Archive for febbraio 2010

Se un esorcista in Vaticano scopre di avere molto da fare

febbraio 28, 2010

Escono le “memorie” di padre Gabriele Amorth. Storie curiose e un monito alla chiesa che non crede più a Satana

Satanisti in Vaticano? “Sì, anche in Vaticano ci sono membri di sètte sataniche”. E chi vi è coinvolto? Si tratta di preti o di semplici laici? “Ci sono preti, monsignori e anche cardinali!”. Mi perdoni, don Gabriele, ma Lei come lo sa? “Lo so dalle persone che me l’hanno potuto riferire perché hanno avuto modo di saperlo direttamente. Ed è una cosa ‘confessata’ più volte dal demonio stesso sotto obbedienza durante gli esorcismi”. Il Papa ne è informato? “Certo che ne è stato informato! Ma fa quello che può. E’ una cosa agghiacciante. Tenga presente poi che Benedetto XVI è un Papa tedesco, viene da una nazione decisamente avversa a queste cose. In Germania infatti praticamente non ci sono esorcisti, eppure il Papa ci crede: ho avuto occasione di parlare con lui tre volte, quando ancora era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Altroché se ci crede! E ne ha parlato esplicitamente in pubblico parecchie volte. Ci ha ricevuto, come associazione di esorcisti, ha fatto anche un bel discorso, incoraggiandoci e elogiando il nostro apostolato. E non dimentichiamo che del diavolo e dell’esorcismo moltissimo ne ha parlato anche Giovanni Paolo II”. Allora è vero quello che diceva Paolo VI: che il fumo di Satana è entrato nella chiesa? “E’ vero, purtroppo, perché anche nella chiesa ci sono adepti alle sètte sataniche. Questo particolare del ‘fumo di Satana’ lo riferì Paolo VI il 29 giugno 1972. Poi, siccome questa frase ha creato uno scandalo enorme, il 15 novembre dello stesso 1972 ha dedicato tutto un discorso del mercoledì al demonio, con frasi fortissime. Certo, ha rotto il ghiaccio, sollevando un velo di silenzio e censura che durava da troppo tempo, però non ha avuto conseguenze pratiche. Ci voleva uno come me, che non valeva niente, per spargere l’allarme, per ottenere conseguenze pratiche”. (more…)

Fastweb, la stangata

febbraio 28, 2010

Quando Silvio Scaglia beffò Milano con i soldi della città.

Oggi Fastweb e il suo fondatore, Silvio Scaglia, sono alle prese con un grande scandalo e una pesante inchiesta giudiziaria. Ma quando tutto iniziò, tra il 1999 e il 2000, si sentivano solo gli applausi: per l’impresa che prometteva di cablare Milano e poi l’Italia, portando il futuro – cioè telefono e internet superveloce a banda larga – nelle case degli italiani. Pochi, allora, osarono criticare il modo in cui fu fondato l’impero. Tra questi, quel rompiscatole di Basilio Rizzo, il consigliere comunale che fin dai tempi della Milano da bere fa le pulci alle scelte dell’amministrazione. La gloriosa fondazione, lui la chiamò così: “Quel pasticciaccio brutto di via della Signora”. In via della Signora, a un passo dal Duomo, c’era allora la sede dell’Aem, l’azienda energetica municipale, oggi diventata A2A. Lì vide la luce Fastweb. (more…)

Il diritto dell’Occidente di difendersi. Meglio con le azioni mirate

febbraio 28, 2010

di Benny Morris

Chissà come avrebbe ridacchiato Samuel Beckett (ammesso che qualche volta lo facesse), cogliendo al volo l’assurdità e l’ipocrisia, dei governi e dei mezzi di comunicazione dell’Europa occidentale, che non hanno risparmiato critiche a Israele per aver utilizzato passaporti britannici, irlandesi, tedeschi e francesi nella missione per eliminare l’alto esponente di Hamas che trattava con i regimi sanguinari di Teheran e Khartoum. Mahmoud al-Mabhou è stato ucciso, a quanto pare da una squadra di agenti del Mossad, nella sua stanza d’albergo a Dubai il 19 gennaio. Senza nominare Israele, il presidente francese Sarkozy ha condannato l’operazione come un «assassinio che nessuno può giustificare» e i ministri degli Esteri britannico e irlandese hanno fermamente chiesto a Israele di fare luce sull’uso dei loro passaporti. Persino i bambini sanno che tutti i servizi di 007, compreso l’MI6 britannico, falsificano l’identità dei loro agenti e si servono di passaporti falsi. Perché il Mossad dovrebbe comportarsi diversamente? (more…)

AMERICA LATINA / Quanto sono ipocriti tutti questi politici

febbraio 28, 2010

di Moisés Naím

Siamo abituati alle bugie dei politici. A sentirci dire una cosa e vederne realizzata un’altra. In alcuni casi i governanti non sembrano subire grosse conseguenze quando mentono, o quando promettono ciò che tutti sanno non riusciranno a mantenere, o nel momento in cui descrivono una situazione in completo disaccordo con la realtà. Si tratta di tendenze universali, e i paesi dove ciò non accade rappresentano l’eccezione. È tuttavia pericoloso abituarsi a questa situazione. Una diffusa tolleranza fa sì che, in alcuni paesi, l’indulgenza della gente nei confronti delle lampanti bugie dei governanti o dell’ipocrisia dei politici raggiunga livelli insoliti. (more…)

Gheddafi contro la Svizzera; il figlio del leader espone i motivi alla base della disputa

febbraio 28, 2010

La disputa scoppiata nei giorni scorsi tra la Svizzera e la Libia, e culminata venerdì con l’invito di Gheddafi a “compiere il jihad” contro la Confederazione Elvetica, è dovuta da un lato all’intransigenza di entrambi i paesi, ma dall’altro a problemi interni alla stessa Libia, che ancora non ha adottato una posizione chiara nei confronti dell’Occidente – scrive la corrispondente Vivienne Walt

È forte la tentazione di liquidare l’appello di questa settimana, da parte del leader libico Muammar Gheddafi, al jihad contro la Svizzera come niente più che un altro round nella faida tra i due paesi. Ma sarebbe un errore considerare la retorica di Gheddafi come un mero atto teatrale. Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito del leader libico, che molti ritengono essere il suo probabile successore, ha raccontato al TIME che il litigio libico con la Svizzera è la manifestazione di una questione ben più grave e urgente all’interno della Libia, che è alle prese con il dilemma di quanto democratico e occidentalizzato dovrebbe diventare il paese dopo decenni di isolamento. “Se vogliamo avere a che fare con loro [l’Occidente], dovremo farlo in base allo stesso ritmo e alla stessa musica,” ha detto Saif Gheddafi in una schietta intervista mentre si rilassava nella sua tenuta di campagna vicino Tripoli, in occasione della festività che segna l’anniversario della nascita del Profeta Maometto. “L’esempio migliore è la crisi con la Svizzera. Essa mostra che c’è un grande divario tra il nostro modo di pensare e la nostra mentalità, e la mentalità e il modo occidentale di fare affari”. (more…)

Pilecki, la spia che entrò ad Auschwitz

febbraio 28, 2010
Witold Pilecki è un nome che non ci dice niente se non – forse – che si tratta di un polacco. Del resto, è poco conosciuto anche nella sua terra. Prima di raccontare la sua storia ho aspettato che fossero passate sia la Giornata della Memoria (per le vittime del nazismo nella Shoah) sia quella del Ricordo (per le vittime del comunismo nelle Foibe): proprio per vedere se qualcuno si ricordava di questo straordinario eroe, vittima sia del nazismo sia del comunismo. Macché, non se ne è sentito parlare, nonostante la recente pubblicazione di un libro che racconta – e quanto bene – la sua vicenda. Che sarebbe incredibile, se non fosse così ben documentata proprio dal volume di Marco Patricelli: Il volontario (Laterza, 304 pagine, 20 euro).
Era nato nel 1901, in una famiglia della piccola nobiltà polacca, e nessuno avrebbe detto che avesse l’animo e la tempra di un James Bond. Amava la musica e la letteratura quanto la famiglia, si sposò presto e ebbe due figli. Per far intuire la mitezza dell’uomo, basterà dire che – fra le sue attività – ci fu la scoperta di un nuovo tipo di trifoglio. Però era anche un militare di carriera, come si usava appunto nella piccola nobiltà polacca di inizio Novecento. Arruolato già nel 1918, nel 1919 fu tra i protagonisti dell’occupazione polacca di Vilnius, contesa fra tedeschi e sovietici: un episodio che ricorda, con esiti meno fortunati, la contemporanea occupazione dannunziana di Fiume.
Quando Hitler invase la Polonia, il 1° settembre 1939, Pilecki era tenente di cavalleria, quella cavalleria che si scagliava disperatamente contro i panzer tedeschi: invano. I nazisti vinsero facilmente, ma continuarono a trovarsi di fronte un esercito clandestino di ben ottocentomila membri, su un totale di un milione e duecentomila che avevano composto quello polacco. Pilecki era fra loro e – essendo le attività di spionaggio e sabotaggio le più pericolose – scelse proprio quelle. (more…)

