Putin vende missili a Gheddafi

Solo poche ore prima il direttore di Rosoboronexport, la società statale che vende nel mondo le armi russe, Anatoly Isaikin, aveva smentito le voci di un contratto miliardario con la Libia:«Sono interessati a comprare, ma è prematuro parlare di intese». Ma ieri è stato nientemeno che il premier Vladimir Putin ad annunciare il supercontratto col quale Mosca vende a Tripoli armi per 1,3 miliardi di euro, che da solo fa un quarto di tutte le esportazioni belliche made in Russia. Putin ha firmato l’affare con il ministro della Difesa libico Yunis Jaber, che ha visitato la Russia nei giorni scorsi.
Resta il mistero sulla lista della spesa del colonnello Gheddafi, che proprio Putin all’epoca della sua presidenza aveva riportato nella lista degli amici del Cremlino, dopo un allontanamento successivo alla fine dell’Urss. Il premier russo ha svelato l’esistenza del contratto incontrando Vladimir Gorodezky, direttore dell’Izhmash, la famosa fabbrica di armi dove è nato il kalashnikov, facendo quindi capire che potrebbe essere uno dei beneficiari dello shopping libico.

 «Ma non si tratta solo di armi leggere», ha poi aggiunto enigmaticamente. Il ministro libico all’arrivo a Mosca aveva esplicitamente dichiarato di desiderare acquistare una ventina di caccia Sukhoi, carri armati T90S e sistemi di difesa antiaerea S300, oltre a voler modernizzare il proprio parco armamenti, composto prevalentemente da pezzi di produzione sovietica al 90% bisognosi di un urgente intervento anti-vecchiaia. Lo stesso Isaikin aveva confermato che la trattativa con Tripoli include «tutta la gamma dei nostri armamenti».
Un contratto di queste dimensioni ovviamente non solo rimpingua le tasche del Cremlino (anche se il settore armi, nonostante la crisi, ha visto nel 2009 un aumento delle entrate dalle esportazioni del 10%)ma segnala qualcosa sulle possibili alleanze di Mosca. Anche perché proprio in questi giorni Teheran ha rinnovato le esortazioni ai russi a vendere il sistema S300, un complesso di antiaerea ambito da diversi Paesi mediorientali. Sulla fornitura di questi missili all’Iran a Mosca è in corso uno scontro sotterraneo, con gli Usa e Israele che fanno pressioni per bloccare l’intesa. Il fatto che alla fine Putin avesse preferito Gheddafi, che per di più ha posto come condizione una consegna ultrarapida, entro il 2010, per Teheran è stato una brutta sorpresa, che forse spiega perché una delegazione iraniana che doveva trattare la questione degli S300 abbia cancellato la partenza per Mosca proprio in questi giorni.
L’intesa con Gheddafi appare per la Russia più attraente, su diversi fronti. Mentre Gazprom sta esplorando le vie del petrolio in Libia, è di queste ore la notizia che Libya Investment Authority, il fondo sovrano di Tripoli, abbia appena partecipato con rilievo all’Ipo – rivelatasi disastrosa – di Rusal, il colosso di alluminio di Oleg Deripaska, l’indebitatissimo oligarca amico di Putin.

Anna Zafesova per “La Stampa”

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