IL TESTO INTEGRALE DEL BOMBASTICO INTERVENTO DI LUCA JOSI ALLA SERATA CRAXIANA DI IERI SERA

Vi racconterò la storia di questo filmato.
Sono stato l’ultimo segretario dei giovani del PSI di Craxi.

Ci mettemmo a difendere una storia non nostra perché sapevamo ci sarebbe ricaduta in testa e soprattutto pensavamo che se sei così pessimista da non voler difendere il tuo futuro non puoi essere, contemporaneamente, così ottimista da sperare che qualcuno lo faccia al posto tuo.

Così alla fine appare sempre che siano i buoni a vincere. Non perché lo siano per davvero ma perché vincendo, e scrivendosi, la storia, lo diventano.

Come si trasforma l’uomo con la x nel mezzo nel bersaglio di tanto odio?
Come diventa la discarica dei sensi di colpa, la presa a terra per ogni male di un’intera repubblica?

Partiamo innanzitutto da com’era? Una sera, abbastanza buia e tempestosa, mi regalò un quadernetto.
Erano i suoi pensieri di studente universitario, diciannovenne.

Nella prima pagina: “Non conosco arma più violenta che la moderazione del linguaggio, accompagnato dalla buona fede: ne nasce una persuasione irresistibile”. Francesco, De Sanctis

Craxi era anarchico, non era di nessuno. Era anticomunista in quanto antitotalitarista.
La sua elezione non fu il frutto di una casualità di coincidenze ma una marcia solitaria di trent’anni di minoranza.

Costruisce un partito che parla senza utopie, realista. Si occupa degli uomini oggi, della società oggi, di dare la possibilità a chi vive in questa vita, di vivere un progresso possibile, di godere del benessere da subito.

In Italia, invece, impera un catastrofismo a tutto tondo. Per Craxi, invece, si cresce intorno alle cose da fare anziché alle sciagure da evitare.

Abbatté l’inflazione a due cifre grazie al referendum sulla Scala mobile … portando l’Italia dal 17° al 5° posto delle economie del mondo.

Si risponde: c’era la congiuntura internazionale.
Se era così internazionale … che fine fecero i Paesi che stavano tra il 16° e il 6° posto?

Si replica: quello fu il governo del debito. In realtà quell’Italia aveva in corpo tre metastasi: terrorismo, inflazione e debito.

(Craxi) decise di aggredire le prime due in un Paese, che a differenza degli Stati Uniti, aveva il 90% del debito contratto coi suoi cittadini (che tra l’altro si dimostreranno negli anni ’80 padroni del 70% delle loro case).
La lotta al terrorismo imponeva poi una pace sociale che alimentava una politica fatta di cassa integrazioni, ammortizzatori sociali e prepensionamenti.

Niente. Replicano: non è così.

E allora leggiamo: “L’inflazione è discesa dal 16 al 4 per cento e questo è stato il risultato più apprezzabile e più vistoso dei quattro anni che ci stanno alle spalle (…). Il livello della spesa pubblica non solo non è aumentato ma anzi è lievemente diminuito; nel frattempo la pressione fiscale è rimasta complessivamente invariata (…). Il favorevole andamento dei prezzi internazionali ha liberato risorse ingenti che sono state in discreta parte utilizzate per non far peggiorare i conti dello Stato. Questo è il merito che va riconosciuto al Governo e per questo merita lode. E’ pur vero tuttavia che con quelle risorse si sarebbe potuto fare molto di più per il risanamento della finanza pubblica”.

1 marzo 1987 …
… Eugenio Scalfari, quotidiano la Repubblica

Prosit!

Di colpo il mondo, dopo l’89, sciacqua la sua storia.
Siamo tutti liberal, americani, occidentali, kennedyani, obamiani.
In Italia a trovare uno storico che ti dica che la corruzione dei partiti di governo subì un’impennata a causa della Guerra Fredda, fai notte.

Per i comunisti, per esempio, il problema non erano le tangenti in sé. La dottrina comunista, in nome della “morale rivoluzionaria”, giustificava ben altri crimini. Figuriamoci “rubare” per il partito.
Il problema era che Craxi aveva ripudiato la morale rivoluzionaria. Aveva condannato l’URSS, era un traditore della classe operaia, quindi era corrotto nell’animo.

Indipendenza e autonomia sono parole bellissime ma costano. In questa vita anche il proprio funerale costa.

Se vuoi far politica scegli che soldi prendere.
E magari cominci a non prendere quelli che la storia ti consegna sporchi di sangue.

Oggi sono scomparsi gli affaristi della prima repubblica: ci sono i lobbysti, consulenti, advisor e si è risolto tutto come in quella famiglia che angosciata dall’omosessualità del figlio lo trasforma da pederasta in gay. Ma rimane il sospetto, ad esempio per gli ex comunisti, che se si fosse sfrucugliato su di loro come su di noi non si sarebbe arrivati a Botteghe Oscure ma direttamente a Marx.

