Piccola Posta di Adriano Sofri

imagesCaro Foglio, scrivo a proposito dell’appello ai liberi e ai forti del quotidiano Repubblica, cui collaboro con molto piacere, senza che questo implichi una sua responsabilità nelle cose che penso e dico, né un mio titolo a rappresentarlo. Come succede in questa pagina, del resto. Nel mio piccolo, mi sento laico e, benché per niente uomo di mondo, libertario e all’occorrenza libertino, non esente da ironia e autoironia, e senz’altro non portato ad annusare lenzuola da chiunque frequentate. Sono anche uno spettatore ammirato della monogamia finché dura, e della fedeltà matrimoniale finché non diventi troppo infelice e rovesci l’amore nel suo contrario.

Con tutto ciò ho trovato prezioso l’impegno di Repubblica. Il cui movente e la cui giustificazione non stava, direi, in “qualche goffaggine (berlusconiana) nel rendere ragione della propria vita privata ai censori del suo boudoir”, ma nella certificata commistione fra boudoir e selezione della classe dirigente politica, aspettative di favori in campi delicati come l’edilizia e delicatissimi come la sanità, nel contrasto spettacoloso fra manifestazioni pubbliche sulla famiglia e disegni di legge sulla prostituzione, e infine nell’idea del posto delle donne su questa terra. Questa commistione molto spinta era la sostanza delle domande rivolte a Berlusconi. Non è quello che avviene fra le lenzuola a sgretolare il prestigio della classe dirigente, ma attorno. I carabinieri ricattatori rapinatori ed estorsori non lasciano immaginare un dirigente politico libero nella sua responsabilità e nelle sue stesse intenzioni. Nemmeno le signorine in età minore e le signore che filmano la stanza da bagno e gli amici spacciatori e millantatori. E’ difficile che un capo di stato o di governo, non solo fra quelli più attenti all’opinione e magari più ipocriti, ma fra i più spregiudicati, compreso il despota delle Russie, accetti più a cuor leggero un invito in villa del nostro presidente del Consiglio. Quando Monica L. mise in frigo il suo abitino con la macchia umana, la ribellione contro Clinton fu pessima se pretese di sindacare le azioni di due adulti consenzienti, che riguardavano loro e le loro famiglie, ma ebbe ragione di rinfacciare al presidente le sue balle. Fra il correttismo moralistico e l’annesso voyeurismo e la rivendicazione di trasparenza dei comportamenti pubblici c’è un confine assai sottile, ed è facile cadere dall’altra parte. Ma anche fra la denuncia dell’indiscrezione moralistica e la rassegnazione a comportamenti che tolgono agli uomini politici (uomini, per di più) libertà di scelte e serenità nel renderne conto ai governati. O no?

Il Foglio

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