L’OCCHIO DI ZHANG AILING

Oggi, come ieri, Shanghai ha sempre coltivato l’ambizione di somigliare a Hong Kong, suo doppio culturale e architettonico. In queste due città, simbolo della modernità cinese, si intrecciano e si rincorrono la vita e l’opera di Zhang Ailing (nota in America come Eileen Chang), la più grande scrittrice cinese del ‘900; entrambe le città sono proiettate verso le mode e le seduzioni dell’occidente, e la stessa Zhang Ailing (nata a Shanghai nel 1920 e morta a Los Angeles nel 1995) quando lasciò la Cina nel 1955 per non tornarvi mai più, dopo un breve soggiorno a Hong Kong scelse gli Stati Uniti come sua seconda patria. Tra Shanghai e Hong Kong, dunque, è ambientato anche il romanzo autobiografico Piccola riunione, completato nel 1976, ma pubblicato solo quest’anno in Cina e non ancora tradotto.
Ancora il tema del doppio
La scrittrice vi rievoca il tempo degli studi trascorso nella colonia britannica durante la guerra sino-giapponese, e l’amore per un collaborazionista, consumato a Shanghai con alcune prolessi dedicate alla sua vita in America. Come in altre opere, Hong Kong viene colta nella sua eterna funzione di non luogo, città-traghetto tra la vecchia Cina e quella del futuro, tra la civiltà del benessere e la barbarie della guerra, fra tradizione cinese e modernità occidentale, di cui è suprema sintesi; ma l’anima della città allude anche alla scissa o multipla identità che si annida in ogni essere umano. Sul tema del doppio è centrata la raccolta intitolata L’amore arreso (Rizzoli, pp. 214, euro 10), con le due novelle Un amore devastante (traduzione di Alessandra Lavagnino) e Rosa bianca, rosa rossa (tradotta da Maria Gottardo e Monica Morzenti), scritte rispettivamente nel 1943 e l’anno successivo da una Zhang Ailing giovanissima, ma già assai popolare.
Definita da un critico del tempo «un gioco spirituale tra cinici edonisti», Un amore devastante dietro l’apparente schermaglia amorosa cela una riflessione profonda su alcune antinomie intrinseche alla società cinese. Romantica e al tempo stesso cinica, la storia d’amore si consuma nella Hong Kong sconvolta dall’attacco nipponico nel 1942. In fuga da Shanghai, da un matrimonio fallito e dall’ipocrita moralismo di una famiglia numerosa quanto avida, Bai Liusu intreccia una relazione con Fan Liuyuan, ricco e fatuo cinese d’oltremare. Sin dall’inizio li avvicina una evidente attrazione, ma l’ombra del matrimonio interviene a dividerli: per lui è una irritante convenzione, per lei è l’unico approdo rispettabile ed economicamente sostenibile, poiché si ritrova divorziata e vedova in un mondo ancora soggetto all’idea confuciana di castità femminile. La guerra riavvicina gli amanti e, in una sorta di catarsi distruttiva, li unisce sulle macerie dell’opulenta città. La caduta di Hong Kong, luogo del piacere che smarrisce in sé i confini tra oriente e occidente, vale da metonimia della caduta della civiltà moderna, con i suoi ostentati orpelli, fragili sovrastrutture artificiali che l’uomo erige intorno a sé; ma a un’altra lettura, la città devastata è piuttosto il presagio della cancellazione culturale operata dal progresso, e esemplifica il timore di Zhang Ailing per la fine di un’epoca e di una cultura. Secondo il grande sinologo Leo Lee, quella che viene adombrata nelle tragiche scene di bombardamento(che contrastano vivacemente con il tono leggero del testo) è la fine della cultura urbana di Shanghai, città di origine della scrittrice. Sono le donne, nelle opere di Zhang Ailing, a incarnare lo spirito della città, la sua cultura materiale, quotidiana: una visione che torna nel romanzo della sua più probabile erede, Wang Anyi, Canzone dell’eterno rimpianto. Reso celebre dall’adattamento filmico di Stanley Kwan, il romanzo è una complessa rivisitazione della storia di Shanghai attraverso la vicenda di una xiao shimin, una «piccolo-borghese», proprio come Zhang Ailing.
Al senso della rovina intuito nella modernità, Zhang contrappone, ironicamente, l’antichissimo tema della donna causa di decadenza di città e reami (suggerito anche nel titolo originale della novella), per declinarlo in una commedia amara, chiusa da un frivolo finale, che solo in apparenza riconcilia gli opposti.
La penna di Zhang Ailing scorre più incisiva in Rosa bianca, rosa rossa, dove si cimenta in un’altra raffigurazione dell’alterità. Nella letteratura cinese tradizionale, una delle interpretazioni più significative del doppio sta nella figura di Jia Baoyu, protagonista del grande romanzo settecentesco Il sogno della camera rossa, di cui Zhang Ailing era fine conoscitrice. Lo dimostra rendendo protagonista del suo romanzo un giovane attratto e diviso da due figure femminili, l’una immagine ideale della normalità confuciana, l’altra emblema della devianza romantica e individualista; l’inconciliabilità di tali aspirazioni è uno dei percorsi di lettura di questo formidabile testo narrativo, che ha permeato di sé molta della letteratura successiva.