Il finanziamento illecito, in politica, è drammaticamente sempre esistito ed è stato definito lecito o illecito a seconda dell’epoca e nelle stessa epoca a seconda dei partiti (e chi è senza peccato s’informi. Dal proprio cassiere).

La partita della storia era grossa. E i partiti servivano.
Cosa c’era sul tavolo in quegli anni?

Una portaerei, con la sua flotta, vale poco meno di 34 miliardi di dollari più 20 di costi operativi annuali.
34 miliardi, più 20 all’anno, per 330 metri di acciaio affondabile.

Bene: quanto vale una porterei di 1100 km di lunghezza inaffondabile?

Oppure se un aereo da caccia vale tra 20 e 100 milioni di dollari e ne ho 6.000 di qua, a ovest, e 6.000 di là, a est, che magari non userò mai. Se ne risparmio due o tre e con quei soldi coltivo un po’ di giornalismo, opinionismo, movimentismo, concimandoli di dollari o rubli? In realtà i rubli non li voleva nessuno. Sempre di dollari si parlava anche dall’altra parte. I rubli ce li tiravano solo in testa a noi al Raphael.

Diciamo che, comunque, qualche soldino in più da queste parti per far ammutinare la portaerei Italia circolava.

Facciamo ora un esempio di politica craxiana: gli euromissili.
C’è la guerra, fredda.
I russi producono più missili SS20 che burro.
Gli americani chiedono all’Europa di reagire.
I tedeschi dicono si se lo fa qualcun altro, il qualcun altro non si trova ma ci provano gli italiani e Craxi s’intesta la battaglia.
Gli americani son tanto contenti. I russi meno. I manifestanti per la pace sono arrabbiatissimi.

Pacificamente bruciano Craxi in piazza. Fine.

Poi, all’opposto dell’anatema di Berlinguer, “l’installazione di missili provocherà la corsa al riarmo” provocò la corsa al negoziato.
Con quali soldi furono sostenute quelle manifestazioni?
Con i soldi del compagno Ponamariov, capo della Sezione Esteri del Comitato Centrale del PCUS.
Guardate com’è obamiano.

Alla fine l’occidente vinse.
Shevardnadze, ministro degli esteri di Gorbaciov scriverà nei suoi diari che mortale fu per loro la reazione dell’Italia.

Perché noi avremo avuto la Milano da bere ma a San Pietroburgo c’era poco da mangiare e un Paese che manda i suoi uomini nello spazio ma non salsicce sulla terra crolla. E quello crollò.

Così a Mosca si cominciò a guardare Dallas e tutti noi, a ovest, ci risparmiammo la visione di Togliattigrad.

Ora i complotti non esistono però le tangentopoli, dopo l’89, esplosero come una pandemia:

Dopo l’Italia, in Francia (Beregovoy), in Germania (Khol), in Spagna (Gonzales), in Grecia, in Portogallo, in Belgio.

Deflagrano intere classi dirigenti grazie a una miscela fatta di polveri d’informazione e magistratura con una spruzzatina di finanza sopra.
Leader buoni per un mondo diviso tra est ovest non lo sono per un nuovo diviso tra nord e sud.

Intanto si fanno privatizzazioni a man bassa nell’idea che se 100.000 euro donate a un partito sono un furto miliardi di euro smarriti in svalorizzazioni sono operazioni finanziarie complesse.

Craxi era un uomo occidentale in un occidente che ama gli uomini liberi, ma non troppo, troppo, liberi.
Non avrebbe mai voluto vedere i cosacchi abbeverarsi a San Pietro ma nemmeno veder sgorgare da quelle fontane Coca Cola.

E siamo dunque a Tangentopoli.

Migliaia di arresti, indagini in tutto il Paese, un numero di sucidi che supera ogni fisiologia, un Parlamento e un governo abbattuti.
Non una guerra. Ma nemmeno una pace.

E non c’erano molte alternative in quel periodo. O stavi dentro, nella coalizione dei Giusti, o stavi fuori. Con grandi possibilità di andare dentro.

Ora noi sapevamo che i comunisti non mangiavano più i bambini da tempo (aspettavano di vederli crescere per capire se diventavano socialisti).

Di quella macchina sotto la pioggia di pietre e monetine, eravamo in quattro e siamo rimasti in due, Umberto Cicconi ed io. Anche Nicola, il fedele orso biondo di Craxi, ci ha ormai lasciati.

Con Craxi, in quegli anni, nella prima telefonata del mattino la domanda abituale era: cosa bolle in pentola? La risposta: noi.
Un ufficio, il nostro, diventò il Covo e noi gli irriducibili.

