La lettera del poeta chiuso in gabbia a scrivere i “Cantos”

143940_3110_P36_CulCom_A03_F01Il 17 ottobre del 1945 Ezra Pound si trovava rinchiuso nel Disciplinary Training Center a Metato, vicino a Pisa. Un luogo che la figlia del grande poeta, Mary de Rachewiltz, descrive così: «Una specie di buco d’inferno, una vera “fossa dei serpenti”».

 Si trattava – come ha ricordato nei giorni scorsi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera – di una «gabbia per gorilla», nella quale uno dei più grandi artisti del secolo passato viveva (anzi, sopravviveva) «bruciato dal sole, bagnato della pioggia».

 La visita.  Quel giorno del ’45 a visitare il Disciplinary Training Center arrivarono la piccola Mary e la compagna di Pound, la violinista Olga Rudge. Poco tempo dopo, Ezra indirizzò alla sua bambina una lettera lunga e bellissima, finora mai resa pubblica.

 Si tratta di uno dei tanti documenti inediti in possesso di Mary de Rachewiltz, una piccola parte del materiale (comprensivo anche delle lettere del poeta ai genitori, mai uscite nel nostro Paese) che attende ancora di finire nelle mani di una casa editrice intenzionata a svolgere un serio lavoro di recupero. Sul foglio vergato da Pound si trova una sorta di piccolo diario, che inizia il 25 ottobre e termina il 31.

 Poco spazio. È scritto tutto «di seguito per risparmiare spazio», spiega ora Mary, perché poteva usare solo un foglio una volta alla settimana». Il testo integrale della missiva è contenuto nel numero appena uscito della rivista “Studi Cattolici” (edizioni Ares) diretta da Cesare Cavalleri, per la quale il poeta Alessandro Rivali ha realizzato una lunga e dettagliata intervista alla figlia di Pound.

 In quel periodo, spiega la de Rachewiltz, Ezra «stava componendo i Canti Pisani». Ha necessità di conoscere alcuni termini greci contenuti nell’Odissea, che non ricorda a memoria, e chiede alla figlia di recuperarli. «Mia carissima bambina / la tua lettera mandata con la jeep è arrivata oggi, 25, probabilmente MOLTO prima che per posta», scrive. «Forse il guardiano dei porci era Huphorbos», dice, riferendosi al testo omerico. «Avevo in testa un’altra parola, ma VOGLIO l’epiteto omerico». Nelle righe successive, Pound ride delle opinioni del suo amico poeta James Laughlin (uno dei maggiori della storia americana, scoperto proprio dall’autore dei Cantos), soprannominato Jas.

 Idee prese da Adams«. Si preoccupa per le mie idee politiche sbagliate; lo potresti prendere in giro e chiedergli QUALI? Poiché mi baso su John Adams e la Costituzione Americana, in quanto a forma politica e tutte le mie [teorie] economiche sono in atto negli U.S., o in Inghilterra o in AMBEDUE», scrive. E spiega che le sue idee «certamente non possono essere tacciate di fascismo». Pound chiede ancora delucidazioni alla figlia sull’Odissea e le offre qualche consiglio di scrittura: «La tua lettera è di grande conforto», dice, «le due poesie mi piacciono. Non posso mandarti una ars poetica in questo spazio limitato, rima va bene per ESERCIZIO, come il diteggio sul violino. Non invertire l’ordine delle parole, la rima ci sarà anche con l’ordine naturale, se non sei soddisfatta della prosa, sarà ora che tu legga Laforgue».

 Nella conclusione, c’è spazio anche per i saluti a T.S. Eliot, l’autore della Terra desolata che a Pound era strettamente legato. «Continua a scrivere, le lettere sono di grande conforto», raccomanda Pound a Mary. Poi passa – nella sua consueta maniera a tratti difficile da decrifrare – a descrivere la sua condizione di recluso.

 Consigli a Eliot«Di’ a Eliot che non c’è bisogno di essere “succinto”. Sono affamato di notizie d’ogni genere, sopratutto notizie personali. Rimasto sei anni senza, e l’intensa carestia negli ultimi sei mesi. Pensavo di aspettare un giorno o due in caso di qualcosa d’importante, ma non ho la pazienza». A questo punto, la lettera si conclude, lo spazio è finito. Il poeta deve ritornare alla sua prigionia. «Non posso scrivere di nuovo prima di domenica. Amore a tutti e due, ciao e ciao, Ezra Pound».

Francesco Borgonovo

Libero

 

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