Il vero Stranamore che si fece bombarolo per salvare il mondo

A vederlo così, non alto di statura, con le folte sopracciglia ancor più nere dei capelli, con quel volto ilare, con quello sguardo a spillo, acuto e sfottente, timore non ne incuteva. Eppure era l’uomo che per quasi cinquant’anni aveva tenuto testa ai sovietici e ai loro amici filocomunisti americani.
Teller, certo, ungherese di Budapest, scienziato di fama mondiale, padre della bomba H, del Laser a raggi X, dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari, ha fatto tutto quanto si poteva fare per meritarsi l’odio dei comunisti. In Italia è uscita di recente una suo biografia Il vero dottor Stranamore (Cortina) di Peter Goodchild. In America hanno invece pubblicato le Memorie di Edward Teller – e anche le sue lettere a Maria Mayer, l’affascinante amica tedesca Nobel 1963 per gli studi sulla struttura nucleare (i «numeri magici»). Non sappiamo se siano complete, anzi immaginiamo che non lo siano. Ma quanto è scampato all’autocensura basta non solo a darci la misura di cosa è stata e come è nata la Guerra fredda che per quasi trent’anni ha coinvolto su opposti fronti Stati Uniti e Unione sovietica, l’angoscia di certi momenti (l’arresto di Klaus Fuchs, fisico teorico e agente segreto di Mosca a Los Alamos, 1949, l’invasione della Corea del Sud, 1950, lo Sputnik russo, 1957, l’U2, aereo spia americano, 1960, i missili sovietici a Cuba, 1962), le drammatiche perplessità degli alti comandi Usa, le incertezze e le esitazioni dei politici e degli scienziati impegnati nella realizzazione degli armamenti nucleari; e anche la risolutezza di questo eccezionale fisico, profeta e inventore dello Scudo spaziale, che instancabilmente lavorava per difendere il principio della «sopravvivenza reciproca assicurata» contro quello della «distruzione reciproca assicurata» nel tentativo di realizzare la superarma capace di mettere fine a tutte le guerre.
«Meglio salvare delle vite umane che vendicarle», ripeteva.
Stranamore?, forse, ma con il segno cambiato. Insomma non nel senso dello scienziato pazzo nazista, consigliere del presidente Usa che sogna e progetta la guerra totale per un inconscio sentimento di rivalsa e condanna verso l’umanità colpevole di non aver capito e accettato il demiurgo Hitler.
Certamente Stanley Kubrick, il regista del famoso film Il dottor Stranamore che nel 1964 ottiene nel mondo un successo senza precedenti giustificato anche dallo stato psicologico di un’opinione pubblica vissuta per anni sotto la continua e reale minaccia di un olocausto nucleare, ha preso Teller come modello per il protagonista del suo film, il fanatico demoniaco ideatore delle armi di distruzione globale. Ma nella satira del personaggio Stranamore, Kubrick ricalca la versione corrente di quella stampa e di quegli ambienti scientifici (il celebre fisico pacifista e filocomunista Robert Oppenheimer e il suo entourage) che vedevano in Teller il capofila dei guerrafondai. Nella sua «commedia nera» che schernisce ferocemente il presidente Usa, l’establishment militare (sia quello russo sia quello occidentale) e tutta la «retorica» della Guerra fredda che alimenta la corsa agli armamenti nucleari e termonucleari, il regista mette una pietra miliare sulla follia della propaganda bellica. La fiction cinematografica però finisce col confondere Teller con altri ben più interessati e opportunisti fautori della Guerra fredda: forse Kissinger, forse lo stratega nucleare americano Hermann Kahn.