Lewis Carroll-Alice, la vera storia

febbraio 28, 2010

Nuova biografia: lo scrittore non s’invaghì della bambina ma (forse) della sua sorella maggiore o della madre

FRANCECA PACI
CORRISPONDENTE DA LONDRA
Sebbene prossima alla veneranda età di 145 anni, Alice continua infaticabile a spalancare per milioni di lettori le infinite porte del Paese delle meraviglie. Solo una serratura è rimasta inviolata per tutto questo tempo, quella della vita del suo autore, Charles Lutwidge Dodgson in arte Lewis Carroll, la cui cattiva reputazione è cresciuta di pari passo con la popolarità del romanzo. Mentre il Coniglio Bianco, il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori stregavano il ’900 con il contropotere della fantasia, passando dalla musica psichedelica dei Jefferson Airplane di White Rabbit a videogame d’ultima generazione tipo American McGee’s Alice, il genio che li aveva inventati veniva liquidato con i pochi infamanti aggettivi tramandati vox populi: immaturo, maniacale, interessato morbosamente ai minori al limite della pedofilia. Ora che Tim Burton porta sul grande schermo una nuova versione cinematografica di Alice, Castelvecchi pubblica Lewis Carroll, la vera storia del papà di Alice, versione italiana di In the Shadow of the Dreamchild, la biografia di Karoline Leach dedicata all’identità adulta dell’uomo che amava i bambini. (more…)

Fratelli d’Italia a chi? La strage dei briganti, una brutta storia

febbraio 27, 2010

Nel 1863 il Parlamento italiano approva la repressiva “legge Pica”

Maria R. Calderoni
Hanno avuto bisogno di una legge speciale, anzi eccezionale. Per farla, tale legge, hanno dovuto ricorrere a sedute del Parlamento a porte chiuse, secretate. Presentata nel comitato segreto della Camera il 3 maggio 1863, la legge contro il brigantaggio – passata alla storia come “legge Pica”, dal nome del deputato abruzzese che l’aveva formulata – entra in vigore nell’agosto dello stesso anno. Di che si tratta, può essere detto in due parole: «Una legislazione che sottoponeva le provincie meridionali ad uno stato d’assedio permanente e duraturo», la definizione è dell’allora ministro Urbano Rattazzi e, se lo dice lui, gli si può credere!
Fu una vera legge di guerra. In base ad essa, vengono considerati «colpevoli del reato di brigantaggio» i componenti di bande armate (di almeno tre membri), i favoreggiatori, coloro che prestano aiuto, ricovero e informazioni, gli evasi, i renitenti alla leva, gli sbandati, quelli che sono in possesso di armi: tutti costoro, in caso di resistenza, devono essere fucilati; oppure deportati a vita o a tempo «in una terra o isola lontana». La “Pica” istituisce inoltre il domicilio coatto fino a due anni, ma non solo per i componenti di bande armate e simili, bensì anche per «gli oziosi, i sospetti, i vagabondi, i manutengoli», che d’ora in poi saranno inclusi in apposite liste redatte a cura delle giunte provinciali. La competenza giurisdizionale, inoltre, passa ai tribunali militari; ed è autorizzata la formazione di squadre di volontari, «a cavallo o a piedi», destinate alla repressione del brigantaggio (diaria giornaliera di lire due oltre al soprassoldo per i graduati, armamento fornito dal governo: fucile, baionetta, giberna). (more…)

QUANTI SCHELETRI NELL’ARMADIO TELECOM italia E la TELEFONICA di ALIERTA RESTA ALLA LARGA DALLA FUSIONE

febbraio 27, 2010

Ancora una volta Il cinese Bernabebè condannato alla trincea, costretto a gestire una situazione di emergenza, tra indagini giudiziarie, polemiche sulla rete, matrimoni mancati, geronzi contrari – Come il guerriero di Sun Tzu vincerà senza combattere?…

1 – TELECOM ITALIA: ALIERTA (TELEFONICA), NESSUN CAMBIAMENTO NEI RAPPORTI CON TELECOM
Finanzaonline.com
– Telefonica getta acqua sul fuoco della possibile fusione con Telecom Italia. Cesar Alierta, presidente del gruppo spagnolo, ha dichiarato oggi che Telefonica continua a essere focalizzata sulla generazione delle massime sinergie con Telecom Italia ed gli sta bene la quota attualmente detenuta in TI attraverso Telco. “L’attuale partnership industriale è la migliore opzione per i nostri azionisti”, ha detto il presidente di Telefonica a margine della presentazione dei conti 2009.

2 – ANCORA UNA VOLTA IL CINESE BERNABEBÈ CONDANNATO ALLA TRINCEA
Ugo Bertone per Panorama

Franco Bernabé aveva messo le mani avanti: «Non aspettatevi fuochi d’artificio» dichiarò l’amministratore delegato della Telecom Italia in vista del doppio appuntamento, giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, con il consiglio di amministrazione e con gli analisti dedicato ai conti 2009 e, soprattutto, all’aggiornamento del piano industriale.

Ma a lanciare razzi (o fumogeni) alla vigilia dei Telecom day hanno pensato, ancora una volta, i magistrati aprendo il capitolo delle fatture fantasma, tra il 2003 e il 2006, della Sparkle, la rete in fibra ottica di cui lo stesso Bernabé ha cercato invano di vendere, tramite la Mediobanca, una quota di minoranza. (more…)

Inedito Cioran innamorato

febbraio 27, 2010
«Ho osato considerarmi più distaccato del Buddha, ed ora vengo punito per le mie illusioni. Ho recitato troppo a lungo la commedia della saggezza». Così scrive Emil Cioran in una lettera a Friedgard Thoma. È il 1981. Il pensatore rumeno ha settant’anni esatti, la giovane amica tedesca meno della metà. Si sono conosciuti per via epistolare. Lei ha mandato al filosofo un biglietto dopo aver letto alcuni aforismi folgoranti. Lui ha risposto immediatamente. È l’inizio di un amore platonico ma bruciante. «Un libro è un suicidio in differita» scrive Cioran, ma nelle lettere raccolte da Friedgard Thoma in Per nulla al mondo (L’orecchio di Van Gogh, pagg. 152, euro 14), egli sembra tutt’altro rispetto a un aspirante suicida. La ragazza lo travolge e lui se ne sorprende: «Come può capitare, ad uno scettico di professione come me, di assumere un’attitudine così anti-scettica?». (more…)

Chiesa, l’ora degli italiani

febbraio 27, 2010

Nuovi cardinali: soprattutto i vescovi di Curia favoriti nel prossimo concistoro

GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
I ministri vaticani Amato, De Paolis, Baldelli, Burke. Gli arcivescovi diocesani Dolan, Nichols, Léonard e altri quattordici presuli dei cinque continenti. Sono le nuove porpore di papa Benedetto. Secondo quanto si apprende in Vaticano, il terzo concistoro di Joseph Ratzinger dovrebbe aver luogo alla fine di novembre ed essere annunciato ad ottobre. Sarà il Papa a firmare l’elenco definitivo in cui fino all’ultimo potranno entrare e uscire i nominativi. (more…)

