Perchè non far entrare l’India nell’organizzazione della Conferenza Islamica?

imagesL’India, pur comprendendo al suo interno la seconda comunità musulmana più popolosa del mondo, non fa parte dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC). La ragione è dovuta essenzialmente ai dissidi fra India e Pakistan legati alla questione del Kashmir. Tuttavia, forse è il momento di trovare all’interno dell’OIC un consenso per conferire all’India quantomeno uno status di osservatore nell’organizzazione – sostiene Abdulaziz Sager

Mentre l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC) entra nel quarto decennio della sua esistenza, si avverte l’esigenza di riflettere sul perdurante isolamento dell’India, paese che vanta la più grande popolazione musulmana al mondo dopo l’Indonesia.

Con i suoi 57 paesi in quattro continenti, che rappresentano 1,5 miliardi di persone e un PIL complessivo di circa 7.000 miliardi di dollari, l’OIC è il secondo raggruppamento inter-governativo dopo le Nazioni Unite.

Il raggruppamento si definisce come “la voce collettiva del mondo musulmano”, e mira a “salvaguardare e tutelare gli interessi del mondo musulmano promuovendo la pace internazionale e l’armonia tra i popoli”.

Alla vigilia della sua storica visita in India nel 2006, il re dell’Arabia Saudita Abdullah bin Abdul Aziz dichiarò che “l’India dovrebbe avere uno status di osservatore presso l’OIC”, e che sarebbe “utile” che il Pakistan proponesse la candidatura dell’India.

Il Pakistan, tuttavia, obiettò che per ottenere lo status di osservatore presso l’OIC, il paese “non dovrebbe essere coinvolto in alcuna controversia con uno stato membro.”

Qui sta il motivo che ha ostacolato il rapporto tra l’India e l’OIC a partire dal vertice della Conferenza Islamica di Rabat nel 1969, che si svolse sulla scia della profanazione della moschea di Al-Aqsa nella città occupata di Gerusalemme.

Il re Faisal, allora monarca dell’Arabia Saudita, svolse in quell’occasione un ruolo fondamentale nel garantire che l’India fosse invitata alla conferenza, visto che il tema di discussione non era una questione che riguardava solamente “i paesi musulmani”, ma tutti i musulmani.

E l’India, con la sua enorme popolazione musulmana, era considerata uno dei soggetti interessati – oltre al fatto che il capo di Stato indiano a quel tempo era un musulmano, Zakir Hussain.

Il capo della delegazione indiana tenne anche un discorso davanti all’assemblea. Tuttavia, i contrasti tra India e Pakistan portarono Islamabad a escludere l’India dalle sessioni seguenti della conferenza, e da tutti i vertici successivi.

Da allora fino a poco tempo fa, ovvero fino alla prima settimana di ottobre di questo anno, quando l’OIC ha nominato un inviato speciale per il Jammu e il Kashmir, le politiche portate avanti nel subcontinente hanno determinato un allontanamento tra l’organizzazione e l’India.

L’OIC sottolinea che, fintanto che non viene risolta la tensione indo-pachistana per quanto riguarda il Kashmir, c’è ben poco spazio per un miglioramento dei rapporti dell’organizzazione con l’India.

Mentre l’OIC sostiene l’auto-determinazione e la risoluzione della questione del Kashmir in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite del 1948 e del 1949, l’India è decisa a voler risolvere la questione a livello bilaterale con il Pakistan.

Questa posizione ha ottenuto un crescente consenso a livello internazionale, e sembra essere l’opzione più valida per risolvere il problema del Kashmir.

Ma la discussione qui non riguarda il Kashmir o il Pakistan.

La preoccupazione più grande riguarda il mondo musulmano e ciò che esso potrebbe guadagnarci se l’India trovasse un punto d’appoggio nell’OIC. È anche naturale che attraverso una tale mossa l’India otterrebbe a sua volta dei vantaggi diplomatici.

Sebbene già da diverso tempo si avverta l’esigenza di risolvere la questione del Kashmir, non solo per il bene della popolazione che vive in questa regione, ma per la pace nel subcontinente e nel continente asiatico in generale, è altrettanto importante che l’OIC guardi al di là di questo problema e affronti questioni che sono avvertite dal mondo musulmano come più urgenti.

