Bobi Tsankov si è portato con sè tutti i misteri della mafia bulgara

Matteo Alviti
Berlino
Esterno giorno. E’ circa mezzogiorno, le strade del centro di Sofia, come sempre, sono animate da centinaia di passanti. Bobi Tsankov sta camminando tra loro, non lontano dalla cattedrale di santa Nedelya. A destra e a sinistra due guardie del corpo lo tengono lontano dalle minacce. Non da tutte.
Lungo il corso Aleksandur Stamboliiski, di fronte a una filiale della CIBank, all’improvviso spuntano due uomini dal nulla. Sono killer. Tsankov e i suoi non hanno il tempo di reagire. I gorilla cadono feriti gravemente, a lui non rimane scampo. Quattro colpi alla testa chiudono la vita breve di Bobi Tsankov. Trent’anni. Quel cinque gennaio, giorno in cui è stato ucciso, sua moglie, un ufficiale di polizia, era incinta di cinque mesi.
Scrittore, giornalista investigativo di grande notorietà, truffatore, criminale di dubbia fama. Bobi Tsankov è stato tutto questo. E, come la sua morte lascia sospettare, qualcosa di più. Non era la prima volta che tentavano di ucciderlo: nel 2003, una bomba fu fatta esplodere di fronte all’abitazione dei genitori, e l’anno dopo un altro ordigno esplose, ferendolo, di fronte a casa sua. Tsankov, hanno scritto i giornali bulgari, sarebbe stato prossimo a fare importanti rivelazioni sulla criminalità organizzata locale. Il giornalista-scrittore stava seguendo le orme dell’esperto di criminalità organizzata ed ex boss mafioso Georgi Stoev, assassinato a sua volta a Sofia nell’aprile del 2008. Anche Stoev aveva pubblicato diversi libri sulla mafia bulgara, a metà tra la realtà e la fiction.
L’omicidio di Tsaknov ha scosso il povero paese balcanico – classificato tra i più corrotti nella lista di Transparency International – diventando subito un caso internazionale. Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco – l’agenzia che ha il mandato dell’Onu per la difesa della libertà di stampa e d’espressione -, ha condannato la morte del giornalista-scrittore chiedendo alle autorità bulgare di far luce sul caso il prima possibile. Ma la polizia ha molto lavoro arretrato: dal 1992, secondo il Centro di studi sulla democrazia di Sofia, ci sono stati almeno 191 casi di omicidio su commissione. E negli ultimi due decenni pochissimi boss sono stati arrestati, senza che venisse fuori il nome di un solo politico di rango coinvolto nel giro di corruzione e malaffare che sembra dilagare in quel paese di sette milioni di abitanti, membro della Nato e dell’Unione europea. A proposito di Europa, la Bulgaria è stato il primo paese dell’Ue a vedersi congelare parte dei fondi milionari per il concreto sospetto che potessero finire nel giro della criminalità organizzata. Negli ultimi anni, ha denunciato il Comitato per la protezione della stampa, la criminalità organizzata ha conquistato grandi spazi in quel paese.
Il caso Tsankov è stato inoltre un duro colpo per l’immagine del nuovo governo del premier Boiko M. Borisov, ex bodyguard e soprattutto ex capo della polizia nazionale, eletto a giugno dell’anno scorso anche con la promessa di sradicare la mafia locale. Borisov, che i bulgari hanno soprannominato “Batman”, solo lo scorso dicembre aveva messo a segno un punto importante, con l’arresto di una trentina di rapitori e criminali.
Bobi Tsankov, dopo aver raccolto notorietà con la radio, recentemente aveva pubblicato articoli su un tabloid bulgaro, Weekend , dove ha raccontato le sue esperienze personali con i capi gangster bulgari, i “mutri”. La storia dei mutri, scrive il New York Times , risale alla guerra fredda, quando il regime comunista reclutò uomini per i servizi e la vigilanza armata tra lottatori e boxer. Con il vuoto di potere che si venne a creare nel 1989, quegli stessi uomini crearono una rete di traffici illeciti su cui costruirono il loro impero, che oggi ha infiltrato molte attività lecite, tra cui il turismo. Attualmente Tsankov stava lavorando a un libro sui traffici di droga e solo alla fine di dicembre aveva dato alle stampe Il segreto dei mutri , dove è raccontata una scena che ricorda molto da vicino quella della sua morte. Nel libro Tsankov vantava di aver avuto rapporti stretti con buona parte del gotha mafioso bulgaro. Konstantin Dimitrov, alias Kosyo Samokovetsa, boss del Vis, uno dei clan più potenti degli anni ’90, ucciso ad Amsterdam nel 2003. Anton Miltenov, alias “il becco”, ucciso a Sofia nel 2005. Metodi Metodiev, alias Meto Ilienski, signore della droga. Proprio intorno a quest’ultimo girano le rivelazioni più clamorose. Mentre la polizia