Che cosa c’è dietro la strage a Mogadiscio

Ieri il gruppo terrorista somalo Shabaab ha attaccato la cerimonia di laurea della facoltà di Medicina di Mogadiscio. Un terrorista travestito con un velo islamico da donna si è fatto saltare tra gli  studenti e vicino alle autorità, dentro un salone dell’hotel Shamo. Al centro della capitale, è un albergo considerato relativamente sicuro dove di solito dormono i pochissimi occidentali che passano per il paese. Tra i 19 morti ci sono anche tre ministri del fragilissimo governo di transizione nazionale e due giornalisti, uno della rete satellitare in arabo al Arabiya.
I guerriglieri di Shabaab riescono a colpire in luoghi che in teoria – la Somalia è in guerra – dovrebbero essere iperprotetti. A giugno hanno ucciso persino il ministro della Sicurezza, Osman Hashi. A settembre si sono infiltrati a un incontro tra il governo somalo e i comandanti della missione Amisom – il contingente mandato dall’Unione africana – dentro l’aeroporto di Mogadiscio, uccidendo il vicecomandante e 20 soldati ugandesi. In quell’attacco, furono particolarmente sofisticati: entrarono con due veicoli dell’Onu, rubati due mesi prima e trasformati in autobomba, guidati da almeno un volontario di Shabaab cresciuto in America che parlava un inglese perfetto e si è fatto passare per un funzionario Onu.

Secondo fonti del Foglio a Mogadiscio, Shabaab dispone di talpe all’interno del governo stesso. Il ministro della Difesa somalo, Yusuf Siad Inda’adde, “Occhi bianchi”, un ex signore della guerra passato con armi e uomini al governo nel giro di una notte lo scorso maggio, ha venduto i dettagli dell’incontro a Shabaab per cinquantamila dollari. “Sembrava che i terroristi avessero un mappa del meeting”, hanno detto i sopravvissuti. Un mese dopo Inda’adde è stato arrestato in Uganda, malmenato e poi rilasciato.  A dispetto del suo status di ministro somalo, Inda’adde è finito in ospedale per il rude trattamento “d’avvertimento” ricevuto dalle forze di sicurezza ugandesi. “Non sapevamo fosse lui”, si sono blandamente giustificate.  E’ verosimile che anche il catastrofico attentato di ieri, che indebolisce ancora di più lo spettrale governo di transizione, sia stato preparato grazie a informazioni ricevute dall’interno.

Del resto, la maggior parte dei componenti del governo
arriva dagli stessi ranghi delle Corti islamiche – ideologicamente violente e affratellate con i talebani afghani – da dove sono nate, come servizio di sicurezza, anche le fazioni militari di Shabaab. Il ministro della Sanità morto ieri, Ibrahim  Hassan Adou, è l’ex negoziatore delle Corti islamiche. Lo stesso presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed è stato un leader delle Corti islamiche fino allo scorso gennaio, anche se da allora stringe la mano di capi di stato, parla all’Onu e incontra il segretario di stato americano Hillary Clinton. Il gruppo Shabaab ha un’ambiziosa agenda internazionale. Negli ultimi due mesi ha diffuso un video in cui dichiarava piena lealtà ideologica a Osama bin Laden – “Labaik ya Osama”, al tuo servizio Osama –, ha formato la nuova Brigata al Quds – “Gerusalemme” – “per colpire gli interessi israeliani in Africa”, si è fatto intercettare mentre progettava attentati in Sudafrica – l’ambasciata americana ha chiuso per una settimana – e ha minacciato di compiere raid nelle capitali degli stati confinanti, Kenya, Uganda e Burundi, “butteremo giù i vostri grattacieli di vetro”. Ma il gruppo dà il meglio sul piano locale. I guerriglieri Shabaab controllano impunemente larghe aree del centro e del sud del paese, fino alla capitale Mogadiscio.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Daniele Raineri

Il Foglio

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2 Risposte to “Che cosa c’è dietro la strage a Mogadiscio”

  1. Alberto Says:

    Veramente un bell’articolo. Consiglio a tutti di leggerlo!

  2. Fabio Says:

    molto interessante!

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