Se Amnesty smarrisce il senso della sua lotta

febbraio 27, 2010

di  Christopher Hitchens

Si tratta una vecchia storia, ma vale la pena raccontarla daccapo. Un giorno, nei primi anni Sessanta, un avvocato di nome Peter Benenson stava leggendo il giornale nella metropolitana di Londra. Si imbattè in un piccolo articolo che riferiva come due studenti portoghesi— il Portogallo era allora una dittatura fascista, a capo di uno sporco impero coloniale in Africa — erano stati condannati a sette anni di carcere per aver brindato alla libertà in un luogo pubblico a Lisbona. Dopo una breve riflessione, l’avvocato decise di passare all’azione, e la sua «lettera aperta» riguardante i «prigionieri di coscienza» venne pubblicata sulla prima pagina del quotidiano londinese, Observer. Forse non avete mai sentito parlare di questo microavvenimento e delle sue macro conseguenze, ma ci scommetto che tutti sanno che cos’è Amnesty International, il grande albero spuntato da questo umile seme. (more…)

Obama come Carter? Magari!

febbraio 27, 2010

di Jimmy Carter

Benché mi sia astenuto dal rispondere alle ingiustificate e sbagliate analisi sulla mia politica estera, mi sento obbligato a commentare l’articolo di Walter Russell Mead (La sindrome Carter, pubblicato su Foreign Policy, ndr). Deploro che Mead abbia utilizzato espressioni come Obama «nel peggiore dei casi potrebbe trasformarsi in un secondo Jimmy Carter», «debolezza e indecisione», «incoerenza e continui rovesciamenti di fortuna» per descrivere la mia presidenza.
Di particolare gravità è il fatto che Mead dichiari che «alla fine del suo mandato Carter si ritrovò a dare il suo pieno appoggio alla resistenza contro l’occupazione sovietica dell’Afghanistan, ad aumentare il budget della Difesa e a gettare le premesse per una più ampia presenza degli Stati Uniti in Medio Oriente». Nessuna di queste fu una decisione dell’ultimo minuto, presa a partire da una tardiva presa di coscienza di presunte sviste o errori di valutazione commessi in precedenza. (more…)

Ciancimino, ma quali ciance

febbraio 26, 2010

di Marco Travaglio

Lo scandalo Prostituzione&Corruzione Civile Spa ha scacciato dai giornali la lunga deposizione di Massimo Ciancimino sulle trattative Stato-mafia del 1992-93 e sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra. Così l’ultima parola, anzi l’ultimo delirio sul caso è rimasto in appalto ai troppi commentatori interessati o improvvisati, tutti volti a squalificare l’attendibilità del rampollo dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Non solo Berlusconi e i suoi house organ (‘Le ciance di Ciancimino’ e via sproloquiando). Non solo il ministro Alfano, al quale qualcuno dovrebbe spiegare che il suo compito è far funzionare la giustizia, non insegnare il mestiere a giudici e pm né rilasciare patenti di inattendibilità a pentiti e testimoni. Ma anche il sociologo Pino Arlacchi, eurodeputato Idv, e l’ex magistrato Giuseppe Di Lello, esponente del Prc: i due hanno sentenziato – non si sa in base a quale competenza specifica – che Ciancimino jr. racconta balle. (more…)

Il rettore fascista che divide Bologna

febbraio 26, 2010
C’è un’imbarazzante traccia di Repubblica sociale italiana nel rettorato dell’Alma mater studiorum, l’antica e prestigiosa Università di Bologna. Nella galleria che ospita i ritratti dei rettori dall’Unità d’Italia ad oggi compare ancora quello di Goffredo Coppola, nominato con decreto del ministro dell’Educazione nazionale della Rsi Carlo Alberto Biggini in data 24 novembre 1943. Una nomina non valida. Recita infatti all’art. 2 il decreto luogotenenziale n. 249 del 5.10.1944: sono «privi di efficacia giuridica» gli atti e i provvedimenti del governo della Repubblica sociale italiana «concernenti la nomina, la carriera e la cessazione dal servizio dei dipendenti dello Stato».

Eppure l’effigie del professor Coppola, realizzata nel 1952 da Gino Marzocchi, continua a incombere nell’anticamera dello studio del rettore. La decisione di esporre il ritratto fu adottata dall’autorità accademica nel 1957 (che ignorò le pur vivacissime contestazioni culminate in un’interrogazione in Parlamento). In pieno ’68, l’allora rettore Walter Bigiavi rimosse il ritratto, che fu ricollocato qualche anno più tardi dal professor Fabio Alberto Roversi Monaco. Di origini campane, Coppola nel 1932 arrivò alla cattedra di Greco presso l’Università di Bologna, dove insegnò anche Letteratura latina. (more…)

La farsa del voto italiano all’estero

febbraio 26, 2010

di Peppino Caldarola

La richiesta d’arresto del senatore Nicola Di Girolamo sta portando alla luce lo scandalo del voto degli italiani all’estero. Ecco come raccontano, nel verbale accluso alla documentazione dei magistrati, fonte Corriere della Sera, due ‘ndranghetisti la loro caccia al voto: «Insieme a Giovanni siamo entrati nel quartiere turco, l’abbiamo attraversato. Non sai che cosa vuol dire. Siamo entrati in una casa di disperati italiani, col cane che abbaiava, la ragazzina che cacava e ci hanno dato una ventina di voti. In questa casa non ho voluto mettere piede dentro, ho aspettato fuori… È entrato il sor Giovanni con la sua verve calabrese, si è preso i voti e se ne è andato».

Sul blog “La ragioni.it”, espressioni del mensile di Emanuele Macaluso Le ragioni del socialismo, così Enrico Antonioni descrive il sistema di voto: «Il voto per posta, previsto per gli italiani all’estero in occasione delle elezioni per il Parlamento, non assicura né la segretezza, né l’unicità, né la libertà di voto. Infatti nessuno vieta che una volta ricevuti i plichi con le schede possano essere organizzati riunioni di famiglia, di condominio, di quartiere o di clan per la votazione collettiva delle schede. Riunioni alle quali, in moltissime circostanze, molti elettori non avrebbero la forza di sottrarsi. O peggio ancora, nessuno è in grado di impedire che clan malavitosi (dotati di argomenti “molto persuasivi”) possano passare a raccogliere i plichi o di documenti che occorrono e poi provvedere a esprimere il consenso per chi è più utile alle loro attività criminali». Proseguiamo la lettura del diario dei due malavitosi inviati in Germania a raccogliere voti per Di Girolamo: «Ogni giorno noi facciamo 400, 500 chilometri in macchina. Perché qui la realtà è suddivisa, frazionata in tutti i paesini, gli italiani stanno… Adesso siamo andati al Nord, mo’ stiamo a ritorna’ al Sud, poi andiamo a Ovest, poi torniamo a Est… Stanno scendendo da tutta la provincia di Stoccarda, stanno venendo da Francoforte. Abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter…». Di Girolamo si congratula con il boss dicendogli: «Abbiamo fatto un’operazione strepitosa» e aggiunge: «Il più grosso risultato che il centrodestra abbia avuto, sono stato eletto con 24mila voti. Un plebiscito». (more…)

Testimone per caso dal bunker del Führer all’arresto del Duce

febbraio 26, 2010

Vita di Aimone Canape, aspirante cameriere che si trovò sempre al centro della Storia. In Il ragazzo del lago di Foa la straordinaria vicenda di un outsider. Protetto di una duchessa tedesca, divenne in seguito partigiano

Dice Aimone Canape che si trattava di un semplice tronco d’albero: «Un palo, solo un palo di ciliegio, grezzo e sbilenco, bloccava la strada appena fuori Musso». Eppure fu quel banale intoppo – un tronco posto di traverso che un’auto in corsa avrebbe potuto facilmente travolgere – a decidere gli ultimi giorni di Mussolini. Il famoso posto di blocco che fermò l’autocolonna tedesca con la quale viaggiava il capo della Rsi il 27 aprile 1945 era tutt’altro che un ostacolo insuperabile. Ma se ne stava lì, come un segno muto del destino che incombeva. Aimone Canape ha anche conservato una fotografia, scattata in quei giorni, dove si vede la strada stretta e tortuosa che percorrendo la riva occidentale del Lago di Como congiunge il paese di Musso a quello di Dongo. E si vede il tronco d’albero, appoggiato da un lato a un muretto. (more…)