Ora non che noi non fossimo lupi, non che non adorassimo i falchi, io in particolare ne amo uno da sempre, ma pur desiderando vivere da colombe non ci rassegnavamo ad un’esistenza da sciacalli

Di Pietro. E’ raro trovare nella storia il caso di un ex poliziotto, diventato pubblico ministero, che dopo aver arrestato la vecchia classe dirigente e aver acquisito elementi di conoscenza sulla nuova si candida a sostituirle entrambe (dopo aver negato ripetutamente per anni che questo sarebbe mai accaduto).

Il garantismo si appannò con l’arrivo del magistrato Di Pietro e fu riscoperto col sopraggiungere dell’inquisito Di Pietro.

Craxi diventò la palestra dei culturisti del moralismo.
Gente noiosa.
Spesso stanno alla morale come i sessuologi al sesso: parlano di cose che non sappiamo con certezza come pratichino.

Calvinisti col prossimo e cattolici con loro stessi e attribuiscono agli altri interessi che declinati per sé sono valori.
Non che noi si faccia il tifo per gli immorali.
Non cercherò d’insegnare alle mie figlie ad amare chi si vanta dei propri peccati ma certamente a diffidare di chi costruisce il proprio successo sulla condanna di quelli altrui.

A Craxi va riconosciuto poi il suo grande ruolo di riformista riformatore. Anche passivo.
In effetti in un Paese in cui – per ammissione del già PM, Gherardo Colombo – un processo di primo grado dura dai 4 ai 6 anni, per Craxi si celebrarono i tre gradi in quattro, anni.
Quindi se non ci troviamo d’accordo con chi,
accantonando il righello della cronaca e preso il metro della storia, vorrebbe dedicargli una Via, o una Piazza, gli si potrebbe intitolare, almeno, il decreto sul processo breve. La tratta dell’Alta Velocità Giudiziaria.

Aggiungiamo il corollario del Dott.D’Ambrosio allora procuratore del Pool di Mani Pulite, oggi senatore del Partito Democratico: “La molla di Bettino Craxi non era l’arricchimento personale ma la politica … Finché non c’è la prova di una corruzione personale, e non c’è, è un dovere dare a Craxi quel che è di Craxi, ma niente di più” ed “E’ vero. Tutti i partiti hanno preso i soldi. Si è visto che aveva ragione Craxi”.

Magra soddisfazione.

Rimane l’offesa alle Istituzioni con il nostro esilio, la latitanza.
Salvemini spiegava che “se ti accusano di aver stuprato la madonnina di Milano non ti rimane che riparare all’estero”.

Ma vedete quando uno sta tranquillo a casetta sua, gli uffici magari te li han ristrutturati, per tua sicurezza, organi dello Stato e subisci undici perquisizioni camuffate da furti. Entrano nelle case, negli uffici di un uomo un tempo straordinariamente potente, in dimore sigillate dai servizi di sicurezza, entrano in quelle dei tuoi avvocati, dei tuoi familiari, dei tuoi collaboratori (per tre volte nella mia)…

… ti lasciano i proiettili sulla scrivania.

Eravamo una coppia talmente affiatata che le minacce ce le facevano cumulative. Questa doveva essere di un mio concittadino, genovese: ci mandò un proiettile in due. Un’offertona.

Tu che fai? Denunci? Fai il piagnone?

Pensate se uno avesse avuto come cantore un genio come Michele Santoro, uno che da un fagiolo ti tira fuori un baobab!

E quindi avendo noi, in uno stato di diritto, la possibilità di lottare per non farci ammazzare optammo per la lontananza.
Saremo dei socialisti miscredenti e immanenti ma siamo certi che si pensa e ragiona molto, molto, meglio da vivi.

Io diventai Hammamet Express, i lasciatori di proiettili si riaffacciarono due volte per attentare a Craxi, alla fine lui riuscì a spegnersi da sé.

L’Italia, come per Moro, applicò l’eutanasia di Stato: non esiste altro termine per definire quel non agire delle Istituzioni che non mettendo in essere ogni azione, sanitaria o umanitaria, per salvare la tua vita ti condannano a morte.

Siamo arrivati alla fine di questa storia.
Insieme abbiamo avuto il privilegio di attraversare un’avventura, di non esserci traditi, di esserci capiti anche quando non c’era nulla da capire.

Mi ripeteva testardamente, come ci ha lasciato scritto, che non avrebbe mai voluto essere riabilitato dai suoi carnefici.
Forse è così, ma sono sicuro che, risorgimentalmente, avrebbe accettato, le loro scuse.
Gli ho voluto molto bene.

Dagospia

Tag: ,

Una Risposta to “IL TESTO INTEGRALE DEL BOMBASTICO INTERVENTO DI LUCA JOSI ALLA SERATA CRAXIANA DI IERI SERA”

  1. Il testo integrale del bombastico intervento di luca josi alla serata…- Rivistaeuropea Says:

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: