Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica

La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopre ormai da giorni un ruolo da protagonista sulle pagine di tutti i giornali arabi. La velocità con cui gli incidenti si sono estesi, e con cui la crisi sportiva si è trasformata in una crisi politica, rappresenta l’ennesima testimonianza delle divisioni interarabe, e forse del tentativo dei regimi coinvolti di “esportare” le loro crisi interne – scrive il giornalista Osama Al-Sharif

Quando si tratta di calcio, gli arabi sono probabilmente fanatici tanto quanto – diciamo – gli inglesi, i brasiliani o i coreani. O forse no! Le tristi vicende che circondano la partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Egitto e Algeria, tenutasi in Sudan, hanno guastato le nobili caratteristiche che molte nazioni attribuiscono a questo gioco. Una partita decisiva che coinvolge due squadre nazionali è stata trasformata in una contesa amara e detestabile tra popoli e governi.

L’Egitto ha perso la partita, e con essa la qualificazione. L’Algeria sarà l’unico paese arabo a giocare in Sudafrica il prossimo anno. Ma ciò che ha avuto luogo dopo la partita è stato allo stesso tempo scioccante e inquietante. I dimostranti ad Algeri hanno attaccato gli interessi egiziani nella città, distruggendo e incendiando diversi uffici. Al Cairo, migliaia di giovani egiziani arrabbiati hanno tentato di marciare verso l’ambasciata algerina, ma sono stati fermati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Vi sono state accuse secondo le quali i tifosi egiziani sarebbero stati attaccati e maltrattati dagli algerini a Khartoum, mentre si stavano recando all’aeroporto. Altre notizie riferiscono che bar e ristoranti di proprietà egiziana sono stati dati alle fiamme a Marsiglia, in Francia, dove vive una grande comunità di espatriati algerini.

I mezzi di informazione in entrambi i paesi hanno mobilitato l’opinione pubblica. Un commentatore sportivo su un canale satellitare egiziano ha fatto osservazioni incendiarie sull’Algeria, sul paese e sulla sua gente. Altri hanno invocato un boicottaggio totale, e hanno chiesto che il governo si adoperi per vendicare l’orgoglio nazionale ferito. Il Cairo ha richiamato il suo ambasciatore in Algeria e le relazioni tra i due paesi arabi sono piombate a livelli senza precedenti.

E’ stato un po’ surreale, soprattutto quando Israele, fra tutti gli altri paesi, ha invitato i due paesi arabi ad esercitare l’autocontrollo! E ’stato un altro picco negativo nelle relazioni inter-arabe. I media non sono incolpevoli, in questo caso. Essi hanno inutilmente schierato l’opinione pubblica in un modo che ha trasformato questa vicenda in una grave crisi regionale. La geografia è stata benevola in questo caso, perché se i due paesi avessero condiviso delle frontiere terrestri chissà cosa sarebbe potuto accadere.

Quando si è in presenza di profonde e radicate rivalità, si potrebbe forse comprendere la connotazione politica dietro a una partita di calcio che vede confrontarsi, ad esempio, l’Inghilterra e la Francia, l’Iran e l’Iraq, o la Turchia e la Grecia. Ma è assurdo dare lo stesso peso a una partita, per quanto importante, tra l’Egitto e l’Algeria.

I due paesi arabi non sono mai stati in guerra, non erano neanche stati colonizzati dalla stessa potenza occidentale. Al contrario, quando gli algerini erano in lotta per l’indipendenza dalla Francia a metà del secolo scorso, fu l’Egitto, sotto Gamal Abdel Nasser, che si mobilitò a sostegno dei nazionalisti algerini. Tanto che la Francia prese parte all’aggressione tripartita contro l’Egitto (quella che vide Francia, Gran Bretagna e Israele scendere in guerra contro l’Egitto in occasione della crisi di Suez (N.d.T.) ) dopo la decisione di quest’ultimo di nazionalizzare il canale di Suez nel 1956.

Guardando indietro alla storia delle relazioni bilaterali fra i due paesi, si trovano difficilmente punti di contrasto sufficientemente gravi da giustificare la reciproca ostilità a livello dell’opinione pubblica. Se l’Algeria ha problemi con i suoi vicini, tali problemi sono con il Marocco, nel Sahara occidentale, e con la Tunisia (in misura minore). La maggior parte dei lavoratori egiziani espatriati risiedono nei paesi del Golfo e in Libia. Pochi sono andati in Algeria, la quale intrattiene rapporti economici per lo più con l’Europa, specialmente con la Francia.

Come si può spiegare, allora, la recente fiammata  di ostilità tra egiziani e algerini? Nel calcio i due paesi si erano incontrati in precedenza, e nella maggior parte dei casi è stato un peccato che questi incontri siano stati fatali per le chance di una delle due squadre, le quali tentavano di qualificarsi ad un campionato importante. Ma questo motivo da solo non basta a creare tali ossessioni psicologiche e questa diffidenza a livello nazionale.

Il calcio dovrebbe unire le nazioni, concentrandosi sul buon gioco, sulla sportività e sull’apprezzamento della competizione. Differenze culturali e politiche a parte, lo sport è un modo per costruire ponti, non per distruggerli.

Ma nel caso di Egitto e Algeria, esso ha creato una spaccatura tra due “fraterne” nazioni arabe. Le polemiche a cui ho assistito su alcuni canali televisivi in Egitto sono state senza precedenti. E sono sicuro che alcuni commentatori algerini non hanno perso tempo a condurre a loro volta un attacco contro l’Egitto.

