Piccola Posta di Adriano Sofri

Si può pensare che ciascuno, imputato di qualcosa, abbia il diritto di difendersi nel processo e perfino dal processo. Ma se un eminente dirigente del Pd pensa così a proposito di una questione sulla quale si concentrano le preoccupazioni e le passioni di un intero elettorato, e lo dice in un’intervista a un giornale, almeno una domanda è inevitabile in quell’elettorato: come si capisce se le cose dette da un intelligente dirigente, com’è senz’altro Letta, in un’intervista, rappresentano quella che una volta si chiamava la linea del partito, o solo l’opinione di colui? E nell’uno e nell’altro caso, di chi è il partito? Può pronunciarsi su una questione così coinvolgente attraverso un’intervista di una persona a un giornale che dice una cosa mai detta, e carica di conseguenze emotive e simboliche? Il Partito democratico, almeno per chi partecipa del voto alle primarie (non per me dunque, che non ho diritto di voto nemmeno lì), dovrebbe apparire come una specie di patrimonio di quella parte dell’umanità, e fare una particolare attenzione al modo di raggiungere una posizione ed esprimerla. A meno che non si immagini che passate le primarie le questioni diventino cose di vicesegreteria, vicesegretamente pensate e comunicate.

Il Foglio

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