Ecco la mia verità sull’avvocato inglese

febbraio 26, 2010
di Silvio Berlusconi
L’avvocato Mills era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servito occasionalmente il gruppo Fininvest. Io non ricordo di averlo mai conosciuto. A processo avviato ho appreso dagli atti processuali che Mills era l’avvocato di un armatore italiano residente in un Paese africano, del quale gestiva anche il patrimonio e seguiva gli affari. Dai conti di tale armatore oltre a trattenersi il denaro corrispondente a parcelle emesse, si era trattenuto anche 600.000 dollari quale ulteriore compenso professionale. Tale somma non fu dichiarata per evitare di pagare le imposte al fisco inglese e di dover dividere questo denaro con i colleghi del suo studio, visto che aveva condotto tutte le relative operazioni all’estero e personalmente. (more…)

Le opere di Anish Kapoor sono state esposte alla Royal Academy of Arts di Londra (26 September – 11 December 2009)

febbraio 26, 2010

La recensione di Riccardo Venturi

When I am pregnant (1992) è una scultura emblematica del lavoro di Anish Kapoor, ora esposto alla Royal Academy of Arts di Londra in un’accattivante retrospettiva (fino all’11 dicembre). Osservata lateralmente, è un’escrescenza che esce dal muro come un feto. Man mano che la nostra posizione si fa frontale, secondo la modalità classica con cui siamo abituati a vedere le opere d’arte, la rotondità scompare sotto ai nostri occhi nel pallore del muro. Con Kapoor la presenza della scultura, la sua datità – elementare come quella di ogni oggetto che cade sotto la nostra esperienza – non è affatto garantita dalla sua materia: basta fare un passo più in là, ricalibrare il nostro punto di vista affinché l’opera venga percettualmente annientata. L’ennesima dimostrazione del detto duchampiano per cui è l’osservatore a fare l’opera? Senza dubbio, ma non solo, come avverto varcando la soglia della sala degli specchi. (more…)

La gola profonda di Israele era un figlioccio di Hamas

febbraio 25, 2010

Francesca Marretta
Traditore per Hamas, eroe nazionale per Israele. Mosab Hassan Yousef, 32 anni, figlio dello sceicco Hassan Yousef, fondatore di Hamas e figura leader del movimento islamico in Cisgiordania, ha spiato palestinesi come lui passando informazioni allo Shin Bet, i servizi segreti interni israeliani, per oltre dieci anni. Lo rivela il quotidiano israeliano Ha’aretz , anticipando, nell’edizione di venerdì prossimo, stralci di “Figlio di Hamas”, un libro autobiografico in uscita negli Stati Uniti. Sottotitolo: “acconto di terrore, tradimento, intrigo politico e incredibili scelte”. Ovvero la doppia vita di Mosab, che ha inizio quando, nel 1996, non ancora ventenne, è reclutato dallo Shin Bet mentre è in carcere in Israele. (more…)

Vichinghi e Malmöstosi

febbraio 25, 2010

La columnist del Jerusalem Post Caroline Glick, in un suo recente articolo, ha scritto che “Malmö è uno dei posti più pericolosi in Europa per gli ebrei”. Affermazione recisa che registra il crescente disagio delle circa 700 persone che compongono la piccola comunità ebraica della terza città svedese. Al punto che alcuni hanno deciso di traslocare. Eppure la Svezia è stata nel Novecento uno dei luoghi più accoglienti per gli ebrei, che sono circa 20 mila in tutto il paese. Molti di essi si rifugiarono nello stato scandinavo in fuga dal Terzo Reich e durante la guerra la quasi totalità degli ebrei danesi trovarono un porto sicuro in Svezia insieme con migliaia di correligionari provenienti da altri paesi. (more…)

Iran, colpo grosso dell’intelligence

febbraio 25, 2010

Arrestato il leader del gruppo armato sunnita Jundallah, attivo nel Sistan-Baluchistan

E’ finita a soli 26 anni la breve, ma intensa, vita da leader guerrigliero di Abdol Malek Rigi. Il capo di Jundallah (I Soldati di Dio), gruppo armato sunnita attivo nella provincia del Sistan-Baluchistan iraniano, è stato arrestato il 23 febbraio 2010.

Dinamica incerta. In realtà sembra che sia stato fermato qualche giorno prima. Perché in questa vicenda l’unica certezza è che Rigi è adesso nelle mani della magistratura della Repubblica Islamica, ma sul come ci sia finito le ipotesi sono almeno tre.
La prima, quella ufficiale, è presentata da Heidar Moslehi, ministro dell’Intelligence iraniano, che ne corso di una conferenza stampa ha annunciato l’arresto del leader del gruppo sunnita. Rigi si trovava su un aereo in volo dal Pakistan a Dubai, meta di transito verso il Kyrghizstan. Caccia dell’aviazione militare iraniana hanno intercettato il volo, sul quale fonti d’intelligence iraniana avevano garantito la presenza di Rigi, e l’hanno costretto ad atterrare per consegnare il passeggero, ricercato numero uno in Iran. Atterraggio avvenuto a Bandar Abbas. Come conferma della dinamica un paio di foto: nella prima Rigi è in un aereo, con una mascherina per gli occhi, nell’altra sende da un aereo senza insegne identificative, stretto tra quattro uomini dei corpi speciali iraniani a volto coperto. Per il network al-Jazeera, però, l’arresto è avvenuto settimana scorsa in Pakistan, come frutto della collaborazione tra Islamabad e Teheran nella lotta al separatismo dei baluci, che vivono nella zona di confine tra i due paesi. Ultima ipotesi quella che ha presentato la televisione al-Alam, secondo la quale Rigi è stato arrestato al confine tra Afghanistan e Pakistan. (more…)

Le lunghe ombre dell’Inquisizione

febbraio 25, 2010

LIBRI: DIZIONARIO STORICO DELL’INQUISIZIONE, DIRETTO DA ADRIANO PROSPERI, A CURA DI VINCENZO LAVENIA, EDIZIONI SCUOLA NORMALE SUPERIORE DI PISA, EURO 260,00

Nell’ambito degli studi di storia della chiesa il 1998 è un anno importante: l’archivio dell’Inquisizione romana – oggi Congregazione per la Dottrina della Fede – venne aperto agli studiosi e si inaugurò così una nuova stagione per la comprensione di diversi elementi storici che hanno legato alle istituzioni religiose, quelle dello Stato e la società, in uno spettro d’indagine che non riguarda soltanto l’Europa, vista l’irradiazione planetaria dell’Inquisizione romana e di quelle spagnola e portoghese. Soprattutto le ultime due, dopo la fine dei regimi di Franco e di Salazar, avevano dato luogo a moltissime ricerche, capaci di incrociare la storia patria con il colonialismo, secondo una prospettiva mirata a ricostruire l’influenza dell’istituzione religiosa nel processo di consolidamento prima e di emancipazione poi dall’assolutismo. In Italia invece, sin dal Risorgimento, all’Inquisizione si è preferito lo studio degli eretici visti come precursori e martiri di una libertà di coscienza nella quale rintracciare i geni di una tradizione culturale e politica laica alternativa a quella forgiata o influenzata dalla chiesa. (more…)

I 5 “PUS BROTHERS” di DE GREGORIO, il guardiano del pretorio

febbraio 25, 2010

Una sigla politica? Un impero economico? Una potentissima lobby? Di tutto un po’. in un arcipelago di sigle, tutte targate “Italiani nel mondo”: reti televisive, servizi immobiliari, casa editrice – l’ex giornalista d’assalto che ebbe il suo momento di gloria nel 1995. Allora, “molto causalmente”, De Gregorio scoprì a bordo della nave da crociera “Monterey” Tommaso Buscetta…

Enrico Fierro per “il Fatto Quotidiano

Cinque uomini su un manifesto. Abbigliamento da Blues Brothers, neri come le “jene”, un po’ ridicoli come i “Soprano’s”. Sono gli italiani nel mondo: Basilio Giordano, Amato Berardi, Juan Esteban Caselli, Nicola Di Girolamo e in mezzo lui: Sergio De Gregorio, la mente della fondazione-partito. Una sigla politica? Un impero economico? Una potentissima lobby? Di tutto un po’.

