Archive for novembre 2009

Gli affari delle mafie in Germania

novembre 30, 2009

Intervista alla giornalista tedesca Petra Reski

  Petra Reski, da vent’anni inviata del periodico tedesco Die Zeit in Italia, su cui ha scritto di mafie. Gli affari delle mafie italiane nel nostro paese, ma anche in Germania, dove storicamente la criminalità organizzata italiana fa affari, investe e ricicla denaro sporco. Una presenza ignorata fino alla strage di Duisburg, il giorno di ferragosto del 2007, dove si consumò un regolamento di conti tra ‘ndrine calabresi fortemente radicate in Germania. Da quel giorno, tra mille difficoltà, Petra Reski cerca, con i suoi articoli, di far prendere coscienza ai tedeschi che le mafie sono un problema anche della Germania, e non solo dell’Italia. Il motore trainante dell’economia europea, infatti, è una grande “lavatrice” di proventi illeciti delle mafie, italiane e non solo, a scapito della sicurezza dei cittadini, delle garanzie di libera intrapresa e del libero funzionamento del mercato. Mentre in Italia l’azione antimafia viene messa in discussione da provvedimenti legislativi che indeboliscono il ruolo della magistratura, delle forze dell’ordine e della libera informazione, chiediamo a Petra Reski come la Germania, ma anche il resto dell’Europa, percepisce le mafie e si prepara, se si prepara, ad affrontarle. 

 Dopo la legge sullo scudo fiscale, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, arriva l’emendamento sulla legge finanziaria che permette la vendita dei beni confiscati alle mafie, quale linea sta seguendo il Governo italiano? 

Sono molto stupita di questa cosa, è ovvio che questo emendamento serva alle mafie. Trovo spaventoso che il parlamento italiano si sia apprestato a votare un emendamento del genere. 

Recentemente il Governo tedesco ha approvato una norma sulla confisca dei beni sulla falsariga di quella italiana… 

Purtroppo su questo è nata una grande confusione nei media. Si tratta di un emendamento che riguarda nientemeno che l’applicazione di una norma amministrativa. Mi sono accorta che i politici, tedeschi ma anche italiani, hanno un po’ diffuso la notizia come se fosse possibile confiscare beni mafiosi anche in Germania, e che in Germani fosse una novità. Non è affatto così, si tratta unicamente di una piccola norma  amministrativa. I beni ai mafiosi possono essere confiscati in Germania quando viene emesso l’equivalente di una sentenza di terzo grado in Italia. Questa norma esiste da trent’anni, non è niente di nuovo. La differenza fondamentale è che ad investire in Germania non sono mafiosi attivi anche in Italia, con una fedina penale lunghissima, e magari  condannati in Italia. Sono mafiosi che vivono da più di quarant’anni in Germania e che non hanno nessun precedente in Italia. Inoltre, è impossibile la confisca dei beni come in Italia finché la legge tedesca non prevede l’associazione mafiosa come reato.   (more…)

Dentro l’Opus Dei: come funziona la milizia di Dio

novembre 30, 2009

Una Chiesa parallela con una propria organizzazione, disciplinata da “rigide imposizioni quotidiane, sottili attacchi psicologici, vincoli e divieti di ogni tipo”. Sull’Opus Dei si è scritto e detto di tutto, anche grazie alla complicità di alcuni film e fiction di successo. Ora Emanuela Provera, per quasi quindici anni numeraria dell’Opera, ha raccontato la sua esperienza e quella di numerosi altri affiliati in un saggio da poco pubblicato da Chiarelettere. Titolo: Dentro l’Opus Dei. Come funziona la milizia di Dio. Panorama.it ha incontrato l’autrice.

La prima obiezione che si può fare al libro riguarda la sua struttura, costituita perlopiù da testimonianze di “fuoriusciti” dall’Opera. Per qualcuno, già questo potrebbe essere un motivo di mancanza di credibilità…
I fatti raccontati sono tutti veri. Potrebbero avere un’importanza relativa se le testimonianze rese fossero esigue. Non è così, e questa è la principale differenza con il saggio di Ferruccio Pinotti (Opus Dei segreta) a cui peraltro ho collaborato. Il mio libro è il racconto di un’esperienza collettiva di sofferenza, vissuta dalle persone che escono dall’Opera. Una realtà certamente non esigua, dato che secondo una stima non ufficiale, più di una persona su due che chiede l’ammissione all’Opera poi se ne allontana. (more…)

Il Pd non mi vuole? Perdiamo tutti. Emiliano non faccia “violenza” a Bari

novembre 30, 2009

Nichi Vendola non ha dubbi e ribadisce la sua tesi: «O si fanno le primarie o io sono candidato. Ovunque la gente mi chiede di non mollare, c’è una connessione sentimentale tra me e i pugliesi». Traballa il sodalizio con Michele Emiliano, che dura dagli albori della primavera pugliese. Il sindaco di Bari, che il Pd vorrebbe candidare (con l’appoggio dell’Udc), ha chiesto «un sacrificio », il governatore uscente non ci pensa neppure: «Non stiamo mica facendo un rituale pagano, non c’è bisogno di agnelli di Dio…».

E allora sarà una sfida tra lei ed Emiliano alle primarie?

«Sarebbe un esito paradossale, la politica rischierebbe di apparire come un gioco di specchi, un valzer di retropensieri… ».

Il sodalizio tra voi è finito?
«Emiliano ha voluto che il Pd pugliese mettesse al centro del congresso la mia riconferma e infatti tutte e tre le mozioni hanno concordato: io rappresento la Primavera pugliese. Non mi piacciono i giochi di prestigio, neppure quando li fanno i miei amici, ci vuole trasparenza». (more…)

DUELLO FININVEST-“REPUBBLICA”

novembre 30, 2009

“AVETE travisate LE DICHIARAZIONI DEL funzionario della Banca d´Italia Giuffrida sull´assoluta trasparenza degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest” – LA RISPOSTA: ‘Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Dell´Utri: ci sono all´origine di Fininvest operazioni finanziarie “anomale”…

1 – “IL CONSULENTE DELLA PROCURA ESCLUSE OGNI POSSIBILE OMBRA”
Lettera di Franco Currò (Direttore Comunicazione Fininvest) a “la Repubblica

Egregio Direttore,la presidente della Fininvest Marina Berlusconi – annunciando la decisione di procedere per le vie legali – ha già anche espresso il giudizio sull´operazione diffamatoria organizzata dalla Repubblica nei confronti di un grande gruppo imprenditoriale come il nostro per colpire il suo fondatore. Non ci sarebbe altro da aggiungere. Tuttavia, nell´articolo “Quelle nebbie misteriose sulle origini della Fininvest”, la Repubblica torna sul tema con alcuni elementi su cui non è possibile tacere. Vediamo i principali.

Il pezzo forte dell´articolo sembra essere la ricostruzione degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest, affidata dalla Procura di Palermo al funzionario della Banca d´Italia Francesco Giuffrida. I due giornalisti citano la sentenza del Tribunale palermitano secondo cui né il consulente della Procura né quello della difesa sono riusciti “a risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investititi nella creazione delle holding Fininvest”. (more…)

Anche le fedi preferiscono il “libero mercato”

novembre 30, 2009

Rodney Stark è uno dei massimi sociologi delle religioni viventi. Docente di Scienze sociali alla Baylor University, Texas, da noi è noto anche per il fondamentale La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza (Lindau) e, col collega Massimo Introvigne, Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (Piemme).

