Feltri: Bersani, un carro con la sola retromarcia

imagesTutto si può dire della politica italiana tranne che sia una cosa seria.

L’ultima del Palazzo, anzi di Botteghe Oscure, è degna della migliore tradizione cabarettistica.

Il bolscevico Pier Luigi Bersani, non appena messo piede nella segreteria del Partito democratico, ha avuto un’idea che sarebbe stata giudicata spinta anche da quelli del Bagaglino: richiamare Romano Prodi in servizio permanente effettivo nel ruolo di candidato premier della sinistra.

La quale dimostra così di avere conservato gelosamente il deficit di fantasia tipico dei vecchi comitati centrali dell’orrendo Partito comunista all’epoca del Muro di Berlino.

È talmente assurdo quanto succede nella sinistra ammaccata che si fatica a credere ai propri occhi. Da sei mesi i progressisti si dannano per trovare un segretario più adatto di Dario Franceschini ad affrontare le sfide del futuro, soprattutto quella con Silvio Berlusconi, e dopo incontri e scontri fra compagni, riunioni di partito, trasmissioni televisive, comizi al festival dell’Unità, campagne elettorali, proclami ed elezioni primarie a pagamento (2 euro a voto), la montagna democratica ha partorito Mortadella.

Scusate, ma a me viene da ridere. Un finale del genere è una presa in giro destinata a ritorcersi su chi l’ha ideata.
La candidatura di Bersani non prometteva nulla di buono, però il convento del Pd non offriva opzioni più allettanti, visto che gli altri due in lizza erano Franceschini e il chirurgo Ignazio Marino, la cui unica operazione memorabile fu fatta sulle note spese dell’università, come ha ben documentato Il Foglio di Giuliano Ferrara.

Sicché Bersani, nonostante tutto, ha vinto con largo margine, suscitando moderati entusiasmi nella base subito smorzati dalla prima sua mossa: una telefonata a Prodi, che non aspettava altro, per dirgli caro professore rientra immediatamente nel partito perché solo tu puoi salvarlo presentandoti quale aspirante premier alla prossima consultazione politica.

Se questa è la novità della gestione appena inaugurata, tanto vale reclutare il Cucco. Questa è una vera e propria restaurazione. Infatti la convocazione di Prodi comporta una regressione in termini politici. Il Pd rinuncia ai tentativi di correre in solitudine e ricostruisce l’antica coalizione cosiddetta dell’Ulivo dove confluivano, come accadeva anni orsono, i Comunisti italiani, Rifondazione e i Verdi, oggi fuori dal Parlamento per non avere superato la fatidica soglia del 4 per cento.

È vero che il citato Ulivo ha consentito due volte al Professore di Bologna di battere Berlusconi alle urne, però non gli ha dato la possibilità poi di governare, perché una maggioranza che comprende l’ultrasinistra è strutturalmente troppo litigiosa (rappresentando interessi diversi o addirittura contrapposti) per durare una intera legislatura. È un dato storico che Prodi non sia mai riuscito a rimanere più di un biennio a Palazzo Chigi.

Inoltre, non si capisce quanta fiducia avranno gli italiani nella solita minestra riscaldata e resa indigesta da ingredienti della fallita ideologia comunista. Dubito che essi avranno voglia si salire su un carro che dispone soltanto della retromarcia.

Panorama

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