È morto Viktor Zaslavsky

Il demitizzatore del comunismo

di Andrea Possieri

“Non ho fatto niente di particolarmente eclatante per essere espulso, non ero un dissidente ma solo un intellettuale che pensava con la propria testa. E anche questo era potenzialmente pericoloso per un regime come quello sovietico”. Con queste poche parole, semplici e senza enfasi, Viktor Zaslavsky raccontava la sua espulsione dall’Unione Sovietica nel 1974, nell’intervista pubblicata su “L’Osservatore Romano” dello scorso 7 novembre. Anche da quelle parole, scandite con la pacatezza e con quell’inconfondibile accento russo che ne caratterizzava la cadenza e l’eloquio, scaturisce l’intellettuale e l’uomo. Sobrietà e vivacità intellettuale concentrati in poche frasi che non concedono nulla alla retorica. Ed è in questo modo che vogliamo ricordare Viktor Zaslavsky, morto ieri all’età di 72 anni. Sicuramente uno dei più brillanti intellettuali che il panorama accademico italiano potesse offrire.
Viktor Zaslavsky, che si era laureato in Storia all’università statale di Leningrado e lì aveva iniziato la carriera accademica, venne espulso dall’Unione Sovietica (Urss) lo stesso anno di Aleksandr Solzenicyn. L’anno precedente, nel 1973, era uscito a Parigi Arcipelago Gulag che aveva provocato un lacerante dibattito all’interno della gauche francese. Le autorità sovietiche operarono immediatamente un “giro di vite” nei confronti di quegli intellettuali non sufficientemente in linea con l’ortodossia ideologica del regime. Dopo l’espulsione, Zaslavsky si recò in Italia, perché il Paese dava la possibilità, a gruppi di persone, di entrare senza documenti nel suo territorio e di aspettare che qualche altri fornissero il permesso di soggiorno. Dall’Italia, si spostò a insegnare negli Stati Uniti, nelle università di Berkeley e di Stanford, e poi in Canada, alla Memorial University, dove acquisì lo status di “russo naturalizzato canadese”. Infine, tornò di nuovo in Italia dove sposò la storica Elena Aga-Rossi e continuò a insegnare a Venezia, a Firenze e poi a Roma come docente di Sociologia politica presso la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (Luiss) di Roma.
Profondo conoscitore degli archivi sovietici, commentatore politico, animatore della rivista “Ventunesimo secolo”, Zaslavsky è stato autore di molti studi sulla storia dell’Urss, dei rapporti fra il Partito comunista italiano e l’Unione sovietica e, soprattutto, del lavoro insuperabile sul massacro di Katyn – in due edizioni, l’ultima si intitola Pulizia di classe. Il massacro di Katyn (Bologna, il Mulino, 2006) – del quale è stato, senza dubbio, uno dei maggiori esperti mondiali. L’uccisione di migliaia di cittadini polacchi, tra militari e civili, nella primavera del 1940 per mano delle truppe sovietiche, rappresentava per Zaslavsky uno degli “eventi paradigmatici del Novecento”. Il massacro di Katyn, infatti, era “un caso emblematico di pulizia di classe” che doveva essere comparato con la pulizia etnica di Auschwitz. Secondo lo studioso russo si trattava di “due politiche gemelle” che accomunarono “il totalitarismo nazista e quello sovietico”. Purtroppo, però, a una così grande rilevanza nella storia politica e culturale del Novecento non corrispondeva una conoscenza altrettanto diffusa. Il massacro di Katyn, infatti, sconosciuto alla stragrande maggioranza della popolazione europea, è ancora lontano dal trasformarsi in un dato acquisito della cultura occidentale.
Tra i tanti scritti di Viktor Zaslavsky sull’Urss e sul comunismo vanno ricordati almeno tre studi che, frutto di un lavoro di archivio e pubblicistico in gran parte inedito, hanno permesso, non solo di fare un passo avanti nelle conoscenze scientifiche, ma hanno contribuito all’apertura di un dibattito politico e pubblico acceso e vivace, in gran parte ancora aperto, che non si è limitato alle ristrette aule accademiche. Tre libri fondamentali per chiunque voglia avvicinarsi allo studio e alla comprensione del movimento comunista internazionale e del totalitarismo sovietico. La Storia del sistema sovietico (Roma, Carocci, 2001) ripercorre tutta la parabola del regime mettendo al centro dell’interpretazione il ruolo fondamentale esercitato dal complesso militare-industriale sovietico sia nell’ascesa che nel declino dell’Urss. Lo stalinismo e la sinistra italiana (Milano, Mondadori, 2004) sottolinea l’importanza decisiva del mito sovietico e dello stalinismo nella cultura italiana ed europea, all’interno di un quadro di relazioni internazionali in cui, in realtà, poco si concedeva al mito e al simbolismo e tutto  era  sovrastato  dalla politica estera sovietica. Su questo punto, resta insuperabile il volume Togliatti e Stalin (Bologna, il Mulino, 1997 e 2007) scritto insieme alla moglie.
Il volume mette in luce la relazione strettissima tra la cosiddetta svolta di Salerno – ovvero la decisione di Togliatti di affrontare la questione istituzionale solo all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, spostando in questo modo l’attenzione dal Comitato di liberazione nazionale al governo – e gli interessi della politica estera sovietica. In quel volume, Zaslavsky e Aga-Rossi mostrano, infatti, come dallo studio dei resoconti degli incontri di Togliatti e degli altri dirigenti del Partito comunista italiano con l’ambasciatore sovietico Kostylev, emerga un quadro di profondo allineamento del Pci agli obiettivi della politica estera sovietica che ribalta completamente quell’interpretazione, per decenni mitizzata, che leggeva la svolta di Salerno in una chiave tutta nazionale e come prova inconfutabile della differenza tra il Pci di Togliatti e l’Urss di Stalin. Sull’ortodossia e sull’eterodossia di quella decisione politica il dibattito storico è aperto ancora oggi. Tuttavia, questo studio rimane uno dei meriti e dei lasciti migliori, per la comprensione della storia d’Italia, che ci lascia in eredità Viktor Zaslavsky.

L’Osservatore Romano

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Una Risposta to “È morto Viktor Zaslavsky”

  1. Antonio Moscato Says:

    Ho conosciuto e apprezzato Victor Zaslansky, che ha contribuito molto alla conoscenza dei meccanismi del sistema sovietico. Rileggerò nei prossimi giorni i suoi scritti per ricordarlo meglio

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