Stark applica con successo le teorie economiche allo sviluppo e diffusione delle religioni, partendo dalla semplice constatazione che sia l’economia che i culti hanno lo stesso soggetto: l’uomo e la sua psicologia. Dunque, dati alla mano, osserva che la condizione di «libero mercato» è l’ideale per le fedi. Come la concorrenza costringe gli imprenditori ad aguzzare l’ingegno per produrre beni migliori a minor costo, così la condizione di monopolio è in ultima istanza dannosa per una chiesa, i cui uomini si adagiano sugli allori e finiscono per non dedicarsi più al proselitismo. Questo fenomeno lo si coglie bene a proposito delle «chiese di Stato», come quelle protestanti dell’Europa settentrionale, le quali sono sull’orlo della sparizione: esistenti sulla carta (e sulla dichiarazione dei redditi, giacché è lo stato a occuparsi del loro mantenimento) sono ormai vuoti simulacri quasi del tutto privi di seguito. (more…)

La prova di forza

novembre 30, 2009
VITTORIO EMANUELE PARSI
Ora che in sede Aiea Russia e Cina hanno aderito alla linea dura occidentale nei confronti dell’Iran (chiudere il sito nucleare di Qom), la prospettiva di un rafforzamento delle sanzioni verso il regime iraniano si fa più probabile, anche se non necessariamente certa. Molto dipenderà infatti dall’atteggiamento di Pechino, ammesso e non concesso che Mosca mantenga ferma la sua posizione anche in Consiglio di Sicurezza Onu.

Proprio una simile eventualità lascerebbe Pechino di fronte a un delicato dilemma o, più prosaicamente, con il classico cerino in mano. Consentire che siano adottate sanzioni nei confronti di Teheran, tanto più se queste dovessero prima o poi toccare il settore degli idrocarburi, sarebbe estremamente doloroso per Pechino. Alla Cina sempre più assetata di energia fanno decisamente gola il gas e il petrolio iraniani. Pechino ha recentemente firmato un contratto cinquantennale con l’Iran per la fornitura di gas e guarda con favore alla realizzazione del «gasdotto dell’amicizia», che collegherebbe Iran, Pakistan e India, che auspica possa essere successivamente esteso allo Xiang. Non solo. La Cina si sta muovendo con vigore in tutta l’Asia centrale: a iniziare dai Paesi Sco (Uzbekistan e Kazakistan soprattutto), che costituiscono consistenti mercati di sbocco dei propri prodotti commerciali, per finire con lo stesso Afghanistan, dove sta realizzando discreti ma importanti investimenti. D’altra parte, se Mosca dovesse mantenere l’allineamento con l’Occidente, e Pechino decidesse invece di sfilarsi, minacciando più o meno esplicitamente l’impiego del suo diritto di veto contro un eventuale inasprimento delle sanzioni a Teheran, la Cina si ritroverebbe di fatto isolata. (more…)

Chi si vergogna della Piovra

novembre 30, 2009

di Adriano Sofri

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, cui è toccato di inaugurare un convegno indetto a Racalmuto a vent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia, col delicato titolo “Inquisizioni di ieri e di oggi”, ha detto di sentire la mancanza “di un intellettuale antimafioso e anticonformista come Sciascia”. La sento anch’io, e siccome Sciascia era davvero antimafioso e anticonformista non mi azzarderei a ipotizzare che cosa penserebbe e direbbe se fosse vivo.

Non resta che decidere che cosa pensiamo e diciamo noi, che vivi siamo, per il momento. E specialmente i molti fra noi che non sono specialisti di mafia e antimafia, ma persone profane di cittadinanza italiana e di sentire comune. Noi che non abbiamo seguito con dedizione quotidiana le cronache di mafia, e che stentiamo – stentano perfino gli specialisti – a districarci dentro vicende che durano molti anni, impegnano molti tribunali, riempiono decine di migliaia di pagine giudiziarie. Però chi di noi ha l’età, ricorda la sequenza tremenda dell’assassinio di Falcone e di Borsellino e della loro gente come un momento capitale – un colpo al cuore paragonabile forse solo alla morte di Aldo Moro. Allora in tanti dimenticarono di tenere famiglia, in tanti si sentirono chiamati oltre il calcolo personale a ribellarsi all’infamia, e impegnati a sostenere oltre ogni riserva chi in quella temperie aveva il compito di battersi contro la ferocia onnipotente di Cosa Nostra. Quel sostegno era mancato, per usare un eufemismo, ai due magistrati amici, ai loro cari e ai loro fedeli protettori. (more…)

CIAK! IL ‘CINE-COLOGO’ TINTO(RETTO, NEL SENSO DI CULO) BRASS GIRA LA PATTY-STORY

novembre 29, 2009

 “LA PRIMA COSA CHE MI COLPISCE È QUESTO CONTINUO CHIEDERE: ‘SEI VENUTA? SEI VENUTA?’ BERLUSCONI È UN POTENTE. MA IL POTERE HA IL POTERE DI FARLA VENIRE?” – “IO SONO SOLIDALE CON LUI. E’ LA LUSSURIA CHE A QUESTA ETÀ CI FA SENTIRE VIVI” – TITOLO: ‘IL TIRANNO’. ANTIBERLUSCONISMO? NO. TIRANNO NEL SENSO CHE GLI TIRA SEMPRE – “DA QUANDO I POLITICI SI SONO MESSI A OCCUPARSI DELLE MIE OSSESSIONI PREFERITE, MI CHIEDO: DI CHE COSA DOVREMMO OCCUPARCI NOI EROTOMANI? DELLA FINANZIARIA?”

Luca Telese per Il Fatto

Il racconto erotico di Patrizia D’Addario? Non poteva non incuriosire il maestro dell’erotismo italiano. Se provi a intervistare Tinto Brass sugli scandali a luci rosse che turbano la politica italiana – da Berlusconi a Marrazzo – la prima cosa che ti dice è: “La realtà ha superato l’immaginazione. Se avessi messo in scena in un mio film la metà delle cose che abbiamo scoperto sui giornali mi avrebbero preso per pazzo”. Brass ovviamente ha compulsato ogni dettaglio, i tanti aneddoti, si è divertito a immaginare tutto quello che ha letto come gli elementi di una sceneggiatura”.

Maestro, l’ha incuriosita il libro della D’Addario?
Non faccia domande provocatorie. Certo, mi tocca per mestiere.

In che senso?
Da quando i politici si sono messi a occuparsi delle mie ossessioni preferite, mi chiedo: di che cosa dovremmo occuparci noi erotomani? Della Finanziaria?

Il libro della D’Addario l’ha ispirata?
(Ride) Dovrei chiedere di poter comprare i diritti d’autore… ma non lo scriva, sennò mi rubano l’idea.

C’è un intero capitolo dedicato alla notte d’amore.
Ha fatto bene. È la parte più interessante. (more…)

VUOTI CINESI

novembre 29, 2009

Se in Occidente abbiamo il Grande Fratello, in Cina, al di là della Grande Muraglia, hanno l’esatto contrario: il little brother. Non si tratta però di un despota guardone alla Orwell né di un reality show, bensì di qualcosa di assai più prossimo o, per meglio dire, intimo. Didi, alla lettera «fratellino», è infatti l’amorevole vezzeggiativo col quale gli uomini sono soliti rivolgersi alla propria appendice sessuale. Facile dunque immaginare quale sia il tenore del breve romanzo che un giovane ingegnere di nome Zhu Wen partorì nel 1996, dopo aver abbandonato il suo posto di lavoro presso una centrale termoelettrica per darsi alla letteratura d’avanguardia: Didi de yanzou ovverosia Le gesta del mio fratellino. Il libro narra le poco edificanti imprese di un gruppetto di studenti universitari non particolarmente brillanti la cui considerazione per il genere femminile non va oltre l’appagamento del desiderio sessuale. Se una ragazza non cede alle loro avances ne concludono che è frigida oppure che è repressa e necessita pertanto di essere iniziata alla promiscuità. (more…)

Agricoltura, l’Italia in 40 anni ha perso “due Lombardie”

novembre 29, 2009
L’Italia è in riserva, e anco­ra non se ne è resa conto. A lampeggiare in maniera sinistra è il led rosso che segnala come il suolo agricolo – la buona terra coltivabile che deve garan­tirci il pane quotidiano – stia let­teralmente scom­parendo sotto i no­stri piedi, fagocita­to giorno dopo giorno dalle voraci colate di cemento, dalle dilaganti di­stese di asfalto. Crescono le città che pure si svuota­no al loro interno, si gonfiano a dismisura i paesi del­l’hinterland, si estendono come a­mebe nuovi villaggi, nuovi quar­tieri ( « immersi nel verde » , pro­mettono immancabilmente i si­gnori del cemento), nuovi centri residenziali «dove vivere con i vo­stri bambini (salvo che poi di bam­bini ce ne sono sempre meno) e intanto si contrae in maniera pau­rosa lo spazio disponibile. Se con­tinua così tra qualche decennio si smetterà di costruire: non si saprà dove farlo. (more…)

Il giornale con 56 milioni di lettori

novembre 29, 2009
JULIEN BOUISSOU
NEW DELHI
A qualche metro da un capannone inondato da tempeste di polvere, le erbacce incolte mostrano ancora il segno del peso dei corpi che sono caduti lì, tramortiti dai colpi di spranga e martello. Assassinati. Le loro grida perse nella notte.

