«L’orgoglio è più forte di Gomorra»

Napoli. «Gomorra si batte anche con la cultura, e non lo dico perché voglia assumere un atteggiamento romantico. So benissimo che innanzitutto c’è il lavoro di indagine e repressione dei reati. Ma la cultura rimane la principale strada per ristabilire un clima di appartenenza con un luogo, che è la prima condizione per la sua rinascita».
A parlare è Peppe Servillo, voce degli Avion Travel. Suo fratello Toni, tra i più grandi attori italiani, è stato il volto cinematografico della Gomorra di Saviano.

Ha conosciuto Gomorra?
Di questo cancro ribattezzato Gomorra ho piena contezza, essendo io di quelle zone e conoscendo perfettamente quanto la presenza di Gomorra opprima la vita normale, costretta ovviamente a una diversità rispetto ad altre zone. Rendiamo omaggio a chi offre il proprio talento e il proprio coraggio alla denuncia di queste realtà. Naturalmente, riproporla artisticamente per noi sarebbe difficile. Il primo rischio, anche alla luce delle troppe parole e polemiche, è la strumentalizzazione, ed è per questo che mi tengo cauto. È un terreno sul quale è facile cadere negli equivoci. Ma dopo tutto, per chi voglia davvero vedere, le cose sono fin troppo chiare.

Prevale più l’orgoglio o la rabbia?
Mi ritengo fortunato ad appartenere a una famiglia che ha i piedi ben saldi nella propria terra, Terra di Lavoro, con l’orgoglio di una appartenenza che nessuna cosca o cattiva fama potrà toglierci. Mio fratello Toni ha scelto di vivere con la sua famiglia qui nella provincia di Caserta, come mia sorella Paola che è assessore nel comune capoluogo. Io, che vivo a Roma, con gli Avion Travel vengo sempre qui per provare e pensare i nostri lavori. D’altronde, nonostante l’anglismo, a Caserta dobbiamo il nome: a quell’agenzia di viaggi di corso Trieste. Noi provavamo e quell’insegna stava lì. Suggerimento accolto.

E dei talent-show, cosa pensa?
Non sono contrario pregiudizialmente, ma perché i ragazzi devono mettersi in mostra con le cover a loro imposte? Noi abbiamo interpretato molte canzoni non scritte da noi, ci abbiamo fatto dischi interi, come questo con Rota e quello precedente con Paolo Conte. Ma la cover è una reinvenzione, rielaborazione su materiale pre-esistente che diventa altro. Che senso ha rifare un pezzo secondo un’indicazione che ti viene da altri se non puoi costruirlo con le tue idee?

Qual è lo stato della musica in Italia?
La musica è solo il campione di come funzionano le cose in Italia, con la mancanza totale di fiducia nei giovani, con l’occupazione permanente degli spazi da parte di chi è già arrivato a svantaggio di chi dovrebbe arrivare. Così finisce che sei considerato giovane anche se vai per i cinquant’anni… Questo vale nella musica, nella televisione, nella politica, nell’università… E poi si sta diffondendo questa assurda malattia della finta versatilità: tutti si cimentano con tutto. Ma è possibile avere sempre qualcosa di intelligente da dire o da proporre? Non credo…

Gli Avion Travel suonano assieme da quasi trent’anni. Qual è il segreto per fare gruppo per così tanti assieme?
Forse il senso del sacrificio, quello che tiene assieme – per esempio – una squadra di calcio, sport che io adoro. Quell’idea di lavorare insieme agli altri, convinti che poi le cose vengono meglio così…
Una rarità in un paese di individualisti…
Abbiamo avuto anche noi i nostri abbandoni, prima con Ferruccio Spinetti che si è unito a Petra Magoni, e poi Mario Tronco e Peppe D’Argenzio, oggi nell’Orchestra di Piazza Vittorio. Ma ci siamo lasciati bene. La vita va avanti.

E prosegue senza sosta l’attività dal vivo.
Per noi la dimensione del palco è fondamentale, il disco è in fondo un biglietto d’invito ai nostri spettacoli. E’ sul palco che è maturata la nostra musica, il mio modo di esserci, da interprete più che da cantante vero. Purtroppo non avremo con noi la grande orchestra con cui abbiamo registrato: sarebbe stato troppo costoso. Ma ci piacerebbe poter lavorare con le orchestre stabili locali, come è successo a Roma, e come ci piacerebbe potesse accadere, per esempio, con i musicisti del San Carlo di Napoli.

A che punto è il nuovo album di inediti?
Ci stiamo lavorando, ma daremo spazio ad alcuni omaggi alla tradizione napoletana, come Era de maggio, che John Turturro ha usato per il suo film sulla musica napoletana, Passione…

C’è una canzone che amate particolarmente?
Forse Se veramente Dio esisti, una specie di preghiera laica. La canta la Mannoia nel suo nuovo album e sarà nel nostro nuovo album. La presentammo alle selezioni dello scorso Sanremo, ma fu scartata. Ci si affeziona forse ai figli sfortunati…

A proposito di Sanremo, molti si stupirono quando vi presentaste nel 1998 e poi, vincendo il festival, nel 2000. Ma c’eravate già stati un decennio prima, nel 1987, peraltro vincendo la sezione rock.
Sì. Devo dire che siamo molto affezionati al festival. Ci ha dato molto, offrendoci una grande platea a cui non saremmo mai arrivati. Se si ha la canzone buona, è giusto provarci.

Sul tavolo c’è anche il cinema: un film di cui lei è protagonista e Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, autore della colonna sonora.
Sì il cinema è una nostra passione. Un’esperienza analoga ci è capitata anche con Lascia perdere, Johnny! di Fabrizio Bentivoglio, peraltro basato anche su ricordi personali di Fausto. Stavolta lavoriamo con una esordiente, Paola Randa. Il titolo di lavorazione è Il fodero, non so se rimarrà. Faccio la parte del proprietario di un’azienda di scarpe che ha legami brutti con la criminalità.

Dopo la Gomorra di Toni, la Gomorra di Peppe…
No… Posso solo dire che crediamo molto in questo film. Stiamo a vedere.

Alberto Alfredo Tristano

Il Riformista

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