Basta dare una occhiata agli archivi della camera di commercio di Napoli, patria di De Gregorio, e perdersi in un arcipelago di sigle, tutte targate “Italiani nel mondo”: reti televisive, servizi immobiliari, editrice, Channel, socio sempre De Gregorio e sua moglie Maria Di Palma.

La passione per le tv e l’editoria ha creato qualche problema a De Gregorio per una storia di contributi statali alle tv private che nel 2008 vide coinvolto Giovanni Lucianelli, all’epoca suo capoufficio stampa. Storie e problemi che non hanno mai fatto arretrare di un millimetro l’ex giornalista d’assalto che ebbe il suo momento di gloria nel 1995. Allora, “molto causalmente”, De Gregorio scoprì a bordo della nave da crociera “Monterey” Tommaso Buscetta. Scoppiò il finimondo. (more…)

Adriano Olivetti, le utopie al potere

febbraio 25, 2010
Era solito ricordare a sé stesso, e talvolta anche ai suoi operai, «cercate prima il Regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte». Cattolico inviso a molti cattolici, per alcuni suoi retaggi protestanti, marxista dileggiato dai comunisti, socialista ma liberale, elitista e democratico, Adriano Olivetti fu imprenditore di successo e riformatore lungimirante. Realista senza pari, comprese che, priva di una riforma morale, ogni riforma politica e sociale era destinata al fallimento. Morì il 27 febbraio di cinquant’anni fa, proprietario di una impresa multinazionale con stabilimenti a San Paolo, Johannesburg, Barcellona, Glasgow e Buenos Aires. Fabbricava macchine per scrivere. Macchine belle, frutto di raffinato design. E comode, attente ai principi dell’ergonomia. Quale dovesse essere il rapporto tra materia e spirito era icasticamente rappresentato dalle sua produzione. Mezzi meccanici che agevolavano l’espressione del pensiero. (more…)

Pertini, l’antifascismo italiano come pensiero e come azione

febbraio 24, 2010

La pipa, le bizze. L’esultanza al Santiago Bernabeu nel 1982 per la vittoria azzurra, accanto al monarca spagnolo impassibile. E la presenza tra le macerie dell’Irpinia con l’accorato «fate presto!», condito di rimproveri per il ritardo dei soccorsi, e per il pericolo di nuove ruberie, come al tempo del Belice. Ecco, nella memoria degli italiani più giovani e meno giovani, Sandro Pertini è stato soprattutto questo. E ben per questo, fu «il presidente più amato». E nondimeno, a vent’anni dalla sua morte, occorre ricordare di Pertini qualcos’altro, che rischia di andare smarrito, nella deriva di memorie e identità della nostra Italia. Tre cose in particolare: il tratto eroico della sua figura, la giustezza ex post delle sue idee politiche, e la svolta che seppe imprimere al ruolo della Presidenza della Repubblica. (more…)

Pirati somali: l’odissea del Win Far 161

febbraio 24, 2010

Win Far 161, il nome di questo peschereccio tonniero di Tai Wan non passerà mai alla storia, anzi verrà presto dimenticato, rimarrà solo un numero contrassegnato da una sigla nelle statistiche della pirateria somala. Chi non potrà mai dimenticare è il suo equipaggio protagonista del sequestro più lungo mai avvenuto nel Golfo di Aden, ben dieci mesi di prigionia per i trenta marinai, di cui due taiwanesi, cinque cinesi, sei indonesiani e diciassette filippini.

L’incubo era iniziato al largo delle Seychelles il 6 aprile del 2009, gli armatori si rifiutano di pagare e lasciano l’equipaggio in balia dei pirati, la nave viene portata di fronte alle coste di Garacad, ma a bordo c’è poco cibo e acqua. Il Win Far 161 viene trasformato in nave pirata, i marinai costretti a partecipare agli abbordaggi, divengono schiavi dei nuovi bucanieri, subiscono ogni tipo di vessazione e tre di loro muoiono per malattia, malnutrizione e problemi sanitari. La liberazione arriva solo l’11 febbraio scorso con il pagamento di un riscatto parziale – almeno a quanto riferito da alcune fonti – ma non perché vi sia stato un moto di pietà, i pirati somali con una strategia consolidata in questo periodo si liberano delle navi sequestrate perché il monsone cala, il mare si calma e hanno bisogno di tutti gli uomini disponibili per portare nuovi attacchi. (more…)

LUCCI DELLA RIBALTA

febbraio 24, 2010

L’INVIATO DELLE JENE ACCUSATO DI DOPPIA MORALE (SPIETATO CON TUTTI, GARANTISTA CON SE STESSO), ACCETTA L’INTERVISTA DI CAVERZAN (“IL GIORNALE”): “LE PRECAUZIONI SERVONO PERCHÉ GIORNALISTI STRONZI TRAVISANO LE TUE PAROLE, MA NON CI STO A PASSARE PER FASULLO… LE MIE TRAPPOLE SONO ONESTE. RIPORTO FEDELMENTE QUELLO CHE L’INTERVISTATO DICE”…

Maurizio caverzan per “Il Giornale”

«Allora, accendo il registratore?». «Faccia un po’ come le pare, nun me ne frega niente». Con Enrico Lucci ci incontriamo a metà strada tra Milano e Roma, in un hotel di Bologna. Dopo l’articolo in cui raccontavo la delusione per aver scoperto che la Iena, giustiziera con le sue vittime, si trincera dietro molte precauzioni per farsi intervistare, Lucci ha scritto una lettera – pubblicata ieri – in cui faceva autocritica e abbassava le pretese.

Dunque, eccoci qua: per capire la «doppia morale della Iena», «spietata con tutti e garantista con se stessa» come avevamo titolato qualche giorno fa. «Quanto mi ha infastidito tutta ‘sta storia non lo sa» attacca. «Ma non ci sto a passare per fasullo. E ho capito che, vista da fuori tutta la faccenda, rischiavo grosso».

Il suo punto di partenza è che i giornalisti sono dei bastardi…

«Come in tutte le categorie, ci stanno gli stronzi e le brave persone. Le precauzioni servono a impedire che quelli stronzi trasformino le tue parole e ti facciano dire l’esatto contrario di quello che pensi, come mi è capitato. Un conto è la sintesi necessaria. Un altro travisare o capovolgere il pensiero».

I giornalisti tendono tranelli?

«Alcuni non hanno il coraggio di farti la domanda in faccia. Poi vanno in redazione e scrivono quello che vorrebbero che tu rispondessi alle domande che non ti hanno fatto». (more…)

La rivincita dei poeti

febbraio 24, 2010

Papini, Garin e le inquietudini del Novecento

Dal 25 al 27 febbraio si svolge a Roma, presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, il convegno “Il Novecento di Eugenio Garin”. Anticipiamo un estratto di una delle relazioni.

di Simonetta Bassi
Università di Pisa

Il 16 maggio del 1937 Papini tiene un discorso intitolato “Pensieri sul Rinascimento” al primo “Convegno di studi sul Rinascimento”. Pubblicato nel 1938, aprirà il primo numero de “La Rinascita” riscuotendo il plauso di Garin, come risulta da una lettera del 7 maggio di quell’anno:  “Eccellenza gradisca innanzitutto i miei ringraziamenti per il fasc. di “Rinascita” e mi permetta di dirLe il mio consenso per taluni spunti di valutazione del rinascimento contenuti nei suoi “Pensieri””. In quel saggio Papini sostiene fra l’altro tre tesi:  il Rinascimento ha rappresentato la nuova alleanza di uomo e Dio (“a me sembra che il segreto della rinascita e della sua grandezza sia nella riconciliazione dell’uomo con se medesimo e nel suo volgersi a Dio per nuove strade”); essa è il tempo della magnificazione dell’uomo e della sua forza creatrice e artistica che si pone a imitazione dell’attività divina; rappresenta il tempo della restaurazione dell’uomo senza l’estromissione di Dio:  la rinascita pacifica di ciò che nel medioevo risulta scisso e che poi, nell’età moderna, verrà nuovamente separato. (more…)

Il duce contro il ras

febbraio 24, 2010
E Mussolini tirò le orecchie a Roberto Farinacci. Dalle carte del dossier segreto del ras di Cremona, da noi scoperto all’Archivio Centrale dello Stato di Roma, emergono nitidamente le ragioni dello scontro politico tra il Duce e il gerarca, capo della fazione intransigente del fascismo e segretario del Partito Nazionale Fascista dal 1925 al 1926. Una lettera inviata a Farinacci dal ministro della Cultura Popolare, Dino Alfieri, in data 6 ottobre 1936, illustra un capitolo inedito e rivelatore dell’eterna lotta che divise i due protagonisti del Ventennio.