E’ lì, nell’estrema periferia di New Delhi, che un ragazzo di quattordici anni e i suoi genitori, appena arrivati da un povero villaggio del Rajastan, sono stati uccisi.

Lalit Vijay solleva i materassi coperti di polvere, apre i cassetti, scatta delle foto con il telefonino. «Tutte le volte la stessa storia: la polizia passa, e gli indizi rimangono inosservati. Sono a corto di organico e vanno sempre di fretta», spiega il giovane giornalista che ha già ritrovato, due giorni prima, un cellulare che apparteneva a una delle vittime.

E’ una nuova inchiesta che comincia per Lalit Vijay: in sella alla sua moto e con un foglio di carta sempre infilato nella tasca posteriore dei suoi jeans, non si perde mai un caso interessante. Ha visto tanti di quei cadaveri che è diventato vegetariano, scherza. Le sue inchieste finiscono sulle pagine del giornale più letto al mondo: il Dainik Jagran, con le sue 240 edizioni locali, pubblica ogni giorno più di 10 mila articoli. I suoi mille giornalisti hanno le porte spalancate, dappertutto: la gente chiama prima loro della polizia. (more…)

I «due» conflitti, le amnesie degli italiani

novembre 29, 2009

Non siamo più in molti ad avere ricordi diretti della seconda guerra mondiale. La memoria collettiva, la somma delle memorie individuali, rischia di diventare sempre più debole, lasciando il posto alle ricostruzioni storiche, in cui qualcosa della realtà vissuta va inevitabil­mente perduta. È importante perciò ogni invito a fissare sulla carta i ricordi di quegli ormai lontani avvenimenti. Ma per i popoli avviene come per gli individui: i ricordi più sgradevoli vengono in parte rimossi, in parte rielabo­rati. È stato così anche per la seconda guerra mondiale e non solo per l’Italia. I lettori del Corriere della Sera hanno ricordato finora solo ciò che avvenne a partire dai grandi bombardamenti subiti dall’Italia settentrionale nell’autunno del 1942. Cos’ era avvenuto prima? Che cosa pensavamo, che cosa face­vamo? Perché non ricordare anche le illusioni nutrite all’ inizio del conflitto? Soprattutto quando, dal 20 maggio al 10 giugno 1940, le straordinarie vittorie dell’esercito tede­sco sul fronte francese – come testimoniano i documenti d’archivio, dalle relazioni dell’Ovra alle moltissime lettere intercettate in quei giorni dalla censura-, credemmo qua­si tutti che la guerra sarebbe stata facile e breve? (more…)

«L’orgoglio è più forte di Gomorra»

novembre 28, 2009

Napoli. «Gomorra si batte anche con la cultura, e non lo dico perché voglia assumere un atteggiamento romantico. So benissimo che innanzitutto c’è il lavoro di indagine e repressione dei reati. Ma la cultura rimane la principale strada per ristabilire un clima di appartenenza con un luogo, che è la prima condizione per la sua rinascita».
A parlare è Peppe Servillo, voce degli Avion Travel. Suo fratello Toni, tra i più grandi attori italiani, è stato il volto cinematografico della Gomorra di Saviano.

Ha conosciuto Gomorra?
Di questo cancro ribattezzato Gomorra ho piena contezza, essendo io di quelle zone e conoscendo perfettamente quanto la presenza di Gomorra opprima la vita normale, costretta ovviamente a una diversità rispetto ad altre zone. Rendiamo omaggio a chi offre il proprio talento e il proprio coraggio alla denuncia di queste realtà. Naturalmente, riproporla artisticamente per noi sarebbe difficile. Il primo rischio, anche alla luce delle troppe parole e polemiche, è la strumentalizzazione, ed è per questo che mi tengo cauto. È un terreno sul quale è facile cadere negli equivoci. Ma dopo tutto, per chi voglia davvero vedere, le cose sono fin troppo chiare.

Prevale più l’orgoglio o la rabbia?
Mi ritengo fortunato ad appartenere a una famiglia che ha i piedi ben saldi nella propria terra, Terra di Lavoro, con l’orgoglio di una appartenenza che nessuna cosca o cattiva fama potrà toglierci. Mio fratello Toni ha scelto di vivere con la sua famiglia qui nella provincia di Caserta, come mia sorella Paola che è assessore nel comune capoluogo. Io, che vivo a Roma, con gli Avion Travel vengo sempre qui per provare e pensare i nostri lavori. D’altronde, nonostante l’anglismo, a Caserta dobbiamo il nome: a quell’agenzia di viaggi di corso Trieste. Noi provavamo e quell’insegna stava lì. Suggerimento accolto. (more…)

Parla la Mussolini: «Adesso gambizzano coi video»

novembre 28, 2009

Un video hard con due protagonisti d’eccezione: Alessandra Mussolini e il leader di Forza Nuova Roberto Fiore. Il Giornale pubblica l’indiscrezione citando il sito Indymedia. Ma sia Mussolini che Fiore attaccano il quotidiano della famiglia Berlusconi. «Meglio che mi sto zitta. Scavate, andate a fondo e fatemi sapere: i giornalisti siete voi», dice la deputata del Pdl conversando in serata col Riformista.

Stando a quanto si sussurrava in ambienti del Pdl, il video, una ripresa del circuito chiuso della sede di Forza Nuova, sarebbe transitato da un mese sulla scrivania del direttore di Chi, Alfonso Signorini. E poi, se il filmato è autentico, chi l’ha messo in giro?

Intervista ad Adriano Tilgher, all’epoca alleato di Mussolini e Fiore nel cartello “Alternativa sociale”: «Non credo al video anche se non ci metto la mano sul fuoco. Di certo qua si sente puzza di servizi».

Per tutta la giornata è stata combattuta nel decidere «se incazzarmi o mettermi a ridere». Ma alle 20 di ieri sera, quando risponde alla domande del Riformista, Alessandra Mussolini – presunta protagonista, stando a quel che ha scritto il Giornale, di un video hard insieme a Roberto Fiore – opta per una sana via di mezzo. «Adesso dovete dirmelo voi che cosa c’è dietro questa storia», incalza la parlamentare del Pdl. «Siete voi i giornalisti. Scavate, andate a fondo e fatemi sapere. Io, per ora, me ne sto tranquilla, mangio una cosa per cena e me ne vado dritta a dormire. Anche perché il mio avvocato m’ha appena comunicato che devo pagare 5000 euro di spese legali per quel film (Francesca, ndr) in cui mi danno della “puttana”, che uscirà lo stesso nelle sale». (more…)

Se la Palestina è negata da un muro: storia di un esproprio

novembre 28, 2009

Luisa Morgantini
Lo scorso 9 novembre tutti abbiamo festeggiato i 20 anni della caduta del muro di Berlino. Commozione e indignazione per quel simbolo di violenza fatto di cemento su cui donne e uomini e artisti da tutto il mondo hanno impresso le loro immagini colorate di libertà. Nessuno o quasi ha però ricordato che un muro alto nove metri divide la Palestina. Un muro dell’apartheid e della violazione del diritto internazionale che Israele malgrado appelli, risoluzioni di parlamenti e assemblee delle Nazioni Unite continua a rivendicare. E davvero quasi nessun media ha mostrato le immagini di giovani palestinesi, israeliani e internazionali che a rischio della loro vita, nello stesso giorno in cui si commemorava la caduta del muro di Berlino, hanno aperto un varco nel muro a Khalandia e a Ni’lin. Un piccolo spazio di libertà. (more…)