I due paesi sono diversi da molti punti di vista. L’Algeria sta ancora cercando di voltare pagina dopo anni di guerra civile in cui a decine di migliaia erano stati uccisi e feriti. A causa del suo passato coloniale, che è durato più a lungo rispetto agli altri paesi arabi, milioni di algerini sono stati costretti ad emigrare in Francia e in altri paesi francofoni. L’Egitto, d’altra parte, è stato relativamente stabile per decenni. La sua attenzione a livello politico ed economico si è concentrata sui suoi vicini arabi orientali e meridionali.

Milioni di egiziani vivono e lavorano negli Stati del Golfo. Il ruolo dell’Egitto nel processo di pace in Medio Oriente ha visto giorni migliori. I suoi rapporti con il Sudan, il suo vicino meridionale, sono stati turbolenti per anni. Ma niente di tutto ciò spiega la strana acrimonia tra l’Egitto e l’Algeria. Quest’ultima non è mai entrata in competizione con il Cairo per la leadership panaraba, né ha le credenziali per tale ruolo. Entrambi i paesi hanno abbastanza problemi interni, siano essi politici, economici o sociali.

L’unica spiegazione plausibile per la recente zuffa potrebbe essere che almeno uno dei due governi stia cercando di esportare le proprie difficoltà interne reindirizzando l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’esterno.

Il calcio, la principale attività sportiva nel mondo arabo, riceve il patrocinio e il sostegno ufficiale in modo insolito. Famiglie reali e burocrazie hanno adottato lo sport come un modo per dimostrare un ristretto senso del nazionalismo. Il calcio è l’alternativa della politica, o forse una sua estensione che è sia benigna che sterile.

La creazione di immaginari nemici stranieri è un modo semplice per distogliere l’attenzione dalle questioni locali. Potrebbe darsi che i media siano stati guidati, o indotti in errore, nel trasformare la questione della partita Egitto-Algeria in un conflitto esistenziale, e perfino sciovinista. Potrebbe darsi che le persone, su entrambi i lati della barricata, abbiano dato sfogo alle loro frustrazioni più intime riguardo alle molte cose che sono andate storte nella loro vita. Un’importante partita di calcio era un modo per consentire a queste frustrazioni di esprimersi, anche contro dei fratelli!

Osama Al-Sharif è un giornalista e politologo residente ad Amman

Medarabnews

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8 Risposte to “Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica”

  1. amir Says:

    algeria sono molto cattive e sono stronze e nn la prima volta che fanno probleme da tempo hannp picchiato il tifose francese in francia __ sapete??? se ce era il nostro vecchio presedent il (sadat) lo facceva pagare tutte le algerini di merda

  2. massimo tunisia Says:

    amir vergognati!!!
    le tue parole sono di guerra!!!
    quello che dici é contro dio ed il corano!!!
    sei musulmano e come tale dovresti vergognarti delle tue parole appena dette!!!

  3. aldogiovani Says:

    LA POLITICA ALGERINA E UNA POLITICA MILITARE HA DEI RADICE ANCORA DEL COMUNISMO VIVE TUT OGGI CON IL SISTEMA DELLA GUERRA FREDDA ,SEMINA ODIO TRA LA POPOLAZIONE ALGERINA STESSA,VEDE COME CONSIDERANO I KABYLE COME FOSSE SONO DIVERSSE…..E IL PAESI IL PIU RICCO E IL PAESI PIU POVERO SFRUTATO DA UN REGIME MILITARE CON UN PRESIDENTE A VITA CHE INVECE DI AVERE DEI BUON RAPORTI CON I PAESI ARABI CHE HANNO CONTRIBUITO INSIEME AL POPOLO ALGERINO PER L INDEPENDENZA,CREA DEI RAPORTI PRIVILIGIATE CON DEI REGIME SIMILE AL SUO COME CUBA….EC FINANZIA DEI SEPARATISTI PER CREARE ODIO GURRA CON I MAROCCHINI DEL SUD,QUELLA PARTITA DI CALCIO ERA PROPRIO LO SFUGGO DI ODIO POLITICO…..VIVA L UNITA DEL MONDO ARABO.

  4. ACRAF HAMADA TUNUSIA Says:

    SENZA COMMENTO,I POLITICI ALGERINI DEVENO SOLO VERGONIARE PER UNA PARTITA DI CALCIO HANNO CAMBIATO IL MONDO.MA CHE POLITICA E?LA POLITICA DEL TEMPO DI PIETRA….senza parola.

  5. SANNA BICHRI sahara marocain Says:

    Nos meilleurs souhaits a l equipe nationnale Algerienne qui nous represente comme un pays arab africain,desole pou nous freres Egyptiennes ,l important que une equipe nous represente et va au finale du coupe du monde……et comme je suis une jeunne fille de la ville de Laayoun je vous fait appelle RESTONS NOUS UNI on est tous des musulmans.arabe…..vive l Algerie,vive l Egypte,et VIVE LE MAROC UNI la mort aux separatistes mon grand salut du sahara marocain sanna.

  6. bay oueld tayaa Says:

    tout les marocins de Tanger a Guira soutint l equipe de Algerie au mondiale2010 sahrawi de Casablanca

  7. ALDO Says:

    I POPOLI DETTI “ARABI” NON SONO ARABI. CI SONO EGIZI (ESCLAVI DEI FARAONI,BERBERI, ARABI, ZINGARI, NERI…), MAGHREBINI (BERBERI, ARABI, GRECI, ROMANI, NERI…) , EBREI…
    SENZA DIRE QUE 60% SONO BASTARDI ILLEGITIMI…

  8. jaaboub Says:

    moi je croyai che le sahara occidental était un problème de decolonisation, et de ce fait c’est l’onu qui s’en occupe…

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