutti laicisti, e così via. Quando attecchisce nel giornalismo, questa ossessione raggiunge vette insuperabili di cattivo gusto.

 STRAPPONA (MITO DELLA). Siamo tutti d’accordo che le femministe d’antan e le professorine democratiche deturpano la femminilità. Però non c’è bisogno, per reazione, di tesser a ogni costo le lodi del tacco a spillo vertiginoso, del botox o della procacità buttata in piazza per il piacere del pubblico guardone. La sobrietà è un principio che andrebbe inserito nei manuali per aspiranti parlamentari.

 TRADIZIONE (TRADIMENTO DELLA). È l’idea che la tradizione sia Tradizione, un motore immobile e immune dalla modernizzazione. In Italia perde la sua cornice eroica e spesso diventa culto del pane fatto in casa e del vestito inamidato per la messa domenicale. Ancora non si capisce come si fa a conciliare, in alcuni casi, con la difesa di circostanza del berlusconismo, che del tradizionalismo è il sovvertimento gioioso e solare (e se si deve scegliere, evviva la modernità berlusconiana).

 VISIR. TENDENZA MILLE & UNA NOTTE. Adesso che Calderoli l’ha chiamato Gran Visir, il Grande Fratello, la Spectre, i protocolli dei Savi di Sondrio, il Grande Vecchio sorcio e sordido che armeggia nell’ombra alle spalle della sovranità popolare, ha un nuovo soprannome (e un nuovo copricapo più orientaleggiante). Il complotto è in agguato, trame oscure sono in tessitura, poteri forti sono al potere. Poi non succede (quasi) mai niente, per fortuna, visto che in democrazia governa chi ha vinto le elezioni.

 VITTIMISMO. Comprensibile derivazione dell’emarginazione vissuta e patita: c’è sempre qualche prepotente che ce l’ha con te. Scrivi un libro e lo comprano in pochi? È colpa della cupola editoriale. Dici una fregnaccia e te lo ricordano? È colpa della cupola giornalistica. Sostieni una tesi ridicola e te lo dimostrano? È colpa della cupola culturale. Quando basterebbe ammettere che a destra si è allevati anche dei gran tromboni, e l’orchestra l’è gonfia.

Angelo Mellone

http://www.libero-news.it/articles/view/580034

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