D’Alema, Violante, Caselli: il nuovo intrigo

novembre 28, 2009

 

Se sotto non ci fosse un intrigo, questa faccenda somiglierebbe a una di quelle vecchie barzellette con un inglese, un tedesco, un francese e un italiano, dove gli stranieri gareggiano a spararla più grossa mentre il quarto, scarpe grosse e cervello fino, infinocchia la compagnia. Stavolta la brigata è composta da un procuratore della Repubblica, un presidente della Camera, un premier e un famoso giornalista che discutono di mafia, bombe e Berlusconi. L’italiano si chiama Maurizio Costanzo, il re dei talk-show. Sedici anni fa subì un attentato al quale scampò per miracolo. L’autobomba che doveva uccidere lui e l’attuale moglie Maria De Filippi saltò in aria con qualche secondo di ritardo. Agguato di mafia. (more…)

ON.GIANNI LETTA – ATTORE

novembre 28, 2009

L’intellettuale palestinese rompe il tabù. La Spianata ? Sacra prima agli ebrei

novembre 28, 2009

GERUSALEMME — L’invito alla prima era una mail inviata con largo anticipo. E a largo rag­gio: «In occasione della presentazione della raccol­ta di ricerche storiche ‘Dove Cielo e Terra s’incon­trano’, presso L’École Biblique di Gerusalemme, in­terverranno gli autori…». Un’occasione: non sem­pre capita che vicino alla Porta di Damasco si trovi­no a discutere studiosi israeliani e palestinesi. Un’occasione unica: fra quegli autori, era annuncia­to anche Sari Nusseibeh. L’Amos Oz arabo. La co­scienza di Gerusalemme est che mai tace. O quasi mai: rispettoso del pubblico accorso, Nusseibeh non ha declinato l’invito. S’è presentato puntuale nel giardino dell’École. S’è accomodato in platea. Ma quand’è venuto il suo turno, chiamato a spiega­re il capitolo che aveva scritto, dove sostiene quel che nessun arabo sosterrebbe e cioè che gli ebrei hanno più d’una ragione per celebrare la lo­ro memoria nel cuore di Gerusa­lemme, lì Nusseibeh ha esercita­to il diritto al silenzio. Riluttan­te. Forse spaventato. Ha sorriso, s’è protetto con una mano, se l’è cavata con quattro parole — «mi spiace, non posso» — e se n’è an­dato. (more…)

Banche al ballo del mattone

novembre 28, 2009

Prima il salvataggio Risanamento. Poi l’operazione Pirelli Real Estate. Così gli istituti di credito stanno correndo in aiuto dei gruppi immobiliari. Per evitare grosse perdite sui propri investimenti

Neppure il tempo di evocarla da lontano, addirittura dal Brasile, dove Marco Tronchetti Provera, interpellato dai giornalisti, martedì 10 novembre ha auspicato una pronta soluzione per i problemi immobiliari del gruppo. Detto? Fatto. E così, il giorno dopo, un prudentissimo comunicato stampa ha annunciato le prossime possibili nozze tra Pirelli Real Estate e la Fimit gestita da Massimo Caputi, l’uomo di fiducia del sistema bancario sul fronte del mattone.

Non c’è ancora nulla di definito, spiegano i portavoce delle due parti in causa. Ma la macchina ormai si è messa in moto. Se la fusione andasse in porto, forse già entro la fine dell’anno, nascerebbe un gruppo con oltre 10 miliardi di attività in gestione: case, palazzi, terreni distribuiti su una dozzina di fondi d’investimento. E Tronchetti, grazie ai consigli dell’amico banchiere d’affari Gerardo Braggiotti, all’appoggio di Corrado Passera (Banca Intesa) e al placet di Cesare Geronzi (Mediobanca), può finalmente iniziare a sganciarsi dal business immobiliare, diventato una palla al piede dopo gli anni del boom alimentato dalla bolla finanziaria. (more…)

Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica

novembre 28, 2009

La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopre ormai da giorni un ruolo da protagonista sulle pagine di tutti i giornali arabi. La velocità con cui gli incidenti si sono estesi, e con cui la crisi sportiva si è trasformata in una crisi politica, rappresenta l’ennesima testimonianza delle divisioni interarabe, e forse del tentativo dei regimi coinvolti di “esportare” le loro crisi interne – scrive il giornalista Osama Al-Sharif

Quando si tratta di calcio, gli arabi sono probabilmente fanatici tanto quanto – diciamo – gli inglesi, i brasiliani o i coreani. O forse no! Le tristi vicende che circondano la partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Egitto e Algeria, tenutasi in Sudan, hanno guastato le nobili caratteristiche che molte nazioni attribuiscono a questo gioco. Una partita decisiva che coinvolge due squadre nazionali è stata trasformata in una contesa amara e detestabile tra popoli e governi.

L’Egitto ha perso la partita, e con essa la qualificazione. L’Algeria sarà l’unico paese arabo a giocare in Sudafrica il prossimo anno. Ma ciò che ha avuto luogo dopo la partita è stato allo stesso tempo scioccante e inquietante. I dimostranti ad Algeri hanno attaccato gli interessi egiziani nella città, distruggendo e incendiando diversi uffici. Al Cairo, migliaia di giovani egiziani arrabbiati hanno tentato di marciare verso l’ambasciata algerina, ma sono stati fermati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Vi sono state accuse secondo le quali i tifosi egiziani sarebbero stati attaccati e maltrattati dagli algerini a Khartoum, mentre si stavano recando all’aeroporto. Altre notizie riferiscono che bar e ristoranti di proprietà egiziana sono stati dati alle fiamme a Marsiglia, in Francia, dove vive una grande comunità di espatriati algerini. (more…)

La lap dance può salvare l’economia

novembre 28, 2009
RICHARD NEWBURY
Nel 1720, al tempo della Bolla dei Mari del Sud, un membro del parlamento britannico propose che tutti i banchieri fossero chiusi dentro sacchi pieni di vipere e gettati nel Tamigi. Nonostante l’ampio appoggio pubblico, la proposta non diventò legge. Gli elettori britannici oggi sono dello stesso umore. Volenti o nolenti, si trovano azionisti di maggioranza di banche internazionali «troppo grandi per fallire», coinvolti personalmente perché, attraverso il governo, hanno garantito interventi per un miliardo di sterline.

Non solo le banche hanno evitato qualunque «rischio morale» ma oltre mille banchieri della City, com’è riportato nel Walker Report commissionato dal governo e presentato ieri, hanno ricevuto bonus superiori al milione di sterline. Una cifra che è almeno il doppio di quanto i loro nuovi azionisti – cioè i britannici – guadagnano mediamente in tutta la loro vita. Se il governo usasse qualcosa di più delle parole per bloccare questi bonus, i banchieri si sposterebbero all’estero dalla sera alla mattina. E considerevole sarebbe la perdita di tasse e di reddito. (more…)

L’Italia? E’ fritta

novembre 27, 2009

di Silvia Truzzi

Rumori francesi, italici echi. Come si fa a far parlare la stampa italiana di un caso italiano con protagonisti italiani? Se ne scrive Oltralpe, naturalmente e nient’affatto lapalissianamente. Il tam tam è partito dalla terra di Montesquieu, dove in questi giorni ci si occupa di una maxi richiesta di risarcimento danni indirizzata ad Antonio Tabucchi. Mittente: Renato Schifani, offeso da un pezzo firmato dallo scrittore e apparso sull’Unità. L’appello – lanciato dall’editore Gallimard su Le Monde e sottoscritto da intellettuali, premi Nobel e giornalisti di tutto il mondo – s’intitola “Nous soutenons Antonio Tabucchi”. Beffardo destino o lungimirante profezia dell’autore di “Sostiene Pereira”.

