Siccità: la catastrofe ambientale dell’Iraq

La siccità e le dissennate politiche idriche dei paesi confinanti con l’Iraq stanno riducendo alla sete questo paese, determinando una situazione ambientale ed umanitaria gravissima – riferisce il corrispondente Salah Hemeid

Per secoli, gli iracheni hanno solo dovuto scavare piccoli canali e usare semplici pompe per irrigare i verdi campi dell’Iraq, che si estendevano per decine di migliaia di acri di terra fertile. Gli antichi greci e romani chiamavano la regione adesso occupata dal moderno stato dell’Iraq “Mesopotamia”, ovvero la Terra dei Due Fiumi, e durante l’epoca islamica il paese divenne famoso come la “Terra Nera”, in riferimento alle coltivazioni che, come riportano i libri di storia, davano sostentamento a circa 30 milioni di persone.  

Tuttavia nell’Iraq odierno, nonostante questo passato, non è soltanto l’acqua per l’irrigazione a scarseggiare. Le risorse idriche servono per produrre elettricità, e manca persino l’acqua corrente; numerosi esperti ritengono che questa situazione potrà solo peggiorare negli anni a venire.

Anche se le cose stanno così, diversamente dagli episodi di violenza che oggi dominano l’attenzione dei media internazionali nei confronti dell’Iraq, poco o nessun interesse viene dedicato a questa situazione tragica che minaccia la stessa esistenza di una delle civiltà più antiche del mondo.

Alcuni esperti presenti ad una conferenza tenutasi la scorsa settimana a Bassora, città portuale nel sud dell’Iraq, hanno rilevato che la scarsità delle piogge e l’insufficienza di acqua nei fiumi Tigri ed Eufrate hanno lasciato l’Iraq all’asciutto per il terzo anno consecutivo. Gli esperti affermano che la siccità ha rovinato i raccolti, privato dell’energia elettrica molte città irachene, compromesso la fornitura di acqua potabile e aumentato la desertificazione. Quest’ultima è causa delle violente tempeste di sabbia che in questi anni hanno ricoperto di una polvere scura gran parte del paese.

Hamid Sheltagh, governatore di Bassora, ha riferito all’uditorio della conferenza che nel fiume Shatt al-Arab, da cui la seconda città più grande dell’Iraq dipende per l’irrigazione e  per la fornitura di acqua potabile, scorrono attualmente solo 30 metri cubi al secondo d’acqua. Questa carenza sta mettendo in pericolo la salute della popolazione, l’agricoltura e il bestiame, ha detto il governatore ai delegati iracheni e internazionali presenti alla conferenza, aggiungendo che Bassora deve “sopportare l’insopportabile”.

La siccità si può percepire attraversando il paese; durante un recente viaggio in Iraq si potevano vedere, dai finestrini dell’aereo, centinaia di migliaia di acri, una volta terra fertile, adesso trasformati in distese di sabbia scura. Le immagini dal satellite mostrano che l’area compromessa dalla siccità si estende lungo un arco che va dal confine di nord-ovest con la Siria a quello di sud-est con l’Iran. La zona più colpita è l’Iraq settentrionale, il granaio storico del paese dove le piogge facevano crescere il frumento. 

Diversi studi recenti hanno sottolineato che la siccità ha inferto un duro colpo alle speranze che la diminuzione della violenza fra le fazioni, registratasi lo scorso anno, possa incoraggiare una ripresa economica. Al contrario, sulle finanze del governo iracheno si è abbattuta una doppia disgrazia, con le entrate dello stato diminuite a causa del crollo dei prezzi del greggio e la carenza d’acqua che costringe il paese ad aumentare la spesa per le importazioni alimentari, specialmente quelle di frumento e riso.   

Tuttavia, questo quadro rappresenta solo gli effetti a breve termine della siccità, ammoniscono gli esperti. Sul lungo termine, le prospettive per il paese potrebbero essere ben più allarmanti.

Il processo di desertificazione sta accelerando, soprattutto nell’Iraq centrale e meridionale; le aree coltivabili nel nord e nell’ovest del paese, un tempo fertili, sono adesso ridotte a una terra desertica. Secondo gli esperti che collaborano con il Foreign Agricultural Service (un’agenzia del Dipartimento americano per l’Agricoltura), il raccolto cerealicolo iracheno di quest’anno sarà fra i peggiori degli ultimi dieci anni, sostanzialmente invariato rispetto all’anno passato e ridotto del 45% rispetto a una normale media annuale.  

I funzionari del ministero per l’agricoltura iracheno affermano che, negli ultimi anni, oltre il 50% delle famiglie impiegate nel settore dell’agricoltura nazionale ha lasciato i propri villaggi ed è emigrato nelle città. Alcune organizzazioni internazionali hanno persino avvertito che, nel tempo, l’Iraq potrebbe divenire altrettanto arido quanto la vicina Arabia Saudita.

Si prevede che le conseguenze di simili cambiamenti saranno pesanti. Nel 2009 è stata utilizzata meno del 50% della terra nel paese, e la maggior parte dei raccolti è stata deludente. Secondo stime ufficiali, l’Iraq attualmente non riesce a coprire nemmeno il 40% del suo fabbisogno di frutta e verdura e, solo per l’anno prossimo, il paese dovrà importare circa 4 milioni di tonnellate di frumento per una spesa di 1,4 miliardi di dollari. Complessivamente, l’Iraq dovrà acquistare  circa l’80% del suo fabbisogno alimentare per il prossimo anno.

La siccità nel paese sta anche portando verso importanti migrazioni di popolazione, come le 3.000 persone dell’area di Bassora che hanno lasciato le loro case a causa dell’aumento della salinità del terreno agricolo. 

