La lap dance può salvare l’economia

RICHARD NEWBURY
Nel 1720, al tempo della Bolla dei Mari del Sud, un membro del parlamento britannico propose che tutti i banchieri fossero chiusi dentro sacchi pieni di vipere e gettati nel Tamigi. Nonostante l’ampio appoggio pubblico, la proposta non diventò legge. Gli elettori britannici oggi sono dello stesso umore. Volenti o nolenti, si trovano azionisti di maggioranza di banche internazionali «troppo grandi per fallire», coinvolti personalmente perché, attraverso il governo, hanno garantito interventi per un miliardo di sterline.

Non solo le banche hanno evitato qualunque «rischio morale» ma oltre mille banchieri della City, com’è riportato nel Walker Report commissionato dal governo e presentato ieri, hanno ricevuto bonus superiori al milione di sterline. Una cifra che è almeno il doppio di quanto i loro nuovi azionisti – cioè i britannici – guadagnano mediamente in tutta la loro vita. Se il governo usasse qualcosa di più delle parole per bloccare questi bonus, i banchieri si sposterebbero all’estero dalla sera alla mattina. E considerevole sarebbe la perdita di tasse e di reddito.

Che cosa si dovrebbe fare per placare l’ira degli elettori senza affondare il vivacissimo settore dei servizi finanziari che, quando viene accusato di non concedere maggiori crediti all’industria britannica e alle famiglie, replica che i profitti – sui quali sono calcolati i bonus – sono necessari per reintegrare le riserve inquinate dai titoli tossici? Per far quadrare questo cerchio serve quel genere di pensiero laterale intuitivo di cui Maynard Keynes era maestro. Fosse vivo, oggi suggerirebbe questa strategia.

Quando i banchieri d’investimento o i trader in azioni, materie prime, valute o futures finiscono la loro giornata, spesso si rifugiano in uno di quei club di lap-dance di Peter Stringfellow, dove guardano ballare davanti ai loro occhi ragazze poco vestite ma intoccabili esattamente come le perdite e i profitti che turbinano sugli schermi dei loro uffici. Lì, nei club di lap dance, troviamo il modello di business che soddisferà sia gli elettori che i banchieri.

Le ballerine sono pagate in proporzione alla loro attività: 20 sterline a danza e 200 per mezz’ora di «tempo dedicato». Quanto più la ragazza è affascinante e determinata, tanto più lei guadagnerà e Stringfellow incasserà. Succede lo stesso con i banchieri. Un trader in valuta estera riceve il 15 per cento di ciò che fa incassare alla banca. Dando lavoro a un trader, la banca mette potenzialmente un’immensa quantità di denaro sulla sua strada. C’è però una differenza tra trader e ballerine: mentre Stringfellow chiede alle sue ragazze cento sterline a notte per il diritto di lavorare nei suoi club, i banchieri d’investimento ricevono uno stipendio-base di 50-200 mila sterline. Questo è assurdo. E qui sta la soluzione al problema che tormenta Brown, Obama e Sarkozy.

Quanto dovrebbe costare il «diritto di lavorare» alle ballerine di lap dance e ai banchieri d’investimento? Alzare troppo il «diritto-club» allontanerebbe le ballerine, riducendo con i costi anche le entrate. Abbassare la retribuzione da 20 a 15 sterline per danza farebbe andare via quelle brave, mentre quelle meno brave resterebbero. Alzare il «diritto-club», invece, allontana le cattive ballerine, che non sono sicure di lavorare tanto da ripagarlo. Le banche dunque dovrebbero fare delle aste, in cui potenziali trader offrono una cifra annua per lavorare: quanto più sono bravi, tanto più sono disposti a pagare.

Commerciare in «options» è un mercato vitale e proficuo nella City, ma non nel mondo del lavoro. Ora c’è qualcosa di nuovo da vendere e comprare. Una «call option», una opzione di acquisto, dà a chi la detiene il diritto, ma non l’obbligo, di comperare qualcosa a un prezzo prestabilito. Se al momento di vendere il prezzo di mercato è più alto, l’opzione può essere esercitata con un guadagno. Se è più basso, chi la detiene può rinunciarvi, perdendo solo il prezzo d’acquisto.

Un banchiere d’investimento potrebbe fare una «opzione di acquisto» sui suoi risultati: se fa guadagnare alla banca dieci milioni di sterline, riceve un milione e mezzo; se fa perdere 10 milioni, non ne perde personalmente un milione e mezzo. Questa «opzione» avrebbe per il trader un valore considerevole. E anche per la banca, che selezionerebbe i migliori. E per i politici, che tratterrebbero chi guadagna bene e le sue tasse, oltre a mostrare agli elettori che i bonus sono onestamente guadagnati. E per la gente comune, che potrebbe partecipare alla lotteria per un posto di trader. E per Stringfellow, che avrebbe nuovi clienti. Keynes troverebbe tutto questo un’intuizione laterale molto soddisfacente.

La Stampa

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