Professor Tabucchi, perché questo appello dalla Francia?

Lo chiedo io a voi. Perché non l’ha fatto prima la stampa italiana? E’ un problema non mio.
Si sarà fatto almeno un’idea.Ripeto: la questione non riguarda me, riguarda la stampa e gli editori italiani. È stato fatto da un editore francese in Francia. Evidentemente c’era un vuoto in Italia.

È un vuoto che riguarda solo questo caso o è generale?

La Commissione europea, il Parlamento europeo, il Consiglio d’Europa hanno adottato una direttiva con cui invitano l’eventuale querelante a portare in tribunale non soltanto il nome e la persona che lo ha criticato, ma anche il giornale sul quale il testo in questione è apparso. Il giornale è persona giuridica. In America non è possibile citare un giornalista o uno scrittore escludendo la testata su cui è uscito l’articolo oggetto del contendere. Motivo: se un giornalista che ha criticato un politico molto importante – o un miliardario o l’amico di un miliardario – venisse portato in giudizio come se fosse un privato cittadino, sarebbe massacrato dalla potenza della persona criticata. Quindi la direttiva europea, fatta a somiglianza della legge americana, è pensata per difendere la libertà di parola, la libertà di espressione dalla quale discende la libertà di stampa. Perché la libertà di stampa è una conseguenza della libertà di parola. (more…)

LA BOLLA ANNUNCIATA DELLA BANCA DEL MEZZOGIORNO

novembre 27, 2009

La Banca del Mezzogiorno dovrebbe finanziarsi con obbligazioni garantite dallo Stato. Il risultato sarà un eccesso di liquidità, con molto denaro destinato a impieghi senza futuro. All’inizio il mercato drogato del Sud attirerà capitali che dovrebbero essere destinati altrove. Ma nel medio-lungo periodo, la bolla creditizia scoppierà e procurerà gravi danni ai cittadini che saranno i veri garanti dei prestiti alle imprese del Sud. Una storia non molto diversa da quella di Fannie e Freddie sul mercato dei mutui negli Stati Uniti. E abbiamo visto come è andata a finire.

Il progetto della Banca del Mezzogiorno è duro a morire. Eliso prima per motivi procedurali, è stato subito resuscitato dal ministro del Welfare che pochi giorni fa ha dichiarato che la Banca “è un progetto a cui teniamo moltissimo”.
Ma cosa sarebbe la Banca del Mezzogiorno? È difficile dirlo con esattezza, ma i commenti apparsi sulla stampa sono stati generalmente negativi. Molti temono che sarà (se vedrà la luce) un “carrozzone” poco trasparente e molto politicizzato. Alcuni mettono in dubbio l’utilità di incentivare il credito al Sud, in assenza di argomenti convincenti che mostrino che la domanda di finanziamenti da parte di aziende in grado di ripagare i debiti non sia già soddisfatta dal mercato.
Vi è molto sale in entrambe le obbiezioni (grazie alla formidabile liberalizzazione degli anni Novanta, ottenere credito al Sud non è più così difficile come un tempo), e da sole dovrebbero bastare a far accendere la lampadina del dubbio nella mente dei proponenti. Così sarebbe se vi fosse un serio dibattito sulla questione: purtroppo manca. (more…)

Ingegner kamikaze

novembre 27, 2009

Dietro alla strage dell’11 settembre 2001 che ha sconvolto l’America c’era una sorta di insolito «politecnico islamista» nato sui monti dell’Afghanistan intorno a Osama bin Laden, rampollo di una dinastia di costruttori sauditi.
La mente dell’attacco, l’uomo che propose l’idea al leader di Al Qaeda e ne curò l’esecuzione, era l’ingegnere civile Khalid Sheikh Mohammed, laureato negli Usa. A guidare i dirottatori-kamikaze fu chiamato l’egiziano Mohamed Atta, fresco di studi analoghi ad Amburgo. In totale, su 25 terroristi coinvolti nella progettazione e attuazione degli attentati, risultano 17 quelli con un diploma superiore, di 14 dei quali si conoscono gli studi: otto, cioè il 57%, erano ingegneri. (more…)

Quo vadis Iran?

novembre 27, 2009

L’analista israeliano Daniel Bavly cerca di analizzare le ragioni che hanno determinato le numerose incomprensioni fra Iran e Occidente

La memoria è corta, e sono in pochi quelli che ricordano che nel 1951, con un’elezione aperta e democratica, fu eletto primo ministro dell’Iran il famoso Mohammed Mossadegh. Poco dopo, con decreto governativo egli nazionalizzò la compagnia petrolifera anglo-iraniana (oggi conosciuta con il nome di British Petroleum). Tale azione fu considerata totalmente inaccettabile dagli inglesi, che stavano assistendo allo sfaldamento del proprio impero coloniale. Essi, aiutati dagli americani, con un golpe organizzato dalla CIA, rovesciarono Mossadegh e fecero tornare dall’esilio lo Shah Reza Pahlavi. (more…)

Che fine ha fatto il subcomandante Marcos?

novembre 27, 2009

Esce in questi giorni il libro-intervista “Punto e a capo” curato da Laura Castellanos

Tonino Bucci
Ancora pochi anni fa era un’icona. Il passamontagna che ne celava il volto era entrato, come si dice, nell’immaginario. E quanto alla persona sotto quel passamontagna, dall’identità (più o meno) misteriosa, incarnava agli occhi del movimento no-global la lotta di una comunità indigena contro lo sfruttamento delle multinazionali. Il subcomandante Marcos – di lui si parla – gli zapatisti e il Chiapas erano diventati nel giro di breve tempo il simbolo di un nuovo internazionalismo. Lo definirono il primo movimento di liberazione dell’era internet. Non del tutto a torto, c’era chi ne attribuiva il successo sulla platea mondiale proprio a un modo di comunicare completamente diverso da un certo linguaggio dottrinario tipico dei movimenti rivoluzionari del passato. (more…)

FACEVO BARBA E CAPELLI ALLA BANDA DELLA MAGLIANA (E A PASOLINI)

novembre 27, 2009

PARLA IL BARBIERE DI RENATINO DE PEDIS: VOLEVA LA RIGA A SINISTRA E LASCIAVA DELLE MANCE DA NABABBO (E UNA STRISCIA DI COCA) – SU EMANUELA ORLANDI MAI UNA PAROLA, MA IO ANDREI A SANT’APOLLINARE – PASOLINI SFIDÒ LA VIRILITÀ DEL “BRECCOLA”… E VINSE…

Claudio Marincola per “Il Messaggero

Del Salone di piazza Trilussa è rimasta solo la vecchia poltrona in ghisa e alluminio. Un pezzo raro, di quelli che ormai si vedono solo in certi film italo-americani. I clienti bussano, e lui li fa accomodare su quella seduta regale, come si farebbe con un vecchio amico. Gente a cui ha visto i capelli crescere e poi imbiancarsi e cadere. Di cui sa vita, morte e miracoli. Si sta lì, si aspetta il proprio turno, si guarda in tv un vecchio telefilm di Zorro.