Secondo il ministro iracheno per le risorse idriche, Abdel-Latif Rashid, fino a 300.000 abitanti delle zone acquitrinose sono pronti a trasferirsi; di recente molti di loro si sono spostati, dirigendosi verso villaggi e città vicine che difficilmente possono sostenerli. Solo nella provincia di Ninive, 60 su 150 villaggi del distretto di Al-Tal sono abbandonati, proprio in quella che un tempo era l’area della provincia con la più alta produzione di frumento e orzo. 

Oggi, molte province irachene soffrono di una drammatica carenza di acqua potabile, e la salute di milioni di persone viene esposta a seri e persistenti pericoli. A problemi di salute come la diarrea, si aggiunge il fatto che le ridotte scorte di acqua dolce sono anche contaminate dalla presenza di un’elevata percentuale di sale. Le peggiorate condizioni delle aree agricole, dove una volta le radici delle piante rendevano il suolo compatto e unito, non hanno fatto altro che aumentare l’intensità delle tempeste di sabbia che adesso soffiano attraverso l’Iraq con maggiore frequenza, lasciando a volte decine di morti dietro di loro.

Storicamente, l’Iraq ha contato molto sulle risorse idriche rappresentate dai fiumi Tigri ed Eufrate, che hanno entrambi origine nella vicina Turchia, e in cui si riversano affluenti dall’Iran. La particolare gravità dell’attuale siccità è causata in gran parte dal ridotto approvvigionamento idrico che l’Iraq ricava da questi due fiumi, in conseguenza della costruzione da parte della Turchia di cinque dighe lungo il corso superiore dell’Eufrate, prima di entrare nell’Iraq occidentale. 

L’Iraq necessita almeno di 750 metri cubi d’acqua al secondo dall’Eufrate (quasi il doppio del livello attuale),  se vuole soddisfare le necessità del sud del paese, specialmente di quelle aree dove si coltiva il riso. La Siria, che condivide il bacino dell’Eufrate con l’Iraq, ha anch’essa costruito nuove dighe sul fiume.

Allo stesso tempo, il flusso idrico del Tigri, che ha da sempre fornito generose quantità d’acqua alle province settentrionali e centrali, si è anch’esso ridotto a causa delle dighe costruite dalla Turchia, e per la scarsità di precipitazioni.

Anche l’Iran, che attinge al bacino e ai piccoli affluenti del Tigri, ha eretto dighe e deviato l’acqua per i suoi usi interni, privando l’Iraq di risorse considerevoli. Il danno che ne è conseguito è stato enorme, con un notevole numero di immissari del Tigri, condivisi da Iraq e Iran, che si ritrovano con un volume d’acqua ridotto o completamente all’asciutto. L’acqua di superficie nelle zone acquitrinose dell’Iraq, alimentate dal flusso idrico proveniente dall’Iran, adesso è ridotta circa al 20% di quella originaria.

La conseguenza di tutto questo è stata ridurre alla sete la Terra dei Due Fiumi, che nel corso delle epoche passate ha beneficiato di abbondanti risorse idriche, persino durante i periodi di siccità. Oggi, le condizioni delle riserve idriche del paese sono diventate non solo preoccupanti, ma addirittura critiche e, considerando la pianificazione inadeguata del governo, l’esiguo sostegno economico a favore dei coltivatori, l’aiuto internazionale praticamente insignificante e la mancanza di cooperazione da parte degli stati vicini, lo stato delle risorse idriche dell’Iraq probabilmente peggiorerà piuttosto che migliorare.

Molti osservatori sottolineano che, per gli stati confinanti con l’Iraq, porre rimedio alla sempre più grave carenza d’acqua sofferta dal paese rappresenterebbe un modo per cooperare al fine di portare  stabilità all’economia irachena travolta dalla guerra e di aiutare la ricostruzione; ciò suscita interrogativi sul perché questi paesi non stiano facendo di più per aiutare l’Iraq, in un momento in cui ha disperatamente bisogno di aiuto per ridurre la sua spesa alimentare e migliorare la produzione agricola.

Alcuni osservatori si chiedono se la questione dell’acqua non rappresenti uno stratagemma adottato da questi paesi per far prendere agli eventi iracheni la piega che meglio soddisfa i loro ristretti interessi.

Una veloce occhiata alle cifre delle importazioni irachene di generi alimentari rivela che il paese sta attualmente pagando miliardi di dollari per soddisfare il suo fabbisogno agricolo e alimentare, nonché per rifornirsi di acqua in bottiglia; i primi a trarne vantaggio sono i suoi vicini, soprattutto l’Iran, la Siria e la Turchia.

C’è una crescente preoccupazione fra la popolazione irachena nei confronti di quelle che sono viste come le ragioni politiche che stanno spingendo il paese al limite della sua sicurezza idrica. Le risorse idriche sono a lungo servite a definire le relazioni politiche fra le nazioni, ed esistono certamente ampie possibilità, per i paesi confinanti con l’Iraq, di usare le loro abbondanti risorse per esercitare un’influenza politica su un paese ridotto alla sete.

Le politiche idriche dei paesi vicini all’Iraq suggeriscono che esse certamente non riguardano solo la scarsità d’acqua o la gestione delle risorse, ma concernono invece il modo in cui questi paesi possono esercitare al meglio la loro influenza sull’Iraq, una nazione a cui molti di loro hanno guardato come se si trattasse del proprio giardino di casa.

Salah Hemeid è corrispondente dall’Iraq per il settimanale egiziano ‘al-Ahram Weekly’

Medarabnews

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