Lo scudo dei problemi

Meno soldi del previsto, il bis non funziona ma l’Agenzia delle entrate difende il Tesoro.

Ormai dentro la maggioranza la chiamano “Banca d’opposizione”. Così il ministro Roberto Calderoli ha definito ieri la Banca d’Italia: non sono state gradite le sue analisi sui risultati dello scudo fiscale. Secondo Bankitalia, i numeri dati il 29 dicembre dal ministro Tremonti erano un po’ troppo ottimistici: non sono rientrati 95 miliardi, di cui soltanto 2 come regolarizzazioni. Ma 34,9 (cioè i rimpatri con liquidazione, si vendono le attività detenute all’estero e si riportano in Italia i capitali). Per il resto ci sono 50 miliardi di regolarizzazioni e rimpatri senza liquidazione: in Italia arrivano soltanto le commissioni pagate allo Stato per mettersi in regola, ma il frutto dell’evasione fiscale (capitali, beni immobili, opere d’arte) resta all’estero. I dieci miliardi che mancano all’appello, ha spiegato l’Agenzia delle entrate, sono quelli dei rimpatri che non vengono segnalati dagli intermediari alla Banca d’Italia perché di importi minori.

GIOCHI STATISTICI. L’incasso per lo stato non cambia, il cinque per cento di commissione lo hanno pagato tutti, ma non ci sarà quel benefico afflusso di capitale sulle imprese italiane che annunciava il governo . Ieri, però, l’Agenzia delle entrate di Attilio Befera (che si è occupata della gestione operativa dello scudo per conto del Tesoro) è entrata in polemica diretta con la Banca d’Italia: “I giochi statistici possono essere diversi, ma è la somma che fa il totale. Lo scudo fiscale 2009 si è concluso con uno straordinario successo: 93 miliardi di euro rimpatriati in Italia ad ogni effetto e 2 miliardi regolarizzati”, si legge in una nota. Chi ha ragione? Il nodo lo ha chiarito sulla voce.info l’economista Maria Cecilia Guerra: ci sono i rimpatri “veri e propri” con “i capitali che vengono depositati presso un intermediario italiano” e poi ci sono i “rimpatri giuridici”, con i quali “un intermediario residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito , amministrazione o gestione il denaro e le attività detenute all’estero senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato”. Le regolarizzazioni, invece, riguardano i capitali detenuti in Paesi dell’Unione europea o con cui c’è scambio di informazioni, il denaro resta all’estero e l’anonimato non è garantito. Ma Befera parla di rimpatri “in Italia ad ogni effetto”, senza distinguere i rimpatri giuridici dagli altri. La riapertura dei termini, che ha spostato ad aprile la chiusura della finestra per rimpatriare in Italia capitali sottratti al fisco, potrebbe regolarizzare circa 20 miliardi, secondo le stime dell’amministratore delegato di Banca Finnat, Arturo Nattino. Ma secondo quanto risulta a il Fatto, dai paradisi fiscali sono molto più cauti: quello che doveva uscire è uscito (lo confermerebbe anche il fatto che il picco di rimpatri è stato a dicembre, segnale che molti hanno cercato di rispettare la prima scadenza). Anche Tremonti si è sempre rifiutato di fare previsioni.

SAN MARINO. Tra le conseguenze più durature dello scudo ci sono i suoi effetti collaterali a San Marino. Le tensioni con l’Italia, la linea dura di Tremonti, combinate con le pressioni del G20 e il dissesto della banca Delta controllata dalla Cassa di Risparmio di San Marino hanno scatenato una reazione dentro la repubblica romagnola. Il governo caccia uno dei responsabili della vigilanza della Banca centrale di San Marino, Stefano Caringi. Per protesta si dimettono il presidente della Banca centrale Biagio Bossone e il direttore generale Luca Papi (capo della vigilanza) e un altro componente della vigilanza, Luciano Murtas. Dagli osservatori delle dinamiche sanmarinesi queste vicende vengono lette come una vittoria di quei poteri finanziari – che hanno trovato una sponda politica nel potente ministro delle Finanze Gabriele Gatti – che non vogliono un San Marino più trasparente. C’è chi ha bisogno che resti un buco nero della finanza internazionale, lavanderia del denaro sporco di mezza Europa e soprattutto dell’Italia. E San Marino entra anche nella polemica politica italiana, con Calderoli che intima alla Banca d’Italia di occuparsi “dei suoi doveri istituzionali, tra i quali vi é anche la sorveglianza su quello che viene evaso a San Marino, Paese che talvolta pare avere dei patronage particolari”. Peccato che la dirigenza della Banca centrale dimissionaria si fosse formata proprio in Banca d’Italia e il suo operato fosse stato riconosciuto da un documento del Fondo monetario internazionale. Per la nuova presidenza, invece, è quasi certo il nome di Ezio Paolo Reggia, ex amministratore delegato della Cattolica assicurazioni, considerato a San Marino vicino all’assicurazione sanmarinese Csa e al ministro Gatti. Il governo, di cui Gatti è il vero uomo forte, da giorni sta ritardando la diffusione (obbligatoria) del resoconto di una riunione del board del Fmi a Washington del 17 febbraio dove la dirigenza, incluso l’italiano Arrigo Sadun, è stata molto critica con il governo sanmarinese e ha deciso di sottoporlo a un controllo annuale invece che biennale. Non era mai successo.

da Il Fatto Quotidiano del 21 febbraio 2010

Stefano Feltri

Antefatto

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