Se Mussolini, machiavellico fino al midollo, prediligeva il fioretto alla clava, essendo incline all’impiego «chirurgico» della violenza, Farinacci, sanguigno e spietato, con le sue legioni di squadristi della prima ora era uno strumento in grado di prolungare i successi della rivoluzione e di consolidarne le conquiste. Si può perfino affermare che il ras cremonese fosse, in qualche misura, il braccio armato del Duce, e la sua influenza sul Cesare di Palazzo di Venezia si spingeva fino ad assumere le sfumature del ricatto. (more…)

“Da seminarista a rapinatore di banche: il giovane Stalin”

febbraio 24, 2010

Simon Sebag Montefiore, lo storico che ha ricostruito la formazione del futuro dittatore: “Georgiano sino al midollo, applicò all’Urss la logica dei clan”

Un tempo è esistito un bambino battezzato a Gori con il nome di Josif Vissarionovic Dzugasvili. Poi è esistito un gracile ragazzino, chiamato Soso da parenti o amici, che studiava in seminario ma faceva a botte nelle strade pur avendo un braccio quasi paralizzato. Poi è esistito un giovane rivoluzionario georgiano con un piede nel mondo della malavita e un indubbio fascino sulle femmine, tutti lo chiamavano Koba. Dopo, una volta che la Russia è diventata l’Urss, è esistito solo Josif Stalin interessato a far sparire ogni traccia imbarazzante del suo passato. E su quegli anni giovanili sono calati l’agiografia o il silenzio. Oppure la maldicenza feroce degli oppositori, che dell’agiografia è la forma speculare. Ecco perché il saggio Il giovane Stalin (Longanesi, pagg. 554, euro 29) scritto dallo storico inglese Simon Sebag Montefiore – arriverà nelle librerie giovedì – è un libro importante. Ricostruisce in maniera puntuale questa giovinezza rimasta a lungo avvolta nella leggenda. Quello che emerge dal volume è uno Stalin profondamente legato alla Georgia e al sottobosco di clan e banditismo che caratterizzava quella regione. Uno Stalin sospeso tra il seminario dove lo infilò la madre e le risse di strada. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Quali documenti ha utilizzato per scoprire i segreti del giovane Stalin?
«Il libro è interamente basato su carte che sono diventate accessibili solo negli ultimi anni. La maggior parte dei documenti inediti vengono dagli archivi della Presidenza a Mosca, dove sono confluiti gli archivi personali di Stalin. Ho poi utilizzato anche quelli georgiani di Tbilisi. Questa documentazione consente di capire come Stalin è diventato Stalin. E anche, in un certo senso, come l’Unione sovietica è diventata l’Unione sovietica». (more…)

La rivoluzione pontificia

febbraio 24, 2010

Per la successione del cardinale Poletto favorito il candidato di Benedetto XVI

È iniziato il dopo Boffo. Con il caso Torino

Nella corsa alla successione del cardinale di Torino, Severino Poletto, spunta a sorpresa il vescovo di Chieti, Bruno Forte, candidato direttamente dal Papa e capace di sbaragliare tutti i giochi del segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. Dopo la scoperta della guerra intestina all’interno della Chiesa italiana e vaticana all’ombra del caso Boffo e alle spalle del pontefice, sembra che Benedetto XVI abbia deciso di non lasciare spazio ai giochi di potere dei suoi collaboratori e, in attesa di provvedimenti più incisivi in preparazione oltre Tevere, lancia un suo uomo per Torino. (more…)

L’imam va alla guerra

febbraio 23, 2010

In Arabia Saudita cresce l’ostilità per i ribelli sciiti: si rischia un conflitto interconfessionale

Un uomo, legato mani e piedi, piange e implora pietà. Un’altra persona lo colpisce con violenza, brandendo un cavo d’acciaio, sulla pianta dei piedi. Il video, girato con un telefono cellulare, è arrivato nelle mani della Saudi Information Agency (Sia), sito d’informazione saudita con base negli Usa. Il torturatore – ma le immagini mostrano anche altri prigionieri e altri picchiatori – sarebbe stato girato in una base dell’intelligence dell’Arabia Saudita al confine con lo Yemen.

I prigionieri sono yemeniti che gli agenti ritengono legati al movimento sciita dell’imam Abdul-Malik al-Houti, leader spirituale della setta dei Zaidi, che guida una rivolta contro il governo yemenita e contro quello saudita, dopo gli sconfinamenti in Arabia dei miliziani di al-Houti.
Una scena drammatica, un frammento dell’ordinaria violenza che fa da corollario a tutte le guerre. L’elemento più inquietante riguarda la motivazione che avrebbe spinto agenti sauditi a filmare e diffondere il video.
Secondo il direttore della Sia, Alì al-Ahmed, il video serve per tenere alto il morale delle truppe saudite al fronte, incitandone l’odio religioso per i nemici sciiti, prima ancora che yemeniti. Una visione che fa gelare il sangue. Il video, in effetti, presenta all’inizio il logo del governo saudita, come se si trattasse di un filmato istituzionale.
Al centro del conflitto c’è l’aspetto religioso, da non sottovalutare. In Arabia Saudita esiste una forte minoranza sciita che, nel cuore del sunnismo, denuncia abusi e violazioni. Il governo di Riad è molto preoccupato che la rivolta degli Zaidi possa dare inizio a rivendicazioni simili degli sciiti anche in Arabia Saudita. (more…)

“Eva togata” di Francesca Tacchi

febbraio 23, 2010

pp. 225, UTET, euro 18

E’ curioso che il mondo della giustizia, mondo da sempre raffigurato con sembianze femminili, sia in realtà nella maggior parte dei casi ad appannaggio di quello maschile. Giudici, avvocati, magistrati, anche soltanto a nominarli ci appaiono sotto le parvenze di uomini. “Eva togata”, invece, getta lo sguardo sull’altra metà del cielo in ambito forense. Francesca Tacchi, docente di Storia contemporanea all’Università di Firenze, compie un viaggio lungo e affascinante, che va “dall’Unità a oggi”.
Il lavoro ripercorre la presenza delle donne nel settore giuridico alternando periodi di esclusione (l’età liberale e il fascismo) a periodi di inclusione (il primo dopoguerra e il primo quindicennio repubblicano), fino a giungere agli anni Sessanta e Settanta, decenni del diritto al femminile, e infine al boom cominciato dagli anni Ottanta, epoca delle pari opportunità.
La storia al femminile della giustizia italiana è lunga, tortuosa e – ancora oggi – in salita, ma due sono i punti da cui non si può prescindere: un nome e una data. (more…)

Iran: sono le banche il tallone d’achille di Teheran

febbraio 23, 2010

Lo scorso gennaio, Mahmoud Bahhmani, governatore della banca centrale iraniana, ha rilasciato dichiarazioni allarmate circa lo stato di salute del sistema finanziario del suo Paese, all’80% di proprietà statale. Sotto il peso di ben 48 miliardi di dollari di prestiti non onorati – circa il 25% del totale dei prestiti emessi – le banche iraniane rischiano l’ingresso in un tunnel che porterebbe dritto, dritto ad una crisi economica sistemica.

