Il Pd non mi vuole? Perdiamo tutti. Emiliano non faccia “violenza” a Bari

Nichi Vendola non ha dubbi e ribadisce la sua tesi: «O si fanno le primarie o io sono candidato. Ovunque la gente mi chiede di non mollare, c’è una connessione sentimentale tra me e i pugliesi». Traballa il sodalizio con Michele Emiliano, che dura dagli albori della primavera pugliese. Il sindaco di Bari, che il Pd vorrebbe candidare (con l’appoggio dell’Udc), ha chiesto «un sacrificio », il governatore uscente non ci pensa neppure: «Non stiamo mica facendo un rituale pagano, non c’è bisogno di agnelli di Dio…».

E allora sarà una sfida tra lei ed Emiliano alle primarie?

«Sarebbe un esito paradossale, la politica rischierebbe di apparire come un gioco di specchi, un valzer di retropensieri… ».

Il sodalizio tra voi è finito?
«Emiliano ha voluto che il Pd pugliese mettesse al centro del congresso la mia riconferma e infatti tutte e tre le mozioni hanno concordato: io rappresento la Primavera pugliese. Non mi piacciono i giochi di prestigio, neppure quando li fanno i miei amici, ci vuole trasparenza».

Ma lei non sarebbe disposto a sostenere Emiliano?
«È appena stato rieletto sindaco di Bari, non c’è buona politica in un atto di violenza contro la propria città coperto con un alibi retorico».

Quale alibi?

«L’idea della interscambiabilità tra di noi. E infatti tantissime persone vicine ed Emiliano, soprattutto i giovani, gli sta chiedendo di non tradire me e la città di Bari. Ora tocca a lui giocare: deve sciogliere il nodo che è politico e riguarda anche i rapporti umani. C’è il rischio concreto di perdere Regione e Comune, se si ha senso di responsabilità dobbiamo lavorare insieme per un’alleanza larga, non creare ostacoli. Altrimenti c’è una frattura insanabile e una sconfitta annunciata per tutti».

Pensa che Emiliano l’abbia sostenuta davvero in questi mesi?

«Devo tutt’ora credere alle dichiarazioni fatte, alla sua richiesta di coordinare la mia campagna. Dopo non so cosa sia accaduto, spero solo un turbamento passeggero. La rottura del nostro sodalizio sarebbe umana, ma anche un colpo fortissimo alla Puglia migliore».

Però lei potrebbe anche fare un passo indietro. C’è del puntiglio personale nella sua resistenza?

«L’esatto contrario. La mia rimozione senza spiegazioni sarebbe un’ipoteca sul futuro della coalizione. Ho già espresso il massimo della generosità proponendo le primarie: anche se sconfitto mi sentirei vincitore perché avrebbe vinto un metodo. Alle primarie 2005 avevo contro praticamente tutti i partiti, poi alle elezioni ho preso 100mila voti più della coalizione».

Le chiedono di scegliere il suo erede…

«Non ho ancora l’età e non sono un monarca. Il sovrano è il popolo. E poi il Pd non è il partito delle primarie?».

Senza Udc non si vince, dice D’Alema. Per questo le chiede un passo indietro.
«Una richiesta politicamente inaccettabile. Per primo ho segnalato l’esigenza di un compromesso con forze che vanno oltre il tradizionale centrosinistra. Però è un’operazione complicata, c’è il rischio del trasformismo. Per evitarlo bisogna tenere ferma la barra sui programmi ed evitare veti immotivati sulle persone».

D’Alema insiste…

«Nei giorni scorsi è stato qui, ha visto la realtà del Pd pugliese che è diversa da quella che gli veniva rappresentata: dentro il partito c’è una reazione virulenta contro l’idea di estromettermi, che parte dai giovani che hanno esposto cartelli in mio sostegno nell’ultima direzione».

Con quale schema di alleanze vorrebbe ricandidarsi?
«L’ho imparato dal Pd, contano obiettivi e valori: non si fanno alleanze “contro” ma “per”. Il tavolo è aperto, confrontiamoci sulle cose da fare, a partire dagli aiuti alle famiglie».

Ma se tanti alleati non la vogliono più qualcosa dovrà avere sbagliato…

«Ho commesso tanti errori mentre imparavo il mestiere di governare. Ho avuto come bussola le ansie e i disagi dei pugliesi, ma ho sacrificato il rapporto con i partiti. Su questo devo diventare più bravo».

Lei fu eletto suscitando grandi speranze. Pensa di averle soddisfatte?
«Eravamo il fanalino di coda del sud nei dati economici, oggi siamo la locomotiva. Penso alle leggi contro il caporalato, alla stabilizzazione dei precari, al primato nelle energie rinnovabili, alla legge anti-diossina, alla nascita di distretti tecnologici ad alta innovazione, a 117 nuovi asili. Pure Montezemolo ha detto che siamo un modello di relazioni industriali…».

Che voto si dà come presidente?

«Sulla protezione civile mi dò 10: prima nonc’era niente, il sistema l’abbiamo costruito noi».

E sulla sanità?

«Un 6. Abbiamo iniziato una bonifica, nei prossimi cinque anni faremo un cambiamento epocale».

Stavolta l’assessore lo sceglierà lei?

«Quello attuale, Tommaso Fiore, è il migliore possibile».

Come andrà a finire questa vicenda? Con le primarie?

«Nei prossimi giorni può ancora prevalere una spinta, un’emozione diffusa tra i pugliesi, che faccia capire che il candidato naturale nel cuore della gente sono io, e posso essere un valore aggiunto anche per una nuova coalizione ».

Andrea Carugati

L’Unità

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