crede che Meto Ilienski sia morto, Tsankov aveva buone ragioni per dubitarne: sarebbe stato proprio lui a fornirgli il passaporto falso grazie al quale il boss sarebbe fuggito all’estero, forse in America Latina. Ilienski, è scritto nel libro, dopo essere scomparso nel 2003 sarebbe diventato un agente della Dea, l’antidroga statunitense, e recentemente, gli aveva confessato un altro boss, sarebbe tornato in Bulgaria sotto falso nome e con il viso cambiato dalla chirurgia plastica. Era stata questa, secondo Tsankov, la ragione di un funambolico inseguimento d’auto, lo scorso novembre, fin nel centro di Sofia, con lo scrittore a far da preda e il pericoloso boss della droga Stefan Bonev, alias “la giacca”, nel ruolo del cacciatore che voleva chiudergli la bocca. Subito dopo l’omicidio di Tsankov “la giacca” è stato arrestato e rilasciato dopo ventiquattr’ore.
Le rivelazioni del giornalista toccavano anche importanti personaggi pubblici. Secondo Tsankov l’imprenditore Manol Velev – un amico del presidente socialista Georgi Parvanov e marito dell’ex capo dell’Agenzia per i giovani e lo sport Vesela Lecheva, disabile dal 2007 in seguito a un attentato – avrebbe organizzato un sistema di lavaggio del denaro sporco attraverso i giochi a premi delle radio. Nonostante manchino riscontri oggettivi per la vicenda, Tsankov era informato perché aveva lavorato in una delle radio di Velev e, come vedremo in seguito, con le radio ha avuto i suoi problemi. Alla ricerca di contanti, dicono i colleghi reporter, Tsankov aveva iniziato a diffondere false informazioni tra i clan per conto dei servizi, il che gli faceva godere di una certa immunità.
Gli investigatori ancora non sono riusciti a capire chi siano stati gli esecutori materiali dell’omicidio. Qualcosa di più si sa sui mandanti. All’inizio si era pensato che le due menti dell’assassinio di Tsankov fossero i due fratelli Marinov, Krassimir e Nikolai, detti rispettivamente il “piccolo e il grande margine”. Poi il 14 gennaio scorso il colpo di scena: la corte di Sofia ha deciso di scarcerare su cauzione il “grande margine” per insufficienza di prove – il “piccolo”, ex campione di lotta libera, era latitante. Le dichiarazioni di due testimoni non hanno avuto peso sufficiente. Ma il procuratore Nikolai Kokinov non vuole mollare l’osso e ha incriminato Krassimir Marinov per altri capi di imputazione che hanno a che fare con il traffico di droga e la criminalità organizzata. La decisione della corte è stato un brutto colpo per la procura, che aveva agito rapidamente e con decisione per risolvere l’omicidio. «Non ho mai avuto a che fare con la droga e non ho mai conosciuto Bobi Tsankov. Non sarei sorpreso se la prossima volta mi attribuissero legami con Osama bin Laden», aveva detto Krassimir in aula il giorno della liberazione su cauzione. Però, checché ne dica il “grande margine”, i Marinov non sembrano proprio innocenti perseguitati: con altri imputati, i due fratelli sono già a giudizio per aver ordinato tre omicidi, due dei quali effettivamente perpetrati. Il processo, che va avanti da anni, era stato sospeso nel 2007 per le precarie condizioni di salute di uno degli imputati e nel 2008 i Marinov erano stati rilasciati su cauzione.
Alla beatificazione di Tsankov non intendono però partecipare tutti: per Vanya Chervenkova «Bobi era un truffatore. Tutti questi tentativi di ritrarlo come un giornalista d’inchiesta che è stato ucciso per il suo lavoro sono un insulto a chi quella professione la fa per davvero». La donna – un’imprenditrice chiacchierata che fece la sua fortuna con il commercio dell’alcol -, gli aveva versato più di 25mila dollari per avere della pubblicità nella sua trasmissione radio, senza che poi questa fosse mai andata in onda. Chervenkova denunciò tutto nel 2003 e quattro anni dopo la Cassazione le diede definitivamente ragione. Tsankov non ha mai saldato il debito. Poco dopo la denuncia Chervenkova fu però vittima di un tentato omicidio, per cui lo scrittore fu arrestato e rilasciato. Tsankov era solito alle truffe: già nel 2006 era stato condannato in primo grado a tre anni in seguito alle denunce di circa cento persone. «Il lavoro di Tsankov come giornalista e scrittore era al servizio della criminalità organizzata», ha detto il viceprocuratore generale bulgaro Kamen Sitnilski in un’intervista. «Voleva essere famoso, era un uomo affascinante e non sapevi mai se quel che stava dicendo era la verità, una bugia o il frutto della sua immaginazione».

Liberazione

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: