Libano: per la pace e per Unifil il cammino è ancora lungo

CONVERSAZIONE CON il generale Claudio Graziano, alla fine del suo mandato a capo di Unifil. L’eredità lasciata al collega spagnolo. L’impegno nel mantenere il cessate il fuoco

Un consuntivo di comando positivo. Al quartier generale di Naqoura, nel sud del Libano, vicino alla Blue Line, la linea armistiziale che divide questo paese da Israele, fervono i preparativi per il passaggio di consegne dal comandante italiano a quello spagnolo. Il generale Claudio Graziano, a guida della missione di forza di pace Unifil sarà, infatti, sostituito a fine gennaio dal collega Alberto Asarta Cuevas. “Due anni di comando durante i quali si sono fatti sensibili progressi per la pace, ma il cammino è ancora lungo” dichiara Graziano.

DOMANDA: Generale come è cambiato il Libano con la presenza di Unifil 2, che lei guida dal 2007?

GRAZIANO: “Unifil è presente in Libano dal 1978 e dal 2006 c’è Unifil 2 perché è cambiato il mandato, è cambiata la missione. Il Libano, non solo il Sud, è oggi molto diverso e i cambiamenti sono stati enormi non solo per la ricostruzione delle case o la rimozione delle cluster bombs, ma soprattutto per il fatto che, fino al 2006, l’esercito libanese era rimasto ai margini del sud del Libano, e che quest’area non era sotto la sovranità nazionale. Adesso dove prima c’erano le milizie, c’è la legalità. Un altro cambiamento importante è stato la mantenuta cessazione delle ostilità tra il Libano e Israele. Adesso si sta profilando la possibilità di muovere dalla cessazione delle ostilità al cessate il fuoco”.

DOMANDA: Nel sud del Libano ci sono ancora 13.000 uomini e carri armati. Il processo di pace sembra essere ancora lento e tortuoso?

GRAZIANO: E’ una questione di stabilizzazione. Nel prossimo futuro è stato verificato che le forze necessarie sono più o meno quelle dispiegate adesso, è una richiesta formulata anche dal Libano e da Israele. Il primo problema è che i notevolissimi cambiamenti che sono avvenuti sul terreno, i movimenti nella fiducia reciproca non sono confermati nella situazione diplomatica e nella situazione dello stato di guerra: pur avendo cessato le ostilità, Israele e Libano sono ancora in guerra. Solo dopo il passaggio successivo, ovvero con il cessate il fuoco, può cominciare il processo di pace. I nostri cambiamenti, sul terreno, creano le basi però, a livello diplomatico e internazionale, le parti non hanno fatto nulla”.

DOMANDA: A fine gennaio il generale spagnolo Alberto Asarta Cuevas la sostituirà al comando di Unifil. Quale sarà il primo consiglio che gli darà?

GRAZIANO: Sicuramente quello di essere fermo ed equidistante con le parti, ovvero di non avere rapporti con i partiti politici ma solo con le istituzioni. Io non ho mai avuto rapporti con i partiti politici ma solo con le istituzioni, questo perché il comandante Unifil deve pensare alla sicurezza. Altri hanno i compiti di avere relazioni partitiche”.

DOMANDA: Crede che sia possibile, in un prossimo futuro, il ritiro dell’Unifil dal paese?

GRAZIANO: E’ una valutazione complessa, bisognerebbe mettere dei punti per verificare il progresso e poi controllarli. In questo momento non è prossima, perché come abbiamo detto non c’è stato un significativo cambiamento nella reale situazione tra la cessazione delle ostilità e il cessate il fuoco. Le parti, dunque, continuano a dire che c’è bisogno della nostra presenza per garantire la sicurezza e la stabilizzazione. Allo stesso tempo ci sono poi ancora tante armi nel Libano e ci sono ancora i campi dei palestinesi che continuano ad essere un problema, con terroristi e povertà”.

DOMANDA: Pochi giorni fa il neonato governo di unità nazionale guidato da Saad Hariri ha ottenuto un largo voto di fiducia da parte del parlamento di Beirut. Le sembra un buon auspicio per un futuro di pace in Libano?

