Cremaschi: «È salutare discutere di gruppi dirigenti anche nella Cgil»

28716_32366_lapresse_c_1859611_mediumIntervista. Parla il leader del “Movimento radicale 28 Aprile”. Dice che è unito alla componente riformista, alle posizioni di Nicoletta Rocchi e di Carlo Podda, da una comune valutazione sulle difficili condizioni della sua confederazione, che non prende posizioni nette

È probabile che il XVI congresso della Cgil torni alle mozioni contrapposte e che si dia vita a uno scontro vero, appassionato, e di chiarificazione rispetto alle scelte del primo sindacato italiano in una stagione di transizione. Una minoranza di componenti di estrazioni diverse ha diffuso un testo che dovrebbe diventare, salvo soprese, la base di un documento precongressuale. Il documento è firmato dal capo della funzione pubblica Podda, da quella della Fiom Rinaldini, da un componente di peso della segreteria Nicoletta Rocchi, riformista e già capo dei bancari. Parliamo del documento con il più radicale dei firmatari, Giorgio Cremaschi, leader del “Movimento 28 aprile”, componente molto a sinistra della Cgil. Dice: «Il documento nasce da una valutazione. Formalmente la Cgil ha detto no alla politica economica del governo e al sistema contrattuale, ma non sa costruire una linea alternativa né pratica nè strategica».

Come fanno Cremaschi e la Rocchi a trovare una sintesi?
È quello che vedremo. Abbiamo discusso dei punti di fondo. Il congresso è fatto per discutere dove andiamo e non da dove veniamo. Intanto le tre cose su cui siamo d’accordo sono: innanzitutto l’autonomia della Cgil e la centralità della contrattazione nella nostra azione; secondo la pregiudiziale democratica, dobbiamo fare accordi tra lavoratori e aziende che non siano separati dal consenso. Quello che accade sul contratto dei metalmeccanici è grave, una minoranza cerca di imporre un sistema di regole alla maggioranza. Ricordo che la Fim e la Uilm raggiungono a fatica il 30 dei metalmeccanici. Terzo punto, il rapporto con la politica: il sindacato deve essere indipendente dalla politica.

A lei Cremaschi però si può obiettare che lei ragiona in questi termini, perché essendo privo di sponde politiche radicali è lei stesso a fare politica come sindacalista.
Infatti io la penso così, deve essere il sindacato a fare politica. Non dobbiamo essere come la Cisl, indifferente ai governi. L’indifferenza ai governi è subalternità ai governi.

Nel suo schieramento precongressuale c’è chi non la pensa così: ci sono iscritti al Pd, e ci sono sostenitori alle primarie di Bersani e di Franceschini.
Lo so e ne discuteremo. Personalmente non mi è piaciuta questa corsa all’endorsement riguardo alle primarie del Pd, però il fatto che se ne possa discutere la considero una conquista.

Si può discutere anche di contratto unico?
Sì, io sarei favorevole alla condizione che si estenda a tutti l’articolo 18, ma sono disposto a cercare una soluzione condivisa.

C’è chi dice, non solo tra i vostri avversari, che la vera cosa che vi unisce, oltre ai tre punti da lei elencati, è un quarto punto, siete innanzitutto contro Guglielmo Epifani.
Io credo che nei congressi si debba parlare anche di gruppi dirigenti e non c’è niente di strano. Non mi piace questo moralismo sul fatto che non si debba parlare mai degli uomini. Se Epifani avesse fatto meglio, noi non avremmo presentato la mozione. Noi partiamo dalla valutazione che la cgil è in difficoltà e che c’è un problema grosso, questo mi unisce alla Rocchi.

Qual è il vostro orientamento rispetto a Cisl e Uil?
La Cgil che vorremmo noi non è disponibile a rientrare sulla quel tipo di riforma della contrattazione. Anche perché credo che francamente i rapporti con Cisl e Uil sembrano sempre più distanti. E poi non ci sono solo loro nel sistema sindacale, c’è l’Ugl, ci sono forme di autonomia.

Ci sono margini per un rientro del pre-documento?
Su questo punto parlo per me. Credo sia salutare andare a un congresso con più documenti. Bisogna smetterla di pensare che un’alternativa sia lesa maestà per i vertici. I gruppi dirigenti si decidono ai congressi.

Marco Ferrante

Il Riformista

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