Funziona così da quando, 8 anni fa, lui e suo fratello, tutti e due barbieri, come padre e nonno del resto, lasciarono il vecchio negozio e continuarono ognuno per proprio conto a lavorare a domicilio. Intorno non c’è Trastevere, non ci sono i vicoli, gli odori. Ma lo specchio rimanda le stesse immagini rassicuranti. Lui, che ora ha 73 anni e preferisce non leggere il suo nome sul giornale, che taglia i capelli ai clienti, tutti un po’ più vecchi. (more…)

È morto Viktor Zaslavsky

novembre 27, 2009

Il demitizzatore del comunismo

di Andrea Possieri

“Non ho fatto niente di particolarmente eclatante per essere espulso, non ero un dissidente ma solo un intellettuale che pensava con la propria testa. E anche questo era potenzialmente pericoloso per un regime come quello sovietico”. Con queste poche parole, semplici e senza enfasi, Viktor Zaslavsky raccontava la sua espulsione dall’Unione Sovietica nel 1974, nell’intervista pubblicata su “L’Osservatore Romano” dello scorso 7 novembre. Anche da quelle parole, scandite con la pacatezza e con quell’inconfondibile accento russo che ne caratterizzava la cadenza e l’eloquio, scaturisce l’intellettuale e l’uomo. Sobrietà e vivacità intellettuale concentrati in poche frasi che non concedono nulla alla retorica. Ed è in questo modo che vogliamo ricordare Viktor Zaslavsky, morto ieri all’età di 72 anni. Sicuramente uno dei più brillanti intellettuali che il panorama accademico italiano potesse offrire. (more…)

La vicenda kafkiana delle carte di Kafka: manoscritti segreti in un caveau

novembre 27, 2009
Una nuova scoperta rischia di rendere ancora più kafkiana l’odissea dell’eredità letteraria di Franz Kafka (1883-1924). In una cassetta di sicurezza nel caveau di una banca svizzera, a Zurigo, ci sarebbero carte dello scrittore praghese che potrebbero cambiare l’esito del contenzioso legale tra Israele e Germania per la proprietà degli autografi di Kakfa.
«Riteniamo che a Zurigo ci siano documenti importanti di Kakfa, sottratti in forma clandestina ad Israele, violando la legge», ha dichiarato Meir Heller, legale della Biblioteca Nazionale di Israele, che rivendica per intero la proprietà dei manoscritti kafkiani. La scoperta è stata rivelata dal quotidiano tedesco «Die Zeit», ipotizzando che in quella cassetta di sicurezza potrebbe esserci, tra l’altro, la versione autografa di «Lettera al padre» (1919), oltre sessanta pagine che l’autore non ebbe poi il coraggio di consegnare al destinatario.
La lettera ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte ed un figlio troppo debole, accusandolo di essere prepotente: il testo è considerato uno dei picchi più alti della letteratura di Kafka. Con la «Lettera al padre» ci sarebbero nel caveau della banca di Zurigo anche diari e quaderni con schizzi di disegni sempre appartenuti a Kakfa. La presenza di questi cimeli letterari nella banca svizzera non è la destinazione a cui aveva pensato l’autore di «Il processo» e «Il castello» per le sue carte né il suo grande amico Max Brod. (more…)

L’impero colpisce ancora

novembre 27, 2009

L’Economist in edicola da oggi riporta un servizio sull’Eni, raffigurata come “un altro Impero romano”. Due settimane fa il Foglio ha pubblicato un discorso dell’amministratore di Eni, Paolo Scaroni, in cui spiega che l’impresa si regge sui cinque pilastri che fecero grande Roma: standardizzazione, meritocrazia, integrazione, innovazione, comunicazione. Eccolo.

Pubblichiamo “La lupa e il cane a sei zampe”, la lectio magistralis tenuta venerdì 13 novembre dall’amministratore delegato dell’Eni in occasione del ricevimento del diploma Mba honoris causa in International business alla Mib School of Management di Trieste. Scaroni è stato premiato da Enrico Tomaso Cucchiani, presidente MIB, presidente del consiglio di amministrazione di Allianz e membro del cda UniCredit.

Buona sera a tutti. Mi fa molto piacere essere qui e ringrazio l’amico Enrico Cucchiani per avermi invitato fra voi.
Una delle ragioni del successo di questa scuola è quella di aver scelto fin dall’inizio l’internazionalità come sua caratteristica distintiva.
Oggi più che mai dire “international business” è quasi tautologico: in molti settori, compreso il mio, quello del petrolio, il business o è internazionale o non è.
Per la verità tutta la mia vita di lavoro è stata internazionale. Non vi voglio annoiare sciorinando il mio curriculum, ma il mio primo lavoro è stato in Italia con la Chevron, la grande società petrolifera americana. Poi sono cominciate le mie peregrinazioni. Ho studiato negli Stati Uniti e ho vissuto, oltre che in Italia, in Francia, Venezuela, Argentina e Inghilterra, sempre lavorando per grandi società multinazionali. Da qualche anno sono tornato alle origini, nel mondo del petrolio, seppure con compiti un po’ ampliati, e ho il privilegio di lavorare in Eni, la società italiana più globale.
E’ per me un vero onore ricevere il master in International business, di cui mi fregerò con orgoglio. Quando qualche settimana fa mi sono posto il tema della lectio magistralis da tenere stasera, avevo deciso di parlarvi di energia; un argomento quanto mai attuale e sicuramente internazionale. Ho poi pensato che questo master non riguarda l’energia ma la gestione di business internazionali. Da qui la decisione di parlarvi di management, e in particolare del management di grandi aziende globali come Eni. La gestione delle aziende globali è un tema complesso e di grande interesse anche accademico, e, per trattarlo, sono stati versati fiumi di inchiostro. Volendo sintetizzare il mio pensiero, mi sembra di poter dire che le grandi aziende internazionali di successo, in qualunque settore operino, utilizzano per la loro gestione cinque semplici principi. (more…)

Grosso guaio al tempio khmer

novembre 27, 2009

Per la Cambogia appena entrata nel Comitato del Patrimonio Unesco si riaccende la disputa con la Thailandia per la sovranità su Preah Vihear

DANIELA FUGANTI
PHNOM PENH
Nella Cambogia che segue con emozione il processo al carnefice Duch, capo della famigerata prigione S21 e simbolo del terrore dei Khmer rossi (due giorni fa il tribunale per i crimini di guerra ne ha chiesto la condanna a 40 anni di prigione), ancora non si è spenta l’euforia per l’ingresso nel gruppo dei 21 Stati membri del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco: «Una vittoria – confessa il vicepremier Sok An – che ci rende davvero felici, e ci fa sperare di poter alleggerire progressivamente il peso della povertà che ancora affligge la maggioranza dei nostri concittadini. Per andare in questa direzione, lo sviluppo del turismo culturale è indispensabile. Siamo eredi della grande civiltà di Angkor, l’ottava meraviglia del mondo. Dopo gli anni atroci del genocidio, 1975-79, il patrimonio nazionale è diventato il nostro principale punto di riferimento». (more…)

photocopier – fujiya and miyagi

novembre 26, 2009

La classe dimenticata

novembre 26, 2009

di Luciano Gallino, La Repubblica, 24 novembre

Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più, frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che viene subito richiusa. Sono immagini d’una condizione di vita e di lavoro che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a tutto il resto della società. Scatti fotografici d’una classe sociale che resta altrimenti invisibile. (more…)

L’etica di Sturzo contro i totalitarismi

novembre 26, 2009
Il traliccio categoriale attraverso il quale Sturzo giungeva a definire il proprium della politica scaturiva dalle esperienze fatte in materia, ma non attingeva (o non attingeva più) ai tradizionali paradigmi dell’intransigentismo cattolico, come, peraltro, non attingeva a nessuno dei grandi quadri o sistemi teorici in cui si era espresso il pensiero politico moderno e contemporaneo. Non ai secondi, per la semplice ma decisiva ragione che, dal suo punto di vista,  quei quadri e sistemi avevano assunto e continuavano ad assumere come postulato  l’identificazione del “politico” con la vita e le istituzioni dello Stato moderno (al punto che financo le fuoriuscite dallo Stato preconizzate, per esempio, dal marxismo s’identificavano con la fine o l’esaurimento  dalla politica): e questo era esattamente il nocciolo teorico che Sturzo intendeva erodere e sgretolare (valga in proposito il capitolo XI, «La tendenza verso l’unificazione e lo Stato moderno», di La società, sua natura e leggi). (more…)