Edward Teller infatti è ben lontano dalle eminenze grigie dell’industria militare del suo Paese d’adozione anche se non si stanca di ripetere a collaboratori e oppositori: «Meglio sotto l’ombrello nucleare per la libertà che sotto l’ombrello di Chamberlain per la schiavitù». Ed è sempre lui che nell’estate 1939 va a Long Island, a casa di Einstein, assieme ai colleghi ungheresi Leo Szilard e Paul Wigner (Nobel 1963) con lo scopo di convincere il grande scienziato a scrivere una lettera a Roosevelt per avvertirlo del pericolo di una eventuale bomba atomica dei nazisti e, se possibile, anticiparli. La lettera fu definita «tanto importante per gli Usa quanto la Dichiarazione d’indipendenza». Un europeo in America è sempre un po’come un pesce che deve imparare a camminare sulla terra. Piano piano ci riesce. Però il suo ambiente è sempre l’acqua. Edward apparteneva a una razza che aveva trovato nell’imprudenza e nell’eccesso l’unica ragione che la legasse al nuovo Paese. Orgoglio incosciente? Mitomania alla Stranamore? Desiderio di sbalordire? Sapeva benissimo Teller che se non lo consideravano un genio dovevano per forza considerarlo un pazzo: il che, agli effetti del successo, vale altrettanto, o forse di più.
Ci credeva sempre a quello che diceva, «Mr. Bomba H», come abitualmente lo definivano Time, Newsweek, e Life? Gli esperimenti termonucleari da realizzare sulla faccia più nascosta della Luna, un canale di Panama a livello del mare da scavare con un ordigno da 10 megatoni, la frantumazione delle meteore in rotta di collisione verso la Terra con l’impiego del suo prodigioso Laser a raggi X. Non ha importanza, visto che lo diceva sempre come se ci credesse e senza preoccuparsi dell’effetto che le sue parole provocavano sui potenti di turno. Anzi, contando proprio su questo effetto. Così nel 1952, riesce a farsi costruire dal governo un nuovo grande laboratorio in California, a Livermore, due passi dall’Università di Berkeley dove insegna, per mettere a punto il primo ordigno termonucleare trasportabile della storia, la bomba da 15 megatoni (15 milioni di tonnellate di tritolo) poi sperimentata sull’atollo di Bikini il 6 febbraio 1954: una bomba H a radiazione-compressione-implosione settemila volte più potente di quella sganciata nel ’45 su Hiroshima. «Finalmente abbiamo riprodotto sulla Terra il processo di termofusione a catena che tiene acceso il Sole», è il suo commento. E sempre a Livermore avrà origine, 30 anni dopo, il suo Laser a raggi X, il sistema difensivo antimissili balistici con base nello spazio (Amb), quello Scudo spaziale per le Guerre stellari che irrita Andropov e Gorbaciov al punto da indurli a progettare, nel 1984, un attacco preventivo contro l’Occidente.
Con l’attuazione dello Sdi (Difesa strategica spaziale) si conclude il lungo viaggio nella conoscenza di questo stravagante cavaliere dell’ideale, metà Ulisse e metà Faust, che da Truman a Clinton ha collaborato, e polemizzato, con sette presidenti Usa. Il «falco» che anche perciò non ha mai smesso di scontrarsi con la «colomba» Oppenheimer, quando perde la moglie Mici (4 giugno 2000) dopo 60 anni vissuti con lei, di colpo stacca la spina. Ha 92 anni, però non è stanco. Suona al pianoforte i suoi classici preferiti, Bach e Brahms, ricorda con rimpianto i suoi amici più cari, Fermi e Szilard. Ma con la fisica ha chiuso. Abituato a una misura scettica delle cose umane, Edward respinge con una risata l’accusa che il Nobel per la Risonanza nucleare Isidor Rabi gli rivolge davanti all’intera Commissione per l’energia atomica («sei il nemico numero uno del genere umano»), così come era rimasto indifferente quando nel dicembre dell’87, alla Casa Bianca, Gorbaciov si era rifiutato di stringergli la mano. Teller-Stranamore muore a 95 anni, il 9 settembre 2003, nella sua casa di Berkeley.

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