Il giornale con 56 milioni di lettori

JULIEN BOUISSOU
NEW DELHI
A qualche metro da un capannone inondato da tempeste di polvere, le erbacce incolte mostrano ancora il segno del peso dei corpi che sono caduti lì, tramortiti dai colpi di spranga e martello. Assassinati. Le loro grida perse nella notte.

E’ lì, nell’estrema periferia di New Delhi, che un ragazzo di quattordici anni e i suoi genitori, appena arrivati da un povero villaggio del Rajastan, sono stati uccisi.

Lalit Vijay solleva i materassi coperti di polvere, apre i cassetti, scatta delle foto con il telefonino. «Tutte le volte la stessa storia: la polizia passa, e gli indizi rimangono inosservati. Sono a corto di organico e vanno sempre di fretta», spiega il giovane giornalista che ha già ritrovato, due giorni prima, un cellulare che apparteneva a una delle vittime.

E’ una nuova inchiesta che comincia per Lalit Vijay: in sella alla sua moto e con un foglio di carta sempre infilato nella tasca posteriore dei suoi jeans, non si perde mai un caso interessante. Ha visto tanti di quei cadaveri che è diventato vegetariano, scherza. Le sue inchieste finiscono sulle pagine del giornale più letto al mondo: il Dainik Jagran, con le sue 240 edizioni locali, pubblica ogni giorno più di 10 mila articoli. I suoi mille giornalisti hanno le porte spalancate, dappertutto: la gente chiama prima loro della polizia.

«Attenzione però – precisa con puntiglio -, il giornale non pubblica mai immagini scioccanti». Anche perché la maggior parte dei suoi 56 milioni di lettori (il 90 per cento sono abbonati) apre il quotidiano al momento di fare la prima colazione. Dainik Jagran significa in hindi il «risveglio quotidiano». «In India la gente ha ancora tempo di leggere – continua Vijay -. Ci si alza presto al mattino, ma si va tardi a lavorare. Ma il risveglio non può essere traumatizzante».

Per interessare il lettore bisogna perciò trovare buone storie. Vijav incontra quasi tutti i giorni gli ispettori di polizia Ajav Tripathi e Rajiv Mishra. «Più un ufficiale è corrotto, più è probabile che ti dia informazioni», nota il cronista. Ma le fonti migliori sono gli impiegati al casellario. Parlano in cambio di sigarette, un tè, un po’ di considerazione e qualche rupia.

Nel caso della strage della famiglia che veniva dal Rajastan la polizia privilegia la pista della banda Bawanai, legata a una casta originaria dello stesso Stato, già conosciuta per gli attacchi simultanei a case in quartieri residenziali della borghesia. «Ma questo omicidio non assomiglia agli altri della gang», obbietta il cronista, che ci vede piuttosto un regolamento di conti familiare.

Vijay ha fino a 23 ore per redigere un articolo, nel suo piccolo ufficio situato in un edificio ultramoderno, dove ragazzi in uniforme impeccabile servono a intervalli regolari tazze di tè al cardamomo. Ai piani inferiori possenti rotative stampano il giornale al ritmo di 3000 copie al minuto. Nei centri stampa distaccati, le edizioni chiudono prima, verso mezzanotte, per dare tempo ai distributori di arrivare, in bicicletta, fino ai villaggi più remoti. Il bacino dei lettori copre gran parte dell’India del Nord, e tutti gli strati sociali, tranne la piccola élite anglofona. «Ma in India soltanto il 2% della popolazione legge quotidiani in inglese – spiega Anil Nigam, caporedattore dell’edizione della regione di Noida -. Mentre la percentuale di persone che sanno leggere e scrivere è cresciuta dal 35% del 1976 al 71% di oggi. E le nostre copie aumentano ogni giorno».

La linea è quella di stare attaccati ai problemi reali, quotidiani, della gente. «Ultimamente parliamo molto di infrastrutture – continua Nigam -, perché i lavoratori non vanno più in fabbrica o in ufficio a piedi, usano sempre di più gli autobus, e anche le automobili». Anche la protezione dell’ambiente fa parte della nuova linea editoriale. Con un taglio locale, però. Un articolo dedicato al versamento di rifiuti tossici nel fiume sacro Yamuna ha come titolo «Se il protettore diventa a sua volta distruttore, allora dov’è Dio?».

Entrare nella modernità senza sacrificare la propria cultura e le proprie tradizioni è un altro leitmotiv della linea editoriale. «Difendiamo l’induismo – precisa Nigam -. Ma rispettiamo tutte le religioni che aderiscono ai valori dell’India». La stessa prudente apertura vale per la gestione manageriale. La famiglia proprietaria, i Gupta, ha quotato in Borsa una parte del giornale, che ha un fatturato di 100 milioni di euro all’anno. La famiglia vuole acquistare altri giornali locali per espandersi ulteriormente, ma non televisioni («perdono tutte soldi», spiega il patron Sanjay Gupta) e non intende nemmeno espandersi su Internet: «Il livello di penetrazione è troppo basso. Aspettiamo che in Occidente trovino finalmente un modello di business vincente sul Web, poi vedremo».

Copyright Le Monde

La Stampa

Tag: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: