Piccola Posta di Adriano Sofri

Trascrivo da Wlodek Goldkorn, a proposito del furto della scritta “Arbeit Macht Frei”. “1) Auschwitz, in quanto luogo simbolo della Shoah, non è stata ‘profanata’, perché non ha per gli ebrei uno status simile a quello che ha il crocefisso nella religione cattolica, né è una reliquia. Sacro nell’ebraismo c’è solo Uno. Auschwitz è invece un luogo della memoria. Quella sì profanata. 2) E visto che siamo alla reificazione della memoria, nel senso che a un oggetto si dà un valore che va oltre il simbolo, vorrei ricordare che il cancello in questione ha poco a che fare con la Shoah, e molto invece con prigionieri politici polacchi (i militanti della resistenza anti nazista: i comunisti e gli anticomunisti). Il luogo della Shoah è Birkenau. I trasporti degli ebrei destinati alle camere a gas arrivavano lì, alla cosiddetta Judenrampe. E lì avvenivano le selezioni, si decideva chi doveva vivere (pochissimi) e chi invece veniva mandato alle camere a gas (quasi un milione di persone). 3) Nei pezzi su Auschwitz avrei voluto leggere qualcosa su quello che succede oggi, nel museo, attività, convegni, mostre. E anche come e da chi è stata decisa l’attuale forma del museo: che ha una storia lunga più di 60 anni, e l’evoluzione che ha subito corrisponde all’evoluzione della nostra percezione della memoria, della Shoah e delle minacce all’umanità oggi”.

Il Foglio

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