Al Qaida emigra in Asia Centrale

AHA6VX6CAP4UN2BCAXWMVD3CA2EEQGQCA9AQJ3ICAMWR57ACAS4G1HBCAFD02M0CAYVTCUACA1WE0KUCAI12CW3CA78MGG3CAUL4VNQCANRG5WZCAE0NMM4CA7KYKJ1CAQRHLATCAOIUESJCAVB2IEGL’espulsione dei salafiti jihadisti dalle loro roccaforti in Pakistan e Afghanistan, per mano delle offensive condotte dall’esercito pakistano, spingerà questi gruppi nelle vicine regioni dell’Asia centrale che si estendono fino alla Cina, determinando così un’espansione dell’arco della crisi nella regione, non certo un suo ridimensionamento – scrive l’analista giordano Murad Batal al-Shishani

I mezzi d’informazione hanno recentemente riportato il messaggio del salafita jihadista Abu Yahya al-Libi, un membro di al-Qaeda. Il messaggio, intitolato: “Turkestan orientale: la ferita dimenticata”, incitava i musulmani cinesi al jihad, alludendo chiaramente ai musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang cinese. Si ritiene che gli uiguri nella regione siano circa 10 milioni, mentre i musulmani sarebbero circa 24 milioni in tutta la Cina. Anche i più fondamentalisti fra gli uiguri raramente si definiscono “musulmani di Cina”. Essi ritengono piuttosto di essere un’etnia distinta dai cinesi Han. Accanto ad essi vi sono i musulmani Hui, che si ritiene siano più di 10 milioni.

Nei mesi scorsi, si sono susseguiti i dibattiti legati al Turkestan cinese nei forum salafiti-jihadisti. La loro frequenza ha registrato un aumento in corrispondenza con i disordini a cui la regione ha assistito lo scorso agosto. Sebbene la maggior parte dei commenti sia da ricondurre a tentativi della corrente salafita jihadista di sfruttare le questioni dei popoli islamici come mezzo di reclutamento, i segnali indicano che la regione sta acquisendo un’importanza crescente per questa corrente. In questo caso, per “regione” si intende l’Asia centrale in generale. Avevamo scritto su questo stesso giornale, nel 2005, un articolo su come i salafiti jihadisti vedevano la regione. In esso spiegavamo la visione dei leader della corrente, Ayman al-Zawahiri e Abu Musab al-Suri, e l’importanza strategica che questa regione aveva agli occhi del gruppo.

Seguendo i messaggi audio e video rilasciati da Abu Yahya al-Libi, si osserva che egli, oltre ad avere il ruolo dichiarato di membro della commissione giuridica di al-Qaeda, sembra essere fra i teorici della necessità di spostare il gruppo verso regioni nuove, come la Somalia, lo Yemen, l’Asia centrale, ecc.. Jarret  Brachman, ex direttore del Combating Terrorism Center di West Point, in un articolo apparso su Foreign Affairs del settembre 2009, definisce al-Libi come “il nuovo Bin Laden”, alludendo ad alcune sue caratteristiche che non erano invece in possesso dei leader della vecchia generazione di al-Qaeda, sotto il profilo dell’impiego della tecnologia, del carisma, e della storia personale. Egli era fra coloro che fuggirono dalla base americana di Bagram nel 2005. Si può essere d’accordo o meno con questa analisi, ma in ogni caso al-Libi (il cui vero nome è Hasan Muhammad Qa’id) è considerato uno dei teorici fondamentali degli orientamenti dei salafiti jihadisti allo stato attuale.

Quanto al crescente interesse per l’Asia centrale, esso è dovuto al fatto che le campagne militari lanciate dalle forze pakistane contro le roccaforti jihadiste nella valle di Swat e nella regione tribale hanno cominciato a esercitare una pressione considerevole sui salafiti jihadisti e sui loro alleati locali. L’8 ottobre 2009, il quotidiano britannico Guardian ha rivelato che l’esercito pakistano avrebbe intenzione di lanciare un “violento” attacco contro i Talebani pakistani nella regione del Waziristan, cosa che rappresenterebbe un’importante svolta nell’andamento dei combattimenti laggiù. A causa della pressione militare pakistana, la regione dell’Asia centrale è considerata fra le regioni candidate ad essere la destinazione della migrazione dei jihadisti.

Oltre alla sua importanza strategica (dal punto di vista della corrente jihadista) in quanto regione remota, ricca di risorse, nella quale esistono tensioni nazionali ed etniche, la presenza di un certo numero di combattenti provenienti dai paesi dell’Asia centrale, noti come il “gruppo uzbeko” – che sono insediati nel sud del Waziristan, e sono alleati del nuovo capo dei Talebani pakistani, Hakimullah Mahsud – gioca un ruolo essenziale nella decisione di scegliere questo fronte rispetto ad altre regioni come ad esempio la Somalia e lo Yemen. Diverse inchieste indicano che alcuni di questi combattenti hanno effettivamente cominciato a tornare nei loro paesi, ed in particolare nella valle del Ferghana, situata fra l’Uzbekistan, il Tagikistan ed il Kirghizistan, che è sempre stata una roccaforte dei movimenti islamici. Il capo di stato maggiore pakistano, Ashfaq Kiyan, ha dichiarato che il loro numero oscilla tra i 2.000 e i 5.000 combattenti. L’esercito pakistano ritiene che allontanare gli “uzbeki” dalla regione sia la priorità della sua prossima campagna militare. Sembra dunque che l’espulsione dei salafiti jihadisti dalle loro roccaforti in Pakistan e Afghanistan spingerà questi ultimi nelle vicine regioni dell’Asia centrale che si estendono fino alla Cina, determinando così un’espansione dell’arco della crisi nella regione, non certo un suo ridimensionamento.

Murad Batal al-Shishani è un ricercatore giordano di origine cecena; è un esperto di movimenti islamici, con particolare riferimento alla Cecenia; risiede a Londra

http://www.medarabnews.com/2009/10/18/al-qaeda-emigra-in-asia-centrale/

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