“Le sultane dimenticate” di Fatima Mernissi

Marietti 1820. p 225 euro 24

Benazir Bhutto, il cui terzo anniversario della morte ricorre in questi giorni (è stata uccisa il 27 dicembre 2007 in un attentato suicida a Rawalpindi), è stata la prima donna a capo di un paese a maggioranza islamica: premier del Pakistan. Due mandati – dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996 – che fecero di lei un personaggio miliare nella storia della Umma, la comunità di fedeli musulmani sparsi per il mondo.Benazir Bhutto è stata l’apripista dell’era moderna, eppure non è il primo esempio in assoluto nella millenaria storia dell’islam. Ne è convinta Fatima Mernissi, sociologa e femminista marocchina di Fez tra le più importanti del panorama musulmano e tra le più note in Occidente, dato che i suoi testi li scrive in francese, essendosi laureata in Scienze politiche alla Sorbona di Parigi.
La storia “non ufficiale”, scrive l’autrice nel sottotitolo, è piena di “donne capi di Stato nell’islam”. La prima precisazione di Mernissi riguarda due termini spesso confusi: califfo e sultano. Al califfato possono accedere soltanto gli uomini, perché sostituti del profeta Maometto. Al sultanato chiunque, donne comprese. Il califfo incarna il potere spirituale, il suo territorio è la fede. Per contro, il sultano gode del potere terreno, il suo raggio d’azione sono i confini geografici. Per questo – scavando nella storia dell’islam – troviamo donne-sultane ma mai donne-califfe.

Scopriamo così dei personaggi quasi dimenticati. “Un’altra regina che porta il titolo di sultana – si legge – è Sagarat al-Durr. La regina d’Egitto prese il potere al Cairo nell’anno 648 dell’egira (1250), come ogni capo militare che si imponga con il proprio senso della strategia, perché aveva fatto riportare ai musulmani, allora in piena crociata, una vittoria di cui i francesi si ricordano molto bene, poiché la regina mise in rotta la loro armata e fece prigioniero il re Luigi IX”.
Le donne musulmane con incarichi politici di comando sono molte di più di quelle spesso citate dalla “storia ufficiale”. Figure femminili talmente influenti da dare origine a delle dinastie, come Fatima, la figlia di Maometto, capostipite dei Fatimidi. A loro, eretici in quanto sciiti, si deve la fondazione della città del Cairo.
Analizzando nel profondo la storia dell’islam di sultane ce ne sono talmente tante che bisogna restringere il campo, con criteri ben precisi. Mernissi cita il lavoro svolto dalla storica turca Badriyye Usok Un, che come termine di paragone ha preso in considerazione due elementi: sultana era colei che veniva nominata durante la preghiera di mezzogiorno del venerdì e colei che godeva del privilegio della sua effige coniata sulla moneta.

Tante le donne-capi di Stato nell’islam, tanti i modi di classificarle, magari separando quelle arabe dalle turche, persiane, indiane, mongole, indonesiane, malesi, o pachistane, come Benazir Bhutto. Mernissi non manca di sottolineare come la prima donna leader di un paese musulmano moderno non fosse araba bensì pachistana; non parlasse la lingua sacra del Corano, bensì l’urdu.
Il lavoro della sociologa marocchina merita di essere letto anche per la prefazione di Biancamaria Scarcia Amoretti, la più grande islamista italiana. Lei individua il valore dell’opera di Mernissi: analizzare il rapporto donna-potere nella politica dei paesi musulmani.
 

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Simona Verrazzo

Il Foglio

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Una Risposta to ““Le sultane dimenticate” di Fatima Mernissi”

  1. Alessandra Says:

    Dev’essere interessantissimo! L’ho appena pubblicizzato anch’io!

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