«Mio padre Charlie Chaplin? Irraggiungibile anche per noi figli»

Scene di vita quotidiana. Anzi. Scene di drammi quotidiani. Con un padre genio e una mamma un po’ più che birbante. Con un padre irraggiungibile. Per colpa di un «muro» eretto da una mamma generale. E un servizio d’ordine fatto di balie e bambinaie con il cuore tenero e il polso inflessibile. Lui, il genio, è Charlie Chaplin all’anagrafe. Charlot, in arte. Il padre di otto figli avuti da Oona O’ Neill (a sua volta figlio di un altro genio, Eugene, Nobel per la letteratura) e di tanti capolavori in celluloide che non smettono di affascinare grandi e piccini anche oggi che quell’uomo, quel genio è morto da più di 32 anni.
Lei, la «piccola», è Jane, sesta nata di quella nidiata, terzultima in ordine di comparizione per le visite della cicogna, autrice oggi di un volume, «17 minuti con mio padre» (Giulio Perrone editore, pp. 480, euro 18,50) in cui racconta il suo rapporto con quel famoso e inarrivabile papà. L’eccellente traduzione dal francese, firmata da Maria Camilla Brunetti, mette alla luce le difficoltà di un legame ricco dei diaframmi imposti da un sistema di vita e da una protezione esasperata che Oona innalzò per mettere il genio creativo del marito al riparo da ogni «disturbo». Al punto che Jane, oggi sposata e madre di due figli, sostiene di aver il ricordo di soli diciassette minuti insieme al suo papà sui vent’anni trascorsi in famiglia.
Un’inezia, insomma. Spiccioli rubati a un servizio d’ordine tanto inflessibile quanto talora sorprendente. Come quando la piccola Jane scopre la trovata della madre per «sorvegliare» conversazioni e segreti dei propri figli attraverso un interfono con il quale dalla propria stanza può origliare ogni frase e ogni dettaglio nella vita quotidiana e affettiva dei suoi piccoli. Una meraviglia che metteva rabbia come la fin troppo severa inclinazione alla punizione. La stessa Jane ricorda quando venne sculacciata di fronte ai familiari finché non avesse chiesto scusa per una marachella e al fratello Christopher sia toccato anche di peggio (sculacciate col battitappeto) per essere stato trovato in giardino, nascosto dietro un cespuglio, con la figlia dei custodi con la quale aveva un flirt adolescenziale.
Ma le pagine di Jane Chaplin, fresche e vivaci, che si leggono con agile disinvoltura e immenso piacere, dicono molto altro del genio del cinema. Dettagli legati alla quotidianità, alle abitudini, alle piccole e grandi passioni degli uomini. Forse piccoli e insignificanti particolari che soddisfano curiosità spesso astratte. Perché non si pensa a immaginare quale profumo abbia preferito il creatore di Charlot… E allora ecco colmata la lacuna: acqua di colonia 4711. O quali passioni sportive abbia covato un perfezionista del set… Calcio e pugilato, la risposta. E proprio su quest’ultimo si sviluppa un altro aneddoto importante.
Marzo 1971, Las Vegas. È il giorno della sfida fra Cassius Clay e Joe Frazier per la corona dei massimi. Chaplin tifa per Clay e tutta la famiglia si accoda alla scelta. La sola Jane propende per Frazier con la motivazione: «Qualcuno dovrà pur tifare per lui». Immediate le rampogne seriose di mamma Oona che voleva obbligare i figli a una devozione incondizionata verso i voleri del padre. Quest’ultimo tuttavia apprezzò la scelta controcorrente della ragazzina, all’epoca solo quattordicenne. Finì sconfitta Jane e con lei Frazier. E dovette pure sopportare gli sfottò dei suoi.

Il libro ha un retrogusto amaro più che dolce. Di Chaplin e Oona esce un quadro a tinte loschissime. Il genio chiuso in una torre eburnea, inaccessibile anche per i suoi figli più piccoli, un uomo rintanato sul suo piedestallo più oggetto di assoluta adorazione che esempio di uomo in grado di aiutare i bambini nella loro crescita, donando loro l’affetto di un padre, finalmente presente. E il ruolo di una madre, per nulla affatto complice dei propri figli, ma piuttosto sorvegliante indefessa e sentinella attenta di una reggia, quella di Vevey, dove Chaplin visse l’ultima parte della sua vita al ritorno in Europa dagli Stati Uniti. Una sapore amaro che distrugge il mito di Charlie Chaplin e Oona O’ Neill come genitori, pur lasciando immacolata l’impronta del genio e quello della donna che l’amò e lo protesse da ogni attacco.
Stefano Giani
Il Giornale

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