Non toccate Saviano

imagesCosa è mai passato nella testa di Vittorio Pisani, 42 anni, capo della squadra mobile di Napoli, quando in un’intervista al Magazine del Corriere della sera ha deciso di dire che, fosse stato per lui, la scorta a Roberto Saviano mai e poi mai l’avrebbe concessa?
In questi tempi in cui o si è guelfi o automaticamente ghibellini, Pisani ha detto una cosa che pensava ma che, nella sua posizione, non doveva dire.

Al giovane e bravissimo poliziotto dunque la palma del “politicamente scorretto” per avere rivelato l’esito di una indagine conoscitiva (”A noi della mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta“).

Ma Pisani ha detto di più. Alla precisazione del giornalista Vittorio Zincone: “Però Saviano le minacce le ha ricevute” lui risponde: “Bisognerebbe avere il coraggio di andare a cercare la giusta causa della minaccia”. Un’intervista meditata, non certo uscita dal senno impazzito, non rubacchiata al bar nelle chiacchiere off records. Perché?
Il giorno dopo il palazzo del Viminale ha vissuto una giornataccia. Pare che il capo della Polizia Antonio Manganelli non l’abbia presa affatto bene e mentre da una parte, a chi subito chiedeva la rimozione del superpoliziotto (Giuseppe D’Avanzo su Repubblica), ha ribadito fiducia a Pisani smentendo qualsiasi ipotesi di trasferimento, dall’altra ha annunciato che la scorta a Saviano (composta tutta da carabinieri) veniva rafforzata. La domanda è la stessa: perché?

Perché un poliziotto amato e stimato, portato in palmo di mano dal capo della Direzione anticrimine Franco Gratteri, in odore di promozione (si parla di lui come futuro direttore dello Sco, il Servizio centrale operativo), ha deciso di complicarsi la vita con un’uscita così eretica?
La risposta principale è proprio nel dna di Pisani, poliziotto dal pedigree in regola, con decine di arresti di grosso calibro alle spalle, esperto, sinceramente democratico. Una scuola fatta più di strada che di convegni, di soluzioni più che di disquisizioni, di pragmatismo più che di diplomazia.

Non a caso i suoi maestri sono Arnaldo La Barbera e Ciccio Gratteri. Non è uno che fa calcoli politici o di carriera, Pisani, né uno che le manda a dire. Secondo alcuni, ci pensava da tempo, e alla fine è uscito allo scoperto. “Uno così bravo te lo tieni e lo accetti per quello che è, col suo carattere, con le sue irruenze, con i suoi errori, anche” dice al Viminale chi lo conosce bene.
Nella sua questura di via Medina 5, molti sostengono che Pisani ha messo nero su bianco quello che altri pensano ma non hanno mai osato confessare e per questo basta andare a leggersi i blog del Sindacato di polizia, del Corriere del Mezzogiorno, del Mattino di Napoli.

Come accadeva ai tempi del terrorismo, quando una parte delle forze dell’ordine (che hanno comunque pagato il prezzo più alto) mostrava insofferenza verso quelle autorità o quei politici che pure erano finiti nel mirino delle varie brigate. Pisani ha difeso il suo modo di fare il poliziotto a Napoli, ha rivendicato i suoi risultati, ha sventolato la bandiera della sua squadra.
Ma questo ha automaticamente dato un colpo basso a Saviano. E ha rimesso in trincea i guelfi contro i ghibellini.

fabrizio.paladini

Panorama

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Una Risposta to “Non toccate Saviano”

  1. Roberto Preda Says:

    Oggi 30/06/2011 è tutto piu’ chiaro, signor Pisani.

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