Più o meno in contemporanea a queste dichiarazioni alcuni resoconti provenienti dalla stampa locale riportavano di difficoltà e di disordini verificatesi in alcune filiali bancarie di Teheran e Isfahan, prese d’assalto dai correntisti. La decisione del governo di limitare a 15.000 dollari il ritiro giornaliero dai conti correnti bancari, effetto dell’applicazione di una serie di norme anti-riciclaggio decise dal parlamento nel corso del 2009, tutto ha fatto tranne che tranquillizzare gli animi e ha dato ulteriore forza a preoccupazioni ed ipotesi di “quasi bancarotta”, pure prontamente contestata dai più alti esponenti del sistema bancario in mano pubblica. (more…)

“Petrolini inedito”

febbraio 23, 2010

ESCE UNA RICCA COLLEZIONE INEDITA DI COMMEDIE, MACCHIETTE E STORNELLI DEL GRANDE COMICO ROMANO – PUBBLICHIAMO UN TESTO DEI PRIMI ANNI VENTI, “Er teppista politico”, BOMBASTICO ritratto della corruzione politica. ATTUALISSIMO: “Fu proprio lui a famme la proposta…/dice: “Dimmi Ninetto: quanto costa/l’appoggio tuo alla prossima elezione?”…

Rita Sala per “il Messaggero

Brutto? Non proprio. Magari non bello in senso classico. Ettore Petrolini era piuttosto una miscela di charme e irrisione, eleganza e piglio popolare. Padre di “tipi” indimenticati, da Nerone ad Archimede, da Gastone a Benedetto, nonché interprete di film sospirosi primo Novecento, fu bravissimo. Un mare di talento, dicono, amore della vita, gusto del teatro, il graffio satirico, la passione comica, un’integrale vocazione al gioco scenico, all’ambiguità poetica.

Di Petrolini, a tutt’oggi evocato da tanti, sono state recuperate, alla Biblioteca del Burcardo, pagine e pagine di inediti. Che Gremese, editore particolarmente attento alla letteratura teatrale, pubblica in “Petrolini inedito” (396 pagine, 27 euro, a fine mese in libreria), a cura di Claudio Giovanardi e Ilde Consales, con una prefazione di Gigi Proietti. In pagina il brano iniziale della stessa, nonché, di Petrolini, parte di “Er teppista politico”, testo in versi e prosa contenuto nel manoscritto del Terzo Quaderno della Collezione Paola Petrolini. (more…)

«La mia Quaresima tra dolore e speranza»

febbraio 23, 2010

Intervista a Riccardo Muti

«Ogni volta che arriva la Quaresima la prima cosa che mi viene alla mente è un profumo. Quello intenso dell’incenso, misto a quello delicato dei gigli che sentivo nelle chiese di Molfetta il Giovedì Santo quando con la mia famiglia si faceva la tradizionale Visita ai sepolcri». Il profumo della Quaresima per Riccardo Muti è legato all’infanzia in Puglia. «Ma mi sembra di sentirlo ancora oggi mentre cammino tra i grattacieli di New York» racconta dall’America il direttore d’orchestra. Stasera debutta al Metropolitan. «Anche se la parola debutto – dice sorridendo – dopo tanti anni di carriera suona un po’ strana. Spesso James Levine, direttore musicale del Met, mi ha invitato, ma ho sempre dovuto dire no per gli impegni come direttore musicale al Maggio musicale fiorentino prima e al Teatro alla Scala poi. Ora si è aperta una possibilità. E l’ho colta subito, anche perché con la prossima stagione inizia il mio impegno stabile con la Chicago symphony orchestra e, se le vicende lo permetteranno, con l’Opera di Roma». (more…)

La fede può soddisfare la ragione e il cuore

febbraio 23, 2010

Il Giornale anticipa un brano dell’introduzione che don Juliàn Carròn, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha scritto per il libro Vivere intensamente il reale. Scritti sull’educazione (Editrice La Scuola, pp.160, 9.50 euro)

«Fino dalla prima ora di scuola ho sempre detto: “Non sono qui perché voi riteniate come vostre le idee che vi do io, ma per insegnarvi un metodo vero per giudicare le cose che io vi dirò. E le cose che io vi dirò sono un’esperienza che è l’esito di un lungo passato: duemila anni”. Il rispetto di questo metodo ha caratterizzato fin dall’inizio il nostro impegno educativo, indicandone con chiarezza lo scopo: mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita. Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere repertata e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto; tanto è vero che perfino la teologia, per parecchio tempo, è stata vittima di questo cedimento. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo “quindi” è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. La Bibbia, infatti, invece della parola “razionalità”, usa la parola “cuore”. La fede, dunque, risponde alle esigenze originali del cuore dell’uomo, uguale in tutti: esigenza di vero, di bello, di bene, di giusto (del giusto!), di amore, di soddisfazione totale di sé». (more…)

Felice Quinto, il paparazzo dei Due mondi

febbraio 23, 2010

Da Via Veneto allo Studio 54 di New York all’inseguimento di star e “dolce vita”

PIERANGELO SAPEGNO
Quegli anni erano favolosi, disse. Ma si dice sempre così. Lui girava su una Moto Guzzi modello lusso, tutta rossa fiammeggiante, con la sua Rolleiflex a tracolla, per rubare foto alle star del cinema. Erano un branco di giovani sfacciati, invadenti e bellocci, che bivaccavano fuori dal Café de Paris, in Via Veneto, seduti su una Vespa o su una moto con le loro macchine fotografiche a portata di tiro. Fu lì che li vide Federico Fellini quando inventò la Dolce vita e la figura di Paparazzo, il fotografo interpretato da Walter Santesso che lavorava al fianco di Marcello Mastroianni, patetico giornalista a caccia di gossip per le vie di Roma, nella Hollywood sul Tevere. E fu lì che un giorno, seduto nel dehors, gli spiegò che «la definizione di paparazzo è semplicemente questa: uno che vuole rompere le palle».

I miti hanno sempre una verità banale dentro di sé. Felice Quinto aveva poco più di vent’anni e nessuno gli aveva mai insegnato niente. Probabilmente, lui e Tazio Secchiaroli, morto nel ’98, ispirarono il personaggio del paparazzo: due ragazzi che vedevano cambiare il mondo divertendosi. Fellini, raccontò Quinto tanti anni dopo, gli chiese pure se voleva recitare in quel ruolo: gli offriva 10 mila lire al giorno. Ma lui rifiutò. Perché, disse, guadagnava molto di più scattando foto alle star del cinema. E gli piaceva. Adesso che è morto, i giornali americani hanno ricordato quello che lui rispose quando gli consegnarono un premio per una foto scattata su alcuni poliziotti che stavano ammazzando di botte un nero: «Non vengo da nessuna scuola. Ho imparato tutto quello che so perché avevo bisogno di mangiare. E perché amavo quello che facevo». (more…)

Bauman: La cultura attuale? Liquida come un grande magazzino

febbraio 22, 2010
Potremmo dire che la cultura sia attualmente in una fase liquido-moderna, fatta a misura della libertà individuale di scelta (volontariamente perseguita o sopportata in quanto obbligatoria) e concepita per servire tale libertà, per assicurarsi che tale scelta rimanga inevitabile – una necessità a vita, un dovere – e che la responsabilità, la compagna inalienabile della libera scelta, rimanga dove la modernità liquida l’ha costretta: sulle spalle dell’individuo, ora designato come il solo manager della “politica della vita”.