Si deve anche considerare che, sebbene la Carta dell’OIC preveda che possono aderire all’organizzazione solo i paesi musulmani disposti a promuoverne gli obiettivi, molti paesi non musulmani hanno ottenuto lo status di osservatore o persino la piena adesione.

Il caso più recente è quello della Russia, che vi è entrata in qualità di osservatore nel 2005, due anni dopo che l’allora presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che la Russia è una potenza “musulmana”  che desidera giocare un ruolo tra i paesi musulmani. Con meno di 25 milioni di abitanti musulmani in Russia, il vero motivo che si nascondeva dietro le affermazioni di Putin potrebbe anche essere stato il tentativo di Mosca di placare i musulmani in Cecenia e di aumentare la sua influenza nel mondo islamico, per far pendere la bilancia a favore della Russia nella sua politica di potere con Washington.

La Thailandia – un paese a maggioranza buddista – ha ricevuto lo stesso riconoscimento nel 1998.

È anche in qualche modo ironico che il Movimento dei Paesi Non Allineati, di cui l’India è uno dei membri fondatori, e che include molti paesi non musulmani, abbia ottenuto lo status di osservatore nel 1977.

Perché, dunque, non può ottenerlo l’India?

L’India sta facendo rapidi progressi in termini di influenza sulla scena internazionale, non solo come potenza economica da 1.000 miliardi di dollari, ma anche come gigante militare e tecnologico, il che la rende un “peso massimo” politico. Considerata la crescita attuale dell’economia indiana in uno scenario globale complessivamente poco incoraggiante, la partecipazione formale dell’India all’OIC potrebbe contribuire a stabilire accordi economici reciprocamente vantaggiosi.

Altrettanto importanti sono i fattori evidenziati da Hamid Ansari nel 2006. L’ex diplomatico e attuale vice-presidente indiano disse che l’India merita di essere un membro dell’OIC – e non solo come osservatore – perché,  sebbene l’India non sia parte del mondo musulmano, “non è lontana da esso; pur non essendo uno Stato a maggioranza musulmana in termini statistici, ospita la seconda comunità di musulmani del mondo; pur non essendo una società focalizzata sull’esclusivo benessere dei musulmani, è una società in cui i musulmani, come parte integrante di un insieme più vasto, ottengono la stessa attenzione di cui godono tutti gli altri gruppi”.

Di conseguenza, un posto formale per l’India nell’OIC aumenterebbe la credibilità complessiva e il potere di contrattazione dell’organizzazione. L’OIC sarebbe in grado di far valere il peso dell’India per questioni importanti del mondo musulmano. Questo aiuterebbe l’OIC ad affrontare la “situazione di divisione” tra i musulmani, che molti ritengono essere una delle peggiori in 14 secoli di storia islamica.

Nell’era post-11 settembre, il mondo musulmano deve affronatare molte sfide – la povertà, il terrorismo, la richiesta di riforme politiche e la disoccupazione.

Nell’affrontare queste sfide e nel realizzare il piano d’azione decennale presentato in occasione del vertice dell’OIC alla Mecca nel 2005, l’esperienza dell’India sarebbe più una risorsa che un peso – in particolare se si parla di un’azione comune per promuovere la tolleranza e la moderazione, la modernizzazione, riforme complessive in tutti i settori, tra cui la scienza e la tecnologia, l’istruzione, il commercio, il buon governo e la promozione dei diritti umani.    

Con oltre 150 milioni di musulmani, la grande maggioranza dei quali è parte integrante della più estesa struttura democratica del mondo, l’India merita di essere parte dell’OIC. E ‘anche importante notare che molti membri dell’OIC sono favorevoli all’idea.

Al tempo stesso, bisogna anche considerare che, negando all’India un ruolo nell’OIC, si tralascia, di fatto, il dovere di promuovere gli interessi della popolazione musulmana dell’India.

Così, come i vertici dell’organizzazione sono stati chiamati in passato a cercare un terreno comune tra i membri del mondo musulmano su varie questioni, sarebbe troppo inverosimile, ora, fare lo stesso per trovare un consenso sulla formalizzazione dell’ingresso dell’India nell’OIC?

Abdulaziz Sager è presidente del Gulf Research Center, con sede negli Emirati Arabi Uniti

http://www.medarabnews.com/2009/10/22/far-entrare-india-in-oic/

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