I ladri di Baghdad

imagesAll’ombra di un governo debole e corrotto, potenti gruppi mafiosi prosperano nel “nuovo” Iraq – scrive l’analista britannico James Denselow

Nell’ultimo mese, numerosi incidenti di elevato impatto hanno evidenziato quello che il General Maggiore Qassim al-Moussawi, principale portavoce dell’esercito iracheno a Baghdad, ha descritto come l’insorgere di “una frenesia di crimine violento” in Iraq. Scrivendo sul Times, Richard Kerbaj ha spiegato come “ognuno stia cercando un modo rapido per fare soldi in Iraq, ma nessuno più dei rivoltosi e dei banditi”. Sicuramente, gli attuali livelli di crimine in Iraq riflettono l’istituzionalizzazione della criminalità, la quale potrebbe compromettere lo sviluppo a lungo termine del paese.   

Il percorso che ha portato all’emergere di potenti gruppi mafiosi non ha avuto inizio con l’invasione del 2003. Dopo la guerra del Golfo del 1990-91, e la limitazione della sovranità territoriale dell’Iraq attraverso la creazione di “no-fly zones” e l’imposizione di sanzioni, Saddam ha cercato di mantenere il  controllo del paese dando maggior potere a tribù e famiglie a lui fedeli. Il razionamento dei beni attraverso le pratiche clientelari e la corruzione nel programma oil-for-food (petrolio in cambio di cibo) ha incoraggiato pratiche illecite che sarebbero fiorite e diventate molto più sanguinose dopo l’invasione del 2003.

Nel 2002 Saddam ha svuotato le sue prigioni in preparazione dell’invasione americana dell’Iraq. Ciò che ne è seguito ha rappresentato il rintocco funebre dello stato iracheno, simboleggiato non tanto dall’abbattimento della statua di Saddam, quanto piuttosto dal saccheggio di massa e dall’anarchia che ha attraversato il paese.

La smobilitazione delle forze di sicurezza irachene da parte dell’Autorità Provvisoria della Coalizione ha incluso migliaia di guardie di frontiera, rendendo il paese una casa sprotetta e aperta a tutti. Inoltre il tentativo di renderlo istantaneamente un mercato libero ha portato all’abolizione delle tariffe commerciali. Improvvisamente il contrabbando – nato nel periodo delle sanzioni – è divenuto un fenomeno dilagante.

Mentre la CPA (l’Autorità Provvisoria della Coalizione) era felice di registrare l’aumento del numero di automobili e antenne satellitari che apparivano nei mercati di Baghdad, una delle conseguenze meno pubblicizzate dell’invasione è stata il fatto che l’Iraq è diventato un punto di transito nel flusso di hashish ed eroina proveniente dall’Iran e dall’Afghanistan – il maggior produttore mondiale di papaveri da oppio – e diretto verso i paesi del Golfo e l’Europa.

I vantaggi finanziari dell’essere coinvolti in tale commercio sono stati accentuati dalla disoccupazione di massa e dalla povertà nel paese. Secondo il World Drug Report 2008 dell’ONU, un chilo di eroina si vende a 3.000 dollari in Afghanistan e 3.200 dollari in Iran. Quando raggiunge la Siria quel chilo può raggiungere i 17.000 dollari e i 21.000 dollari in Giordania. In Europa il costo medio di un chilo di eroina supera i 35.000 dollari.

Hamid Ghodse, presidente dell’ International Narcotics Control Board dell’ONU, ha spiegato nel 2005 che “non si può avere pace, sicurezza e sviluppo senza imporre un controllo sulla droga”. I gruppi mafiosi iracheni hanno operato largamente inosservati, mentre gli spaventosi livelli dell’ondata di violenza precedente all’invio dei rinforzi americani dominavano la copertura mediatica del paese.

Nel frattempo, questa violenza si è combinata con una maggiore disponibilità ad espandere il mercato interno della droga. Nel 2007 c’è stato un aumento del 23% nell’uso di droghe tra giovani e bambini, secondo Ali Mussawi, presidente dell’ONG locale Keeping Children Alive.

Sebbene le istituzioni di sicurezza irachene siano migliorate considerevolmente da quando sono state ricostituite, l’istituzionalizzazione dei gruppi criminali significa che essi sono regolarmente capaci di corrompere e bypassare le dogane e gli ufficiali di sicurezza. Recentemente, in un programma di al-Jazeera che chiedeva: “il governo iracheno ha perso la guerra contro la droga?”, il Dr Abdul Rahman Hamid, un veterinario della provincia di Al Muthanna, ha sostenuto che i trafficanti di droga aprono le gobbe dei cammelli per utilizzarle come nascondiglio per la loro merce illegale.

Le droghe non sono però l’unica fonte di finanziamento per le bande criminali. Ci sono state numerose rapine nelle banche di tutto il paese. In uno dei casi di maggior risonanza, diversi membri delle guardie presidenziali irachene – che proteggono gli alti dirigenti – sono entrati nella Rafidain Bank, di proprietà statale, il 28 luglio, rubando dinari iracheni per un valore di 4,8 milioni di dollari.

Inoltre dal 2003, le classi medie e alte – in particolare – sono diventate oggetto di rapimenti ed estorsioni, spingendo milioni di persone a lasciare il paese. Foto di parenti rapiti si trovano ovunque a Baghdad. Le forze di sicurezza corrotte fanno poco per combattere questi crimini, e le bande criminali rapiscono anche i bambini per poi chiedere un riscatto.

I bambini si trovano anche ad essere vittime del racket della prostituzione. Time Magazine ha riferito all’inizio dell’anno che bambini di 11-12 anni vengono venduti a scopo di prostituzione per cifre che raggiungono i 30.000 dollari. L’articolo riportava le parole di un attivista per i diritti umani che diceva di aver visto “comprare e vendere bambine in Iraq, come se fosse commercio di bestiame… ho visto madri contrattare con agenti sul prezzo delle loro figlie”.

Le indagini del governo iracheno hanno evidenziato che il 60-70% delle attività criminali è opera di gruppi di ex ribelli o di gang a loro affiliate – spiegando così parzialmente la brutalità di alcuni dei crimini. Essendo fronteggiati da un governo debole, impantanato esso stesso in pratiche illecite e nella corruzione (governo che minaccia, fra l’altro, di ridurre il budget per la sicurezza), è facile capire come i gruppi criminali riescano a prosperare.

L’istituzionalizzazione del crimine in Iraq rimane una realtà della vita quotidiana ed una sfida chiave per un governo ancora debole che si sforza di implementare la legalità.

James Denselow è un autore specializzato in questioni geopolitiche e di sicurezza presso il Kings College di Londra; si è occupato di politica siriana, libanese e irachena

http://www.medarabnews.com/2009/10/19/i-ladri-di-baghdad/

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: