CGIL DERBY

LA GUERRA INTESTINA AL SINDACATO STA DIVENTANDO DEGNA DELLE PEGGIORI TRADIZIONI DELLA SINISTRA ITALIANA – LA CGIL CHE VOGLIAMO CONTRO LA CGIL DI EPIFANI: “QUANDO MANCA IL NOSTRO CONTROLLO NELLE ASSEMBLEE RISULTANO SEMPRE PRESENTI TUTTI GLI ISCRITTI, MAI NEANCHE UNO CHE ABBIA IL MAL DI GOLA” – E GUARDA CASO IL 100% VOTA IN FAVORE DELLA MOZIONE EPIFANI…

Beatrice Borromeo per “il Fatto Quotidiano

Chi pensa che le vicende sindacali non siano, come dire, emozionanti si potrebbe ricredere, perché la guerra intestina alla Cgil sta diventando degna delle peggiori tradizioni della sinistra italiana. Sono false, secondo la mozione uno della Cgil – la corrente maggioritaria presieduta dal segretario generale Guglielmo Epifani – “le affermazioni circa una presunta alterazione dei dati”.

La nota del sindacato, diffusa ieri, si riferisce alle pesanti accuse mosse dalla mozione due – la “Cgil che vogliamo” – secondo cui la maggioranza di Epifani gonfierebbe sistematicamente i voti durante le assemblee, soprattutto in vista del XVI congresso nazionale del prossimo maggio in cui si dovrà decidere la successione alla segreteria (Epifani sponsorizza Susanna Camusso).

“Abbiamo riscontrato molte irregolarità”, denuncia al Fatto Marigia Maulucci, mozione due (di cui fanno parte i metalmeccanici della Fiom, gli statali della Funzione pubblica, i bancari). E spiega: “Quando noi siamo presenti alle assemblee, tutto si svolge normalmente. C’è un dibattito e gli iscritti votano in maniera differenziata, chi per noi e chi per gli altri”.

Il problema, racconta Maulucci, nasce quando la “Cgil che vogliamo” è assente: “Quando manchiamo noi, che controlliamo, si creano situazioni irrealistiche. Risultano infatti sempre presenti tutti gli iscritti, mai neanche uno che abbia il mal di gola e guarda caso il cento per cento dei votanti si esprime sempre in favore della mozione Epifani. Vi sembra verosimile?”.

Per Enrico Panini, segretario confederale della Cgil e responsabile dell’organizzazione (quindi in area Epifani), si tratta di accuse “assolutamente destituite di ogni fondamento”. Panini ha anche aggiunto che “le assemblee si svolgono sulla base di un rigoroso regolamento approvato all’unanimità dal Comitato direttivo e in ogni provincia sono costituite commissioni, rappresentative di tutte le posizioni congressuali, deputate a dirimere ogni contestazione”.

In più, si legge sempre nella nota, “il Congresso della Cgil si basa sul voto delle iscritte ed iscritti, sull’applicazione del proporzionale puro e rende impossibile ogni interpretazione tesa ad alterare il rigido rispetto del voto nella definizione dei delegati spettanti ad ogni mozione e nella determinazione del rapporto fra queste”. Ma al di là della risposta nel merito, tra le file della mozione uno si privilegia una lettura più politica della denuncia a mezzo stampa fatta dalla “Cgil che vogliamo”: “C’è voglia di potere, nella Cgil. Peccato che la mozione due non abbia le adesioni che credeva. Sta andando malissimo. Ecco perché attacca”, dice chi è vicino a Epifani.

La “Cgil che vogliamo”, che è nata aggregando sigle sindacali con culture tra loro molto diverse, dai duri della Fiom ai più moderati bancari, starebbe quindi esasperando i toni, cercando risalto sulla stampa e accusando il segretario generale perché povera di consensi, alla ricerca di appigli per recuperare terreno in vista del congresso polarizzando la competizione.

Questa, almeno la linea della maggioranza del sindacato. Che non sembra preoccupata di possibili sorprese quando, dal cinque all’otto maggio, tutti gli iscritti alla più importante organizzazione sindacale italiana saranno chiamati a esprimersi sui programmi e sui rappresentanti per la prima volta dal marzo 2006. E la “Cgil che vogliamo” confida, con un aiutino a mezzo stampa, in un improbabile ribaltone. O almeno nel diventare una minoranza influente nella Cgil post-Epifani.

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