L’inno di Ferretti Lindo Giovanni a Langone (e non solo)

C’è un creatore, le creazione, le creature. Creazione e creature van difese

 Tengo il “Manifesto della destra divina” sul mio tavolo, a portata di mano destra e la copertina bianca s’è già scollata per l’uso, s’è ombreggiata e imbrunita perché in concomitanza col surriscaldamento globale qui fa un freddo niente male: tutto un maneggiare legna e attizzatoi, giorno e notte. Dovrò rilegarlo in cuoio per salvaguardarlo. Camillo Langone già da tempo s’è intrufolato nei miei pensieri. Se fossi una valle Lui sarebbe un boscaiolo capitato per caso che si è costruito una capanna poi ha seminato l’orto. La capanna è diventata casa e sono spuntati stalle e recinti. Adesso ha eretto solide mura tutt’intorno: è una fortezza. Al centro dell’insediamento c’è una Chiesa con cripta e campanile, vi si officia una divina liturgia (cinque candele cinque messali). Sui suoi stendardi ha impresso l’arma: difendi conserva prega! Se fossi una valle ne sarei felice e onorata. Sono un uomo, montano italico cattolico romano, leggerlo mi consola, mi sprona, mi rasserena.

C’è un Creatore, la creazione, le creature. Creazione e creature vanno difese, conservate e questo è possibile solo in relazione al Creatore. Le creature, a se stesse, s’infiammano e sopiscono tra i migliori sentimenti e gli istinti peggiori o avvizziscono in insignificanze. La creazione sovrasta e annichilisce ogni creatura. I summit poi che ridicola figura! Babele aveva una torre, queste son bolle e balle. L’unica armonia possibile è nella causa incausata d’entrambi cioè Iddio. Il giusto timore non guasta e se c’è salvezza è nell’amore infinito che ha reso possibile l’Incarnazione. Altra verità non c’è. Camillo Langone lo sa e lo dice bene, forte e chiaro. Sa anche dei piaceri: gusto tatto olfatto udito vista, e tocca a lui compilarli in maccheroniche paginate per noi zotici ignoranti.

Nel tempo del tramonto di quella che fu Europa, la Cristianità d’Occidente, come monaco irlandese del tempo dell’alba radiosa dà corpo e voce alla consapevolezza che: Dio è corazza dei forti. Che sia poi l’unico giornalista omofobico dichiarato a commuoversi con le lacrime agli occhi per le parole dell’omosessuale italiano per eccellenza del secolo Ventesimo, a comprenderne l’ineluttabile necessità poetica e sociale, contribuisce a fare di questo nostro paese, la nostra Patria, un patrimonio reale dell’umanità che non può essere lasciato in balia di una salvaguardia con marchio Onu o, peggio, di una Corte costituzionale europea che pretenderebbe di ridurlo, per imposizione giuridica, a uno sciatto scialbo staterello, una specie di Belgio senza neanche il re ma con molti delfini, altrettanto pavidi, bramosi di autoincoronarsi. Roba da invidiare la Svizzera che sta risalendo nella mia classifica e, adesso che si sa: Mariarosa Mancuso è cittadina elvetica, chi la ferma più.
Altra meraviglia di questo nostro paese, la meraviglia contempla sempre un che di stupore e sorpresa, è il presidente del Consiglio, “l’amor nostro” non mio. L’ho votato, lo voto, ma ogni volta io e mio zio, l’eterno democristiano di famiglia, ci giochiamo chi vota il Cavaliere e chi la Lega. Troppe cose ci dividono da entrambi solo non vogliamo lasciare il governo nelle mani della sinistra (ex tutto, pro ogni anti) e dei cattolici cresciuti e invecchiati in spocchia e coscienza.

E’ l’impatto estetico che mi rende alieno il Cavaliere per questo mi sono sentito punito quando l’ho visto sdentato e sanguinante risalire sul predellino: coraggioso. Cribbio! Cavaliere, le mie felicitazioni. Lei è uno scandalo salutare in questo mesto contesto istituzionale. Prego per Lei; che Dio l’illumini e la sostenga. E bisogna pregare per l’Arcivescovo di Milano che non trova una immediata parola per un gesto umanamente odioso e socialmente devastante, compiuto sotto casa usando una riproduzione di quel Duomo di cui è responsabile e garante di fronte a Dio e agli uomini. Un brutto segno dei tempi e non è un problema politico ma, oserei dire, liturgico. L’avvenuta vanificazione di ogni valenza simbolica di parole e gesti. L’accettazione che l’interesse economico, quello politico e una generica bontà sono il solo collante della società. Caro Langone oltre la “preghiera” quotidiana ti toccherà predicare ogni settimana.
E’ il Santo Natale: dovere dei cristiani non è essere buoni, categoria morale alquanto confusa, ma piegare le ginocchia in adorazione di fronte al mistero della vita, della salvezza: l’Incarnazione.
Suo devoto,
    Ferretti Lindo Giovanni

Il Foglio

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