La cultura di oggi è fatta di offerte, non di norme. Come aveva già notato Pierre Bourdieu, la cultura vive di seduzione, non di disciplina normativa, di pubbliche relazioni, non di elaborazione di politiche; essa crea nuovi bisogni/desideri/esigenze, non coercizione. Questa nostra società è una società di consumatori e, proprio come il resto del mondo visto e vissuto dai consumatori, la cultura si trasforma in un magazzino di prodotti concepiti per il consumo, ciascuno in competizione per spostare o attirare l’attenzione dei potenziali consumatori nella speranza di conquistarla e trattenerla un po’ più a lungo di un attimo fuggente. (more…)

Nancy Sinatra – These Boots Are Made For Walking (1966)

febbraio 21, 2010

Bobi Tsankov si è portato con sè tutti i misteri della mafia bulgara

febbraio 21, 2010

Matteo Alviti
Berlino
Esterno giorno. E’ circa mezzogiorno, le strade del centro di Sofia, come sempre, sono animate da centinaia di passanti. Bobi Tsankov sta camminando tra loro, non lontano dalla cattedrale di santa Nedelya. A destra e a sinistra due guardie del corpo lo tengono lontano dalle minacce. Non da tutte.
Lungo il corso Aleksandur Stamboliiski, di fronte a una filiale della CIBank, all’improvviso spuntano due uomini dal nulla. Sono killer. Tsankov e i suoi non hanno il tempo di reagire. I gorilla cadono feriti gravemente, a lui non rimane scampo. Quattro colpi alla testa chiudono la vita breve di Bobi Tsankov. Trent’anni. Quel cinque gennaio, giorno in cui è stato ucciso, sua moglie, un ufficiale di polizia, era incinta di cinque mesi.
Scrittore, giornalista investigativo di grande notorietà, truffatore, criminale di dubbia fama. Bobi Tsankov è stato tutto questo. E, come la sua morte lascia sospettare, qualcosa di più. Non era la prima volta che tentavano di ucciderlo: nel 2003, una bomba fu fatta esplodere di fronte all’abitazione dei genitori, e l’anno dopo un altro ordigno esplose, ferendolo, di fronte a casa sua. Tsankov, hanno scritto i giornali bulgari, sarebbe stato prossimo a fare importanti rivelazioni sulla criminalità organizzata locale. Il giornalista-scrittore stava seguendo le orme dell’esperto di criminalità organizzata ed ex boss mafioso Georgi Stoev, assassinato a sua volta a Sofia nell’aprile del 2008. Anche Stoev aveva pubblicato diversi libri sulla mafia bulgara, a metà tra la realtà e la fiction. (more…)

Lo scudo dei problemi

febbraio 21, 2010

Meno soldi del previsto, il bis non funziona ma l’Agenzia delle entrate difende il Tesoro.

Ormai dentro la maggioranza la chiamano “Banca d’opposizione”. Così il ministro Roberto Calderoli ha definito ieri la Banca d’Italia: non sono state gradite le sue analisi sui risultati dello scudo fiscale. Secondo Bankitalia, i numeri dati il 29 dicembre dal ministro Tremonti erano un po’ troppo ottimistici: non sono rientrati 95 miliardi, di cui soltanto 2 come regolarizzazioni. Ma 34,9 (cioè i rimpatri con liquidazione, si vendono le attività detenute all’estero e si riportano in Italia i capitali). Per il resto ci sono 50 miliardi di regolarizzazioni e rimpatri senza liquidazione: in Italia arrivano soltanto le commissioni pagate allo Stato per mettersi in regola, ma il frutto dell’evasione fiscale (capitali, beni immobili, opere d’arte) resta all’estero. I dieci miliardi che mancano all’appello, ha spiegato l’Agenzia delle entrate, sono quelli dei rimpatri che non vengono segnalati dagli intermediari alla Banca d’Italia perché di importi minori. (more…)

No, la notizia non è sacra

febbraio 21, 2010

Il direttore del New York Times spiega che ha ritardato uno scoop perché gliel’ha chiesto Obama

Giovedì scorso, una settimana fa, i cronisti del New York Times Mark Mazzetti e Dexter Filkins avevano già scritto e inviato all’ufficio centrale del quotidiano la storia dell’anno: il mullah Baradar, che siede alla destra del mullah Omar, catturato vivo a Karachi. I due giornalisti, che senza troppe discussioni sono fra la manciata dei migliori in circolazione su Afghanistan e Pakistan, sapevano esattamente ciò che stavano facendo. Avevano ottime fonti incrociate, dichiarazioni d’appoggio e tutte le cautele linguistiche del rigoroso stile anglosassone. Ma invece di finire in evidenza sulla prima pagina di venerdì scorso, l’articolo è finito dritto nel congelatore. Non in un congelatore qualsiasi ma in quello della Casa Bianca, e lì è rimasto fino alla sera di lunedì, quando il Times si è deciso a pubblicare la storia, mentre le fonti sul campo giuravano che la notizia non poteva essere taciuta oltre.

Quei cinque giorni di ritardo sono stati il teatro di dialoghi intensi e cordiali fra il New York Times e la Casa Bianca, a proposito di quella pubblicazione potenzialmente sconveniente. A raccontare come sono andate le cose è il direttore del quotidiano, Bill Keller, in un’intervista alla stazione radio Wnyc. Con eloquio diretto interrotto soltanto da qualche decina di “ehm” imbarazzati, Keller ha risposto alle domande di Celeste Headlee sul ritardo “concordato” fra il quotidiano indipendente e i palazzi del potere.
“Quindi la Casa Bianca vi ha chiamati e vi ha chiesto di non pubblicare la notizia?”. “Siamo stati noi, per la verità, a chiamarli – ha detto Keller –  Mark Mazzetti e Dexter Filkins avevano scritto l’articolo giovedì e lo hanno girato alla Casa Bianca, come facciamo di solito, e le persone lì hanno detto ‘ehi, aspettate un attimo, dobbiamo parlare di questa cosa’ e così diversi nostri giornalisti dell’ufficio di Washington sono andati alla Casa Bianca e ne hanno parlato con quelli del Consiglio di sicurezza nazionale, che hanno detto di essere abbastanza sicuri che i talebani più vicini al mullah Baradar non sapevano della sua cattura. Avevano paura che una volta uscita la notizia, altri talebani avrebbero cercato di mettersi sulle loro tracce e così ci hanno chiesto di tenerla segreta per un po”. (more…)

VERBANO: 30 ANNI DI BUGIE

febbraio 21, 2010

Lunedì l’anniversario dell’assassinio del giovane autonomo romano. Oggi un corteo lo ricorderà. Carla Verbano aspetta ancora giustizia: «Dopo l’omicidio c’è stato il vuoto per troppo tempo. Rispetto il sindaco Alemanno, ma non dimentico chi è. I fascisti non mi sono mai piaciuti. Ho incontrato Mambro e Fioravanti, ma mi hanno mentito. Loro sanno chi è stato a uccidere mio figlio»

Il divano dove è stato ammazzato Valerio è ancora al suo posto. Nulla, o pochissimo, è cambiato nella casa al quarto piano di Via Monte Bianco. Carla Zappelli Verbano non se n’è mai voluta andare. A quella porta trent’anni fa, il 22 febbraio 1980, bussò un commando di tre persone e ad aprire fu lei. Erano venuti ad uccidere suo figlio Valerio, 19 anni, uno studente del liceo Archimede, un compagno, un militante nell’area dell’autonomia. «Non si preoccupi, gli dobbiamo solo fare qualche domanda», le dicevano mentre legavano e imbavagliavano lei e il marito. Li sequestrarono per un’ora. Nelle orecchie di Carla rimane il ricordo di una lotta feroce. Valerio cercò di difendersi in tutti i modi. Gli spararono un colpo alla nuca. Un’esecuzione in piena regola, unica nel suo genere nonostante il clima degli anni di piombo.
Perché è rimasta qui?
Perché dovrei andarmene? Questa è la mia casa, in questa stanza è morto Valerio, proprio dove c’è quel gattino di peluche. Oggi ho messo lì davanti anche le orchidee che questa mattina (ieri, ndr) mi ha donato una delegazione del liceo Archimede, che è venuta alla consegna del premio dedicato a Valerio istituito dalla provincia di Roma. Nell’altra stanza, nell’88, è morto mio marito. Quando mi sveglio dò loro il buongiorno, prima di andare a dormire la buona notte.
Lei in questi anni ha letto carte processuali, verbali, ha cercato personaggi dell’epoca, si è trasformata in un’investigatrice. Da quanto dura questa ricerca?
In realtà da pochissimo. Tutto è riscoppiato nel 2005. Mi chiamò l’Ansa per chiedermi un parere sul fatto che uno dei Mattei chiedeva giustizia per i suoi due fratelli uccisi (nel rogo di Primavalle del ’73, ndr). Dissi che ne aveva tutto il diritto. Da quella dichiarazione sono partite molte cose. In me si è riaccesa la volontà di sapere, di capire. (more…)