«Due erano le donne nella vita di Zhenbao, la rosa bianca e la rosa rossa, così le definiva lui. La moglie pudica e l’amante passionale»: l’incipit riassume superbamente la trama della novella, che è in effetti un graffiante ritratto del «perfetto uomo cinese moderno», un piccolo borghese tutto ipocrisia ed efficienza messo in crisi da una ben nascosta, ma «devastante», passionalità. L’evidente ironia con la quale è reso il personaggio – alle prese con due tipi di donne che incarnano le sue intime, irrisolte pulsioni – è degna della vena satirica di due altri grandi scrittori cinesi del secolo scorso, Lao She e Qian Zhongshu. Vissuta sul crinale di due civiltà, intrisa dell’una quanto attratta dall’altra, Zhang Ailing riproduce questo dualismo nella figura di Zhenbao, marito irreprensibile tormentato da scabrose passioni, la cui duplice personalità si annulla infine in un totale narcisismo. Iniziato al sesso da una prostituta parigina, egli alterna nella sua vita l’osservanza di un Super Io confuciano, che lo dispone all’amore casto e socialmente corretto (identificato con la moglie cinese), e una libido che lo sospinge oltre i confini della propria identità. Il senso di degrado morale e fisico convive con l’euforia provata nell’incontro con donne straniere o di origini miste, riuscita immagine del rapporto ambiguo che la Cina ha sempre intrattenuto con il suo Altro occidentale: ammaliatore che contamina, fonte di decadenza e progresso allo stesso tempo.
La storia è ambientata a Shanghai, che insieme a Hong Kong rappresenta negli anni ’40 un cronotopo, tempo e luogo sia del trapasso epocale tra «il vecchio che crolla e il nuovo che fiorisce», come scriveva Zhang Ailing, sia dell’ibrido culturale: la sua narrativa è popolata da cinesi d’oltremare o euroasiatici, persone che «hanno tutti i difetti dei cinesi e in più quelli degli occidentali». A soli ventiquattro anni Zhang Ailing aveva compreso fascino e pericolo della modernità cinese. Eppure, «i suoi personaggi sono saldamente, talora spaventosamente, cinesi», ha scritto di lei un critico sino-americano, Chih-tsing Hsia.
Basandosi su una sapiente tecnica fatta di contrasti, la scrittura di Zhang Ailing esplora i caliginosi abissi dell’animo scrutando nelle pieghe più banali della quotidianità; i dialoghi serrati, debitori sia della narrativa tradizionale sia del mondo cinematografico, insieme alle descrizioni minuziose di un’epoca inquieta, disegnano i margini di una narrazione tesa, che non scivola mai nell’emotività del melodramma, fermamente ancorata alla lucida visione dell’autrice. Zhang Ailing ci appare conscia di tutti gli effimeri moti del cuore umano, ma anche e più ferocemente dei calcoli ai quali sono sovente asserviti azioni e sentimenti degli individui, nelle cui anime la scrittrice scava, trovandole spesso «vuote». L’ironica leggerezza, il ritmo e la sensibilità con cui questa sottile osservatrice della società rappresenta la sua visione tragica della vita fanno pensare a una Jane Austen moderna benché più spietata. La lingua, elegante, originale, raggiunge una ricchezza estrema nel coniugare suggestioni tradizionali e accostamenti arditi, accesi dal confronto con l’Altro culturale, e di questa stratificata sinfonia la traduzione dà ampiamente conto riuscendo a far trasparire la personalità oltre che il talento dell’autrice.
I trionfi dell’irrazionalità
Come dimostrano anche altre sue opere già note al pubblico italiano – La storia giogo d’oro tradotto da A. Lavagnino e Lussuria, curato dalle traduttrici Gottardo e Morzenti, sempre per Rizzoli), Zhang Ailing sa leggere l’irrazionalità che domina tanto il sesso quanto le emozioni, nonché la capacità umana di ricondurli all’insostenibile ragionevolezza del vivere. Comprendiamo così che l’amore proibito e il tradimento, che tante pagine hanno riempito nella letteratura occidentale, nella cultura cinese e nella narrativa di Zhang Ailing si arrendono non tanto al senso del peccato e della trasgressione di una morale trascendente, quanto alla necessità di adesione sociale e famigliare, fino all’annullamento del sé.
Come un gioco di specchi il doppio si manifesta in Zhang Ailing a vari livelli, dall’interiorità scissa dell’uomo moderno al conflitto di genere, al dualismo oriente-occidente. Solo un altro grande scrittore cinese del ‘900, Qian Zhongshu, nel coevo romanzo La città assediata, è stato capace di descrivere con altrettanto sarcastica levità i drammi psicologici e sociali alla base dei rapporti di coppia, la meschinità sublime del conformismo, il malinteso culturale soggiacente allora come ora nelle relazioni tra mondi contrapposti, resi complementari dalla modernità.

Nicoletta Pesaro

Il Manifesto

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