I craxiani sono peggio di Bettino

di Marco Travaglio

Quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista?

Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, “al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica”. Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi “un capro espiatorio” perché “il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l’intero sistema politico”. Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del “problema”: cioè di un reato.

Filippo Penati definisce Craxi “un grande statista“, ma statista deriva da Stato: quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista? Bobo, figlio d’arte, parla di “pacificazione”, ma non spiega chi dovrebbe far la pace con chi: le guardie con i ladri? I ladri con i derubati? Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà addirittura in pellegrinaggio ad Hammamet: è lo stesso Frattini che protesta perché qualcuno, in America, critica la condanna di Amanda Knox a Perugia. Ma come può un governo invocare il rispetto della giustizia italiana se i suoi ministri sono i primi a delegittimarla? Letizia Moratti paragona le condanne di Craxi a quelle di Garibaldi e Giordano Bruno, come se questi intascassero tangenti miliardarie su conti svizzeri. Paolo Franchi, sul ‘Corriere della Sera’, sostiene che Craxi non si assoggettò alla giustizia perché “erano tempi in cui non si facevano prigionieri”. In realtà Craxi doveva finire in carcere per scontare due condanne definitive a 10 anni emesse da un regolare tribunale al termine di regolari processi. Per

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Carlo Tognoli, pure lui pregiudicato, è ora di “riscrivere la storia” perché “è falso che la classe politica fosse totalmente corrotta“. Ma che rubassero tutti lo disse proprio Craxi alla Camera: mentiva Craxi o mente Tognoli? Carlo Ripa di Meana definisce Craxi “un gigante fra i lillipuziani”, mentre “Mani Pulite non portò alcuna redenzione”: ma le indagini giudiziarie servono a punire chi commette reati, non a impedire che altri ne commettano. Ripa paragona Craxi a Kohl. Forse gli, sfugge che dieci anni fa il patriarca della Germania unita fu indagato per i fondi neri della Cdu, ammise di aver incassato 1 milione di euro in nero, si scusò in lacrime, lasciò la presidenza del partito, pagò 300 mila marchi per chiudere il suo processo, ipotecò la casa e raccolse 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu. Due mesi fa la sua erede Angela Merkel l’ha escluso dalle celebrazioni per i 10 anni dalla caduta del muro di Berlino. A proposito di giganti e di nani.

L’Espresso

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