L’ira funesta (e ignorante) di Bonito Oliva

novembre 26, 2009

REPLICA. Punta della Dogana vetrina delle collezioni di Pinault? Sciocchezze. Le accuse del critico sono lo specchio dell’autolesionismo italiano. Grazie al francese e alla Biennale, Venezia è l’unica città del mondo che coniuga antichità e contemporaneità

Ogni occasione è buona per il presidente dell’Accademia della Rosica professor Achille Bonito Oliva per usare al meglio l’italiano vulgaris. Così dopo le dimissioni della direttrice di Palazzo Grassi Monique Veaute, per la naturale conclusione di un ciclo con l’apertura di Punta della Dogana, ecco che il dr. Bo dell’arte italiana si scaglia contro François Pinault, l’imprenditore francese che ha investito decine di milioni di euro per ridare nuova vita ad uno degli edifici più spettacolari di Venezia, da 60 anni abbandonato. Nella sua tirata tourettiana, ecco le definizioni sprezzanti verso il sottoscritto e la sua collega Alison Gingeras, curatori dell’attuale mostra della collezione Pinault a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana. Secondo l’ira fumante del peloso Achille, siamo poveri servi di scena, non curatori o critici come lui. Siamo fortunati che in questa occasione il professore non ci ha paragonati a quelle che lui considera sotto categorie umane, tipo i camerieri o i filippini. Ma veniamo al nocciolo delle sue rimostranze. Pinault non fa vivere abbastanza gli spazi che possiede o gestisce. Mi chiedo, nonostante il bluff di Franco Miracco, portavoce del governatore Galan e consigliere della Biennale, che dice di avere investitori del calibro di Pinault per sostenere la fondazione Guggenheim, se questa avesse vinto la gara per Punta della Dogana, dove sono gli imprenditori nostrani con la visione del francese e, più che altro, la sua generosità. (more…)

Sartre e le droghe: le allucinazioni gli facevano vedere mostri e aragoste

novembre 26, 2009
Il potere immaginativo della filosofia.
Jean-Paul Sartre (1905-1980) inseguito da battaglioni di aragoste rosse sugli Champs-Elysees, i grandi viali di Parigi. Era questa una delle ricorrenti allucinazioni del filosofo francese negli anni Settanta, quando si drogava con la mescalina, un potente principio attivo contenuto nel peyote, un cactus di piccole dimensioni che cresce prevalentemente in Messico. Il padre dell’esistenzialismo, che aveva cominciato a sperimentare la sostanza psichedelica già a partire dal 1935, quando ormai era più che sessantenne era talvolta vittima di allucinazioni dove i «mostri» erano crostacei giganti che lo inseguivano. (more…)

“L’intrigo saudita” di Donato Speroni

novembre 25, 2009

454 pp., Cooper

Alberto Statera sulla Repubblica l’ha definita “la nonna di tutte le tangenti”. Si riferiva a quella legata al famoso affaire Eni-Petromin del 1979: l’Italia di allora (un po’ come quella di oggi) aveva assoluta necessità di energia e firmò un accordo con l’Arabia saudita per una megafornitura di petrolio. Quel contratto, come spesso avviene quando entra in ballo l’oro nero, aveva un corollario: l’Eni, ai tempi guidato da Giorgio Mazzanti, avrebbe dovuto riconoscere un’intermediazione per un centinaio di miliardi di lire, da pagare estero su estero. Una cifra monstre: mai vista prima di allora una provvigione simile. La cosa, ovviamente, finì sui giornali (scoop fu del Mondo, il 17 ottobre 1979) e ne nacque un caso politico destinato a durare anni, che nell’immediato ebbe come effetto l’annullamento della fornitura di petrolio da parte dei sauditi. (more…)

Al galoppo nei pascoli dell’astratto

novembre 25, 2009

Kandinsky e il “Blaue Reiter”

di Sandro Barbagallo
L’occasione per riparlare di uno dei maggiori artisti del Novecento ce la offre il Guggenheim di New York che festeggia con una retrospettiva dedicata a Vassilij Kandinsky (1866-1944) il cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
La prima immagine a cui si associa il pittore russo è quella di un cavaliere vestito di azzurro  a  galoppo su un cavallo bianco, mantello al vento, che salta come un ostacolo sulla copertina dello storico almanacco che prenderà il suo nome.
Siamo a Monaco nel 1911 ed è giusto chiedersi cosa rappresenti questo cavaliere azzurro. In realtà è una nuova associazione di artisti a cui Franz Marc e Kandinsky avevano dato forma chiacchierando dei loro pensieri sull’arte mentre passeggiavano nel giardino di Marc. Come in molte biografie di artisti, anche in quella di Kandinsky c’è un momento magico. Quel particolare attimo in cui il destino apre la sua porta per mostrare il giardino segreto oltre la soglia. La porta di Kandinsky si aprì a Vologoda, nella Russia settentrionale, nel 1889. In quell’anno per la prima volta Vassilij imparò a guardare un quadro non solo dall’esterno, ma a entrarvi dentro e a comprendere una vita che non gli apparteneva. Lui stesso racconta di aver visto una lampada per immagini, icone che mandavano scuri bagliori e stampe che narravano vividamente le battaglie di un leggendario cavaliere. Come un sensitivo l’artista aveva attraversato la “soglia” e questa esperienza gli aveva fatto capire come la terza dimensione potesse coincidere con uno spazio psichico. Da quel momento egli cercò sempre di tradurre in pittura la nozione di profondità.
“Per diversi anni lottai con tutte le forze per trovare il modo, la tecnica, per attrarre lo spettatore dentro il quadro stesso, perché vi si confondesse fino a farne parte”. (more…)

Piccola Posta di Adriano Sofri

novembre 25, 2009

Non mi piacerebbe affatto passare per (e tantomeno essere) uno che, per dedizione alla libertà di morire quando non se ne possa più, non sia più capace di festeggiare quando qualcuno, che si credeva condannato a un’esistenza vegetativa senza scampo, torni a riconoscere ed essere riconosciuto. Tanto più quando qualcuno abbia trascorso 23 anni sentendo e pensando e gridando e desiderando, senza che nessuno se ne accorgesse. Il coma, o lo stato vegetativo persistente, sono la forma contemporanea della morte apparente, del vecchio incubo d’essere sepolti vivi. Si può esser sepolti vivi – vivi e coscienti – in un letto di rianimazione. Anche senza credere ai miracoli, si può festeggiarli quando avvengono.

Il Foglio

La politica nella terra di Cosa nostra, parla Maria Antonietta Aula, ex moglie di Antonio D’Alì

novembre 25, 2009

Quella che vi stiamo raccontando è una storia siciliana. È la storia della signora Maria Antonietta Aula, ex moglie di un uomo di punta di Forza Italia, fin dalla sua nascita, il senatore del Pdl, Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’Interno, oggi presidente della Commissione Ambiente.

Una storia che narra come il senatore D’Alì, rappresentante di spicco del governo Berlusconi, non abbia mai sentito il dovere di spiegare legami, seppure antichi, con boss di spicco, come il latitante Matteo Messina Denaro, condannato all’ergastolo per le stragi del ’93, oggi a capo di Cosa Nostra. Ne emerge un racconto appassionato, lacerante, malinconico, libero dal giudizio che pure porta con sé. Un racconto che abbiamo scritto, che le abbiamo riletto al telefono, ottenendo la sua approvazione. Il giorno prima della pubblicazione, mentre aspettavamo, come da accordo preso, l’invio di una sua foto, riceviamo una e-mail in cui ci comunicava di aver cambiato idea e spiegava che il “rileggere una pagina ormai voltata della storia della mia vita mi ha fatto molto male e pertanto sono, oggi come mai, convinta di non volere più tornare su queste vicende”. Uno stato d’animo comprensibile ma non sufficiente per non pubblicare l’intervista, non per mancanza di sensibilità, o di rispetto, ma per un principio elementare di giornalismo.

