Al galoppo nei pascoli dell’astratto

Kandinsky e il “Blaue Reiter”

di Sandro Barbagallo
L’occasione per riparlare di uno dei maggiori artisti del Novecento ce la offre il Guggenheim di New York che festeggia con una retrospettiva dedicata a Vassilij Kandinsky (1866-1944) il cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
La prima immagine a cui si associa il pittore russo è quella di un cavaliere vestito di azzurro  a  galoppo su un cavallo bianco, mantello al vento, che salta come un ostacolo sulla copertina dello storico almanacco che prenderà il suo nome.
Siamo a Monaco nel 1911 ed è giusto chiedersi cosa rappresenti questo cavaliere azzurro. In realtà è una nuova associazione di artisti a cui Franz Marc e Kandinsky avevano dato forma chiacchierando dei loro pensieri sull’arte mentre passeggiavano nel giardino di Marc. Come in molte biografie di artisti, anche in quella di Kandinsky c’è un momento magico. Quel particolare attimo in cui il destino apre la sua porta per mostrare il giardino segreto oltre la soglia. La porta di Kandinsky si aprì a Vologoda, nella Russia settentrionale, nel 1889. In quell’anno per la prima volta Vassilij imparò a guardare un quadro non solo dall’esterno, ma a entrarvi dentro e a comprendere una vita che non gli apparteneva. Lui stesso racconta di aver visto una lampada per immagini, icone che mandavano scuri bagliori e stampe che narravano vividamente le battaglie di un leggendario cavaliere. Come un sensitivo l’artista aveva attraversato la “soglia” e questa esperienza gli aveva fatto capire come la terza dimensione potesse coincidere con uno spazio psichico. Da quel momento egli cercò sempre di tradurre in pittura la nozione di profondità.
“Per diversi anni lottai con tutte le forze per trovare il modo, la tecnica, per attrarre lo spettatore dentro il quadro stesso, perché vi si confondesse fino a farne parte”.
Quando Kandinsky, a Vologoda, incontra il suo “cavaliere leggendario” ha appena terminato gli studi di economia e giurisprudenza all’università di Mosca, sua città natale. Dopo alcuni anni post universitari in cui l’artista sembra rassegnato a proseguire negli studi giuridici, ecco una seconda folgorazione. Si organizza a Mosca, nel 1895, una grande rassegna sugli impressionisti francesi. Il giovane avvocato vede così per la prima volta il quadro di Monet intitolato I Covoni.
“La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e in tutto il suo incanto. E dentro di me nacque il primo dubbio sull’importanza dell’oggetto come elemento necessario del quadro”.
Nel 1896 Kandinsky si trasferisce a Monaco che a quel tempo è un vivacissimo centro artistico. Nella città tedesca Kandinsky ricomincia da zero, e soprattutto respira un clima culturale tardo-simbolista. Ciò che più lo impressiona è la volontà degli artisti che fanno capo alla rivista “Jugend” di superare ogni illusionismo tridimensionale e aspirare all’unità nascosta e profonda di tutte le arti.
Nel 1901 fonda la scuola e galleria d’arte Phalanx per la quale disegna un manifesto di gusto jugendstil. Con lo stesso spirito dell’Arts and Krafts di William Morris, la Falange intende abolire la distanza tra arte colta e arte popolare, tra artista e artigiano, e allo stesso tempo voltare definitivamente le spalle alla pittura realista e, in quest’ottica, vengono organizzate nella nuova galleria mostre di Monet, Toulouse-Lautrec, Signac, Vallotton. Ma l’attività espositiva è ancora troppo avanzata per il suo tempo, così scuola e galleria chiudono nel 1904. Anche nella sua vita privata i cambiamenti sono notevoli perché fallisce il primo matrimonio con la cugina Anja, sposata nel 1892. L’artista comincia a viaggiare con la sua nuova compagna, la pittrice Gabriele Münter, con cui si reca in Francia, in Nord Africa, in Italia. In questi viaggi cerca qualcosa che ancora non gli è chiaro. Sono gli anni in cui Kandinsky dipinge romantiche illustrazioni di un mondo fiabesco e incantato ispirato alle leggende tedesche e al folklore russo. In questi primi quadri le cupole d’oro brillano sullo sfondo mentre un mitico cavaliere corre verso chissà quali imprese.
Nel 1908 Kandinsky torna a stabilirsi a Monaco e acquista una casa a Murnau, in alta Baviera, dove trova il rifugio ideale per lavorare. Infatti nei quadri dipinti tra il 1908 e il 1909 è come se si fosse liberata la forza elementare delle cose. La leggenda racconta che un giorno Kandinsky avesse lasciato sul tavolo da disegno un acquerello capovolto – qualcuno parla del 1909, altri del 1910 – e che rientrando nello studio un raggio di sole colpisse quel foglio rendendo lo spazio dipinto e percorso da segni, come fluido, tattile, amniotico. Improvvisamente l’artista capì che quell’opera aveva un senso e che funzionava anche così, al rovescio. Ancora una volta, come per caso, nasceva un nuovo percorso dell’arte:  la scoperta del primo “spazio astratto” della storia della pittura.
Ma questo passaggio all’astrazione non poteva essere né facile né indolore. Ovviamente suscitò polemiche. Molti pittori si rifiutarono di accettare la “scoperta” che presto invece si trasformò in una nuova tendenza. Infatti Kandinsky, già nel 1911, è pronto a fondare un nuovo gruppo con Marc. Gruppo che diventa celebre col titolo di “Der Blaue Reiter”, ovvero Cavaliere Azzurro. Caratteristica degli artisti che formano il gruppo è che non sono settari perché non cercano l’anima del nuovo secolo solo in se stessi, ma anche negli altri artisti. Essi hanno in comune un’esplosiva soggettività del linguaggio, ma anche il predominio della visione interiore su quella estetica. Né si può dimenticare che nell’agosto del 1910 nel suo rifugio di Murnau Kandinsky aveva terminato uno degli scritti più singolari del Novecento:  Lo Spirituale nell’Arte. Un testo che non è una dichiarazione di poetica, non è un trattato di estetica, né tantomeno un manuale di tecnica pittorica. È semplicemente un libro di profezie laiche in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono nel presentimento di un’arte nuova.
“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti”.
Così inizia Lo Spirituale nell’Arte, che fa pensare alla vita di un artista ascetico ed è invece uno dei tanti risultati di un artista che amò intensamente la vita e ne fu un protagonista cosmopolita fino alla sua morte, avvenuta a Parigi  il 15 dicembre del 1944.

L’Osservatore Romano

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