ELOGIO DEL “CAMERATA” SAVIANO

BUTTAFUOCO SPIEGA PERCHÉ L’AUTORE DI ‘GOMORRA’ NON È DI SINISTRA: “è Law & Order, è un autentico Serpico, un uomo d’ordine che nulla c’entra con i gruppi che vanno ad applaudirlo – SI È FORMATO LEGGENDO CÉLINE E POUND, Ernst Junger E Julius Evola” – ora qualcuno consoli consolo… – IL “CASO CONSOLO” – Sul Giornale Maurizio Caverzan scrive che lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo ha ritirato l’intervento ideato per accompagnare il nuovo dvd di Roberto Saviano. Motivo? L’autore di “Gomorra” è colpevole di aver citato autori di destra tra i propri maestri

Francesco Specchia per “Libero

«Non c’è alcun dubbio che il vero Roberto Saviano è Law & Order, è un autentico Serpico, un uomo d’ordine che nulla c’entra con i gruppi che vanno ad applaudirlo… ». Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, è lepido e lapidario: Saviano, dentro, sarebbe tutto d’un pezzo, carne e granito, come Serpico (o meglio, oseremmo noi, come Cesare Mori, il prefetto di ferro che mazzuolò la mafia su impeto mussolinano).

Buttafuoco di Saviano è amico e sodale. E anche se «parlare con lui di destra, con la destra d’oggi è un’eresia, Dio ce ne scampi» egli, oggi, ammanta lo scrittore di Casal di Principe di un alone ideologico perlomeno inusuale. L’affermazione – e il caso – nascono da un’indiscrezione di Maurizio Caverzan sul Giornale. Il quale rivela che l’editore Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto con tanto di libello e dvd intitolati “Orazione civile”.

IL GRAN RIFIUTO
Un’operazione editoriale che, secondo lo stesso Saviano, dovrebbe contenere nel libro «storie sconosciute, a volte dimenticate, spesso colpevolmente rimosse»: trattasi della cronaca d’un Italia nascosta tra le pieghe dei titoli e degli articoli spesso “scritti col sangue e col sacrificio” dalle testate locali, e per questo spesso obliati dai più. Tale cofanetto avrebbe dovuto esser nobilitato, tra gli altri, dall’intervento di Vincenzo Consolo, romanziere d’epos antico, siciliano di raffinata lagnusia, sinistrissimo d’ideologia e sensibile agli appelli dell’intellighenzia un po’radical e un po’ chic. Bene.

Pare che Consolo, una volta letti i nomi del Pantheon letterario di Saviano, i di lui maestri di penna e pensiero, sia trasecolato; e offeso e stizzito, con sciasciana indifferenza abbia ritirato la sua firma dall’operazione. Ma qualera il Pantheon di Saviano? Proprio Buttafuoco, che l’aveva intervistato per Panorama, ne richiama le letture: «Non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore…», gli confessò Saviano.

Aggiungendo tra i propri livres de cheveti testi epici di «Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis-Ferdinand Céline, Carl Schmitt», numi che non appartengono sicuramente all’immaginario di sinistra. Un altro desueto esprit savianesco è sull’amor di giustizia e di patria: «Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia in cui si riconosceva Paolo Borsellino» ; e «credo che il richiamo all’Unità d’Italia sia importante. Personalmente terrei che continuasse ad esistere un paese di nome Italia, e penso che ci terrebbe pure Gabriele D’Annunzio».

D’Annunzio e Borsellino. Nessuno dei due ha mai votato per Vendola o per D’Alema. A Einaudi buttano acqua sul fuoco. «Abbiamo fatto tutto un po’ in corsa e siamo soddisfatti anche quando attorno a un’iniziativa si discute. Tra Consolo e Saviano c’è un rapporto personale e noi rispettiamo le scelte di chi decide di non partecipare». E va bene così. Il vero problema è Consolo. Anzi è l’egotismo dell’autore della “Ferita dell’Aprile”, “Ratablo”, “Di qua dal faro” vezzoso come il chiosco Vezzosi in Piazza Duomo, distillato di puro snobismo catanese, anche se Consolo è di Messina.

 Il catanese Buttafuoco, però, non si stupisce di questo ruvido classismo tra scrittori celebri. «D’altra parte Consolo non è nuovo a queste uscite. L’estate scorsa Guglielmo Ferro, figlio di Turi Ferro, per uno spettacolo a Catania, organizzò un progetto editoriale chiamato Scupa in cui ogni scrittore siciliano noto doveva scrivere un racconto su una carta da mazzo, la donna di bastoni, il re di coppe e via a seguire.

Ovviamente essendo scrittore siciliano importante (io ricordo con nostalgia il suo “Sorriso dell’ignoto marinaio” ma da allora non ha fatto capolavori) Consolo era tra i primi contattati. Però, avendo saputo che partecipavano all’antologia il sottoscritto, Ottavio Cappellani e Andrea Camilleri che vende più di lui, se ne è andato schifato».

Il narratore Buttafuoco è impietoso, nel fluire del racconto «…così come quella volta che, mentre da un lato un manager di spettacolo mi proponeva un testo di Consolo per lo Stabile di Catania di cui sono presidente, dall’altro lo stesso maestro Consolo si ritirava schifato. Il suo problema è che ha aspettato una vita per essere il nuovo Sciascia, ma appena Sciascia è morto è arrivato Bufalino; e non ha fatto in tempo a morire Bufalino che gli è subentrato Camilleri….».

COME HIKMET
D’altronde, anni fa, nella sua cocciuta e incongrua ortodossia, Consolo era l’uomo che aveva definito la sua città di residenza e d’adozione, Milano, “infame, centrale della menzogna”, promettendo che -se fosse divenuto sindaco l’allora leghista Marco Formentini, che sindaco lo divenne davvero – sarebbe tornato a morire come gli elefanti all’isola sua. «E, guardi, sono anni che noi siculi ci siamo seduti sullo stretto di Messina, ad aspettare il ritorno di Consolo e ancora lo stiamo aspettando», chiosa Buttafuoco.

Un’altra versione del caso è che il tignoso Consolo avrebbe sofferto enormemente l’ingratitudine verso l’autore di Gomorra, ch’egli, agli esordi (di Saviano, non suoi) aveva accolto nella sua casa, senza essere stato nemmeno degnato di menzione tra un Evola e un Celine. Ma tant’è.

In realtà, Saviano fu già beatificato da FareFuturo come «pensatore di destra», in virtù di una visione eroica della lotta per la legalità, senza «sociologismi né ideologismi » e, soprattutto, in forza di un individualismo oltre gl’intruppamenti e lo avvicinava a personaggi come Nazim Hikmet o Reinaldo Arenas, lo scrittore gay perseguitato nella Cuba di Castro. La notizia, semmai, è che se ne sia accorta una parte della sinistra…

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Una Risposta to “ELOGIO DEL “CAMERATA” SAVIANO”

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