GRAZIANO: Qualsiasi elemento che pone stabilità è positivo. Mi sembra che questo sia un governo che abbia un periodo lungo davanti a sé, avendo noi operato per tre anni in una situazione di vacuum politico, prima con un governo a capacità ridotta, poi con un governo temporaneo, in seguito un periodo in cui non si riuniva il Parlamento. Adesso c’è finalmente un presidente, un parlamento, un governo, un capo delle forze armate quindi ritengo che sia una situazione finalmente buona politicamente e ci sono elementi per procedere bene”.

DOMANDA: Gli Stati Uniti e parte dell’Ue considerano Hezbollah un’organizzazione terroristica. Lei che li frequenta da oltre tre anni cosa ne pensa?

GRAZIANO: A parte gli Stati Uniti, in Europa c’è soltanto la Gran Bretagna che considera terrorista l’ala militare di Hezbollah. Lo stesso Hezbollah sta molto attento a non compromettere le proprie relazioni con l’Europa. Nessuno riconosce la legalità e la legittimità delle sue armi. Insieme ad Amal, Hazbollah rappresenta nel sud del Libano la componente sciita più grande. Ora, dalla risoluzione Onu 1701 nel sud del paese nessun arma che non sia dell’esercito libanese o di Unifil è considerata legale. Non solo: nei nostri confronti, Hezbollah ha sempre voluto essere cooperativo e il primo ad affermare e a supportare la 1701.

A nord del Litani è un discorso politico interno libanese quindi è più complicato, sia questo governo sia il precedente hanno fatto passi per riconoscere la legalità delle armi di Hezbollah, viste non è più come un elemento di aggressione ma come un elemento di difesa del paese. Sicuramente Hezbollah richiede una soluzione interna del paese e non può essere rimossa con altre cose che siano il dialogo ”.

DOMANDA: Ci sono i rischi di un nuovo “scossone” tra Libano e Israele? Che può fare e cosa sta facendo Unifil per scongiurarlo?

GRAZIANO: Unifil finora ha mantenuto la cessazione delle ostilità. Abbiamo delle riunioni tripartite in cui si incontrano in una sala ufficiali israeliani e ufficiali libanesi e si dialoga di sicurezza, di incidenti, di violazioni. Negli ultimi anni sono stati compiuti dei progressi. Quanto ai rischi per la pace in Medio Oriente ci sono e sono ben chiari a tutti, ma direi che non sono più afferenti al sud del Libano ma sono problemi regionali. Mi riferisco per esempio alle armi palestinesi ai lanci di razzi palestinesi in territorio israeliano, che possono scatenare ritorsioni e compromettere la pace. Eventuali inasprimenti della situazione mediorientale si rifletterebbero anche in quest’aria”.

DOMANDA: Periodicamente nel Tripartite si incontrano le due parti, libanese e israeliana. Quali sono i rituali di questi confronti diplomatici cui lei prende parte?

GRAZIANO: Formalmente le due parti non si parlano. Sono una alla mia destra e una alla mia sinistra. Si parlano attraverso me. C’è chi fa una protesta, io la trasmetto, poi però a un certo punto si prendono le mappe e si decide dove mettere le segnalazioni della Blue Line, ovvero della linea armistiziale che separa i due paesi. Questa linea era una volta rappresentata da due millimetri sulla carta e cinquanta metri nella realtà. Stiamo cercando di dimezzare queste distanza ponendo dei barili blu che segnano, ovviamente, con l’accordo delle due parti.

DOMANDA: Parlando con la popolazione, si ha l’impressione che il contenzioso sia ancora enorme. Ci sarà un giorno una coesistenza pacifica tra i due paesi?

GRAZIANO: In Medio Oriente le passioni sono forti. Tutti hanno sofferto molto. Gli israeliani si dicono pronti ad affrontare l’argomento. I libanesi chiedono la sospensione della violazione del loro spazio aereo, la restituzione delle fattorie alle pendici delle alture del Golan e la soluzione del problema palestinese. Detto questo la pace è un trend che si consolida. Visto che non si può ancora costruire una pace permanente, il nostro obiettivo deve essere quello di costruire una non guerra irreversibile. E attraverso questa si risolveranno i problemi. Del resto in Europa abbiamo impiegato tre mila anni per diventare amici. Ci vuole ancora un po’ di tempo”..

Francesca Smacchia

Limes

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