GIRA E RIGIRA tra le mani quei biglietti Maria Antonietta Aula. Una signora alta e bionda con gli occhi celesti e una cortesia d’altri tempi a delinearne i tratti. Famiglia della borghesia trapanese, è stata dall’età di 24 anni, per oltre vent’anni, la moglie del senatore del Pdl Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente, ex sottosegretario all’Interno, proprietario della Banca Sicula, poi ceduta alla Comit. La signora Aula è una donna che fatica ancora a rendersi conto di ciò che è scivolato davanti ai suoi occhi lasciando domande senza risposta. Risposte che non cessa di avere, visto che ci si dimentica solo di ciò che si chiede perché è poco importante, ma che, a tratti, vorrebbe smettere di cercare per liberarsi di un tempo ormai perduto. “Li ho ritrovati mettendo a posto le carte” dice mostrando i biglietti. “Congratulazioni. Francesco Messina Denaro e famiglia”. (more…)

Il corpo delle donne

novembre 25, 2009

Lo stupro come arma di guerra, strumento specifico di terrore nei conflitti degli anni ’90 in Europa. In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, pubblichiamo un contributo sul caso della Bosnia Erzegovina. La situazione di vittime e carnefici oggi

A 14 anni dalla fine della guerra in Bosnia Erzegovina, le donne vittime di stupro e di altre forme di violenza non hanno ancora ricevuto giustizia. Molte delle sopravvissute soffrono di gravi problemi fisici e psicologici. Amnesty International avverte nel suo ultimo rapporto che “alle sopravvissute viene oggi negato l’accesso alla giustizia”, e accusa le autorità della Bosnia Erzegovina di aver ampiamente fallito nell’assicurare un’adeguata riparazione alle vittime della violenza sessuale.

Nei primi mesi dopo l’inizio della guerra in Bosnia non avevo nessuna notizia sulla sorte della mia amica e collega Maja. Lei abitava a Grbavica, il quartiere di Sarajevo occupato dai nazionalisti serbi. Quando ricevetti le prime notizie sulla sua sorte, ero sotto shock. Mi dicevano che era stata aggredita, derubata e violentata. Maja aveva allora settantadue anni.

Il fatto che fosse stata stuprata rendeva la sorte di Maja più drammatica, diversa da quella degli altri colleghi, amici, parenti. La metteva a parte, la segnava.

Di quelle che hanno subito violenza sessuale infatti non si parla, si sussurra. Spesso le vittime sono circondate da un’aura di qualcosa che sa di sporco, intoccabile, che è meglio non provocare, non sentire, non udire. Solo più tardi ho capito che Maja non era la sola ad aver subito questo destino, e che la violenza che aveva sofferto la accomunava a migliaia di ragazze e donne bosniache che avevano subito lo stupro.

Secondo l’Unione Europea sono circa ventimila le persone che sono state stuprate in Bosnia nel periodo 1992-1995. Si tratta sempre di stime, i dati si considerano come la punta di un iceberg perché si sa che molte vittime non parlano, e non sempre ammettono quello che è loro successo. (more…)

IL PARADIGMA INFETTIVO

novembre 25, 2009

GUERRA AI VIRUS DELLA FOLLIA NELL’AMERICA DEGLI ANNI ’30

Questa non è solo la storia di un grande economista che uccise sua figlia per fede nel positivismo. È anche la vicenda di una strage di massa causata da un’aberrazione scientifica. Ed è il racconto di come una follia può essere giudicata dai contemporanei «il più decisivo progresso» nella ricerca medica. L’economista era Irving Fisher che l’attuale recessione ha riportato in auge e delle cui idee sull’inflazione e sulla moneta mi hanno tessuto gli elogi, in rapida successione in questi ultimi giorni, Marcello De Cecco e Giorgio Ruffolo. D’altronde già un mostro sacro come Aloys Schumpeter lo definiva «il più grande economista che l’America abbia mai prodotto». A lui si devono tra l’altro l’equazione di Fisher, il teorema di Fisher, la prima formulazione della curva di Phillips.

Un devoto magnate
D’intelligenza pronta e brillanti doti matematiche, prima del ’29 Fisher aveva accumulato enorme autorevolezza e cospicua fortuna personale (10 milioni di dollari dell’epoca), perse entrambe con la Grande Depressione. Pochi giorni prima del «giovedì nero», aveva affermato che «i corsi azionari hanno raggiunto quel che pare come un alto livello (plateau) permanente». Il giorno del crollo disse che era solo «una scossa lunatica». Anzi pensava che i valori sarebbero saliti ancora e anche nei mesi seguenti continuò a predire che la ripresa era dietro l’angolo: il discredito in cui cadde aiutò l’ascesa del prestigio di John Maynard Keynes. (more…)

Il no di Alcide a Mussolini

novembre 25, 2009
«Caro don Giulio, ho ricevuto i secondi sigari in ottimo stato, mentre i primi, forse per la lunga odissea, erano spezzati: ma duplice è il mio obbligo di ringraziamento, per il donatore e lo speditore; voglia farsene  caloroso interprete». Il “lei” era d’obbligo in questa lettera destinata nel 1929 al reverendo sacerdote, ma la formalità non cela la fraterna e schietta amicizia di Alcide De Gasperi verso il prete della propria terra, giornalista e politico. Una stima che fu sempre ricambiata da don Giulio Delugan (1891-1974), figura di spicco del mondo cattolico trentino, giornalista e animatore dell’Azione cattolica e dei circoli universitari nel periodo tra le due guerre e poi per il tempo record di 40 anni alla direzione del settimanale diocesano Vita Trentina. (more…)

La leggenda buffa dello scrittore ribelle e maledetto

novembre 25, 2009
Non ha fatto in tempo a vedere la propria fama mondiale, è morto a cinquant’anni, nel 2003, e nessuno, lì presso il Circolo Pickwick di Stoccolma, ha mai pensato a dargli un Nobel, anzi cinque anni prima lo hanno dato a Dario Fo, che non ha mai scritto un romanzo.
Ora il cileno Roberto Bolaño ha quel che si merita, meglio tardi che mai e, considerati i tempi della letteratura, neppure così tardi. Negli Stati Uniti, negli anni successivi alla morte, è diventato perfino un bestseller, benché sia stato necessario cucirgli addosso il mito di scrittore ribelle, alcolista e bohémien dalla vita sregolata, «il Kurt Cobain della letteratura latinoamericana». Eppure basterebbe andarsi a leggere i suoi libri per comprendere quanto poco c’entri con la leggenda del ribelle, e quanto abbia ragione il suo amico scrittore Horacio Castellanos Moya; altro che avvicinarlo alla poetica della Beat Generation, Moya lo sapeva, Bolaño è «più vicino a Balzac o Proust», e non esagerava. Andate a comprarvi, per esempio, 2666 (suo capolavoro, insieme a I detective selvaggi edito da Sellerio insieme ad altre opere minori non meno scintillanti), che Adelphi ha appena mandato in libreria in un’attraente edizione economica, mille pagine di un romanzo incredibile e a soli ventidue euro, cioè un universo intero a soli tre euro in più del bicchierino d’acqua di Veltroni. (more…)

J. K. Galbraith, quando l’economia è una truffa

novembre 25, 2009

Torna il pamphlet scritto cinque anni fa quando cominciavano a manifestarsi i primi segni della grande crisi mondiale

MARIO DEAGLIO
Una «frode» che Galbraith mette bene in evidenza, ma che ha assunto un’importanza che nemmeno lui avrebbe potuto immaginare, riguarda le previsioni economiche, rivelatesi clamorosamente errate con l’inizio della crisi finanziaria. Se errare è umano, perseverare è diabolico e leggendo qualunque serie di comunicati e dichiarazioni, c’è qualcosa di «diabolico» nell’affermare in continuazione che la crisi sta finendo, che anzi è già finita, che tutto è tornato come prima quando, secondo alcune stime, almeno un quinto della ricchezza finanziaria è stata distrutta e la ripresa, ammesso che sia davvero cominciata, appare molto debole e molto fragile e ci vorranno comunque vari anni perché la produzione ritorni al livello di prima. (more…)