Piccola Posta di Adriano Sofri

Non mi piacerebbe affatto passare per (e tantomeno essere) uno che, per dedizione alla libertà di morire quando non se ne possa più, non sia più capace di festeggiare quando qualcuno, che si credeva condannato a un’esistenza vegetativa senza scampo, torni a riconoscere ed essere riconosciuto. Tanto più quando qualcuno abbia trascorso 23 anni sentendo e pensando e gridando e desiderando, senza che nessuno se ne accorgesse. Il coma, o lo stato vegetativo persistente, sono la forma contemporanea della morte apparente, del vecchio incubo d’essere sepolti vivi. Si può esser sepolti vivi – vivi e coscienti – in un letto di rianimazione. Anche senza credere ai miracoli, si può festeggiarli quando avvengono.

Il Foglio

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Una Risposta to “Piccola Posta di Adriano Sofri”

  1. gaunilo Says:

    Forse è un miracolo, certo con un colpevole ritardo. Inoltre è un orrore costringere a vivere per 23 anni un essere umano anche se lo vuole -alludo sempre anche a colpe trascendenti; e una ferocia disumana se uno preferisce rinunciare a soffrire, ma viene costretto a sopravvivere da aguzzini di stato e con la croce.

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