“Petrolini inedito”

ESCE UNA RICCA COLLEZIONE INEDITA DI COMMEDIE, MACCHIETTE E STORNELLI DEL GRANDE COMICO ROMANO – PUBBLICHIAMO UN TESTO DEI PRIMI ANNI VENTI, “Er teppista politico”, BOMBASTICO ritratto della corruzione politica. ATTUALISSIMO: “Fu proprio lui a famme la proposta…/dice: “Dimmi Ninetto: quanto costa/l’appoggio tuo alla prossima elezione?”…

Rita Sala per “il Messaggero

Brutto? Non proprio. Magari non bello in senso classico. Ettore Petrolini era piuttosto una miscela di charme e irrisione, eleganza e piglio popolare. Padre di “tipi” indimenticati, da Nerone ad Archimede, da Gastone a Benedetto, nonché interprete di film sospirosi primo Novecento, fu bravissimo. Un mare di talento, dicono, amore della vita, gusto del teatro, il graffio satirico, la passione comica, un’integrale vocazione al gioco scenico, all’ambiguità poetica.

Di Petrolini, a tutt’oggi evocato da tanti, sono state recuperate, alla Biblioteca del Burcardo, pagine e pagine di inediti. Che Gremese, editore particolarmente attento alla letteratura teatrale, pubblica in “Petrolini inedito” (396 pagine, 27 euro, a fine mese in libreria), a cura di Claudio Giovanardi e Ilde Consales, con una prefazione di Gigi Proietti. In pagina il brano iniziale della stessa, nonché, di Petrolini, parte di “Er teppista politico”, testo in versi e prosa contenuto nel manoscritto del Terzo Quaderno della Collezione Paola Petrolini.

Non datato, dovrebbe risalire ai primi anni Venti. Narra di un pregiudicato che procaccia voti al miglior “cliente” durante la campagna elettorale. Le sue armi? Coltello e sganassoni in cambio di prebende economiche e favori giudiziari. Annotano i curatori: «Questo salace ritratto della corruzione politica potrebbe avere come terminus ante quem il 1924, anno in cui si tennero le ultime elezioni politiche libere».

Il libro correda ogni testo con un puntiglioso apparato di note che aiuta la decodificazione del vernacolo e della sua punteggiatura. In appendice, un glossario raccoglie le voci romanesche più significative. Per ciascun vocabolo si fornisce il significato corrispondente in italiano e si indica, con abbreviazioni, la categoria grammaticale alla quale appartiene.
Dice Proietti di aver contaminato alto e basso, aristocratico e popolare, in spettacoli già mitici come “A me gli occhi, please” e i suoi molti “derivati”, proprio pensando a Petrolini: «Ma non l’ho conosciuto.

Quello che ho imparato di lui dai filmati o dai dischi non è probante, è solo una pallida idea della sua arte. Me lo sono reinventato. Del resto, gli strumenti per lavorare in un certo modo, a me e alla generazione di teatranti cui appartengo, li hanno dati proprio lui e Raffaele Viviani, anche senza saperlo.

Petrolini mi piace pensarlo come teorico del teatro, con la sua tecnica dello slittamento che dà adito alle improvvisazioni e consente all’attore di prendere di mira l’attualità, con l’entrata e l’uscita dal personaggio… Cosa dice l’attore “di estrazione popolare” (che mi piace tanto fare) tentando di spiegare la recitazione epica, lo straniamento brechtiano, in dialetto romanesco? Devi entra’, usci’, entra’, usci’… certe corenti d’aria!!.

Contemporaneo di monoliti del teatro come Brecht e Pirandello, seppe sottrarsi alla loro area e a qualsiasi altra parentela artistica: “M’hanno detto che discendo dalla Commedia dell’Arte diceva Ma io discendo solo dalle scale di casa mia…».

Torna in mente la scena iniziale dell’ultimo spettacolo petroliniano di Gigi, “Ma l’amor mio non muore”. Lo spettatore entra dentro Roma fra lacerti di colonna e di obelisco, frontoni e statue. Attorno a una fonte si affollano le “lavannare”. Tutto emerge dai fumi del passato, tutto tranne Archimede, il calzolaio filosofo. Un artigiano ora stoico, ora epicureo, a tratti persino socratico, capace di scardinare i luoghi comuni praticandoli a dismisura.
ER TEPPISTA POLITICO
Di Ettore Petrolini
SI pe’ ‘n anno ‘sta pacchia durasse
marcerebbe in carrozza e cavalli…
sto magnanno co’ quattro ganasse
li quatrini nun so ‘ndo buttalli!!

Co questo qui
ve vojo dì
‘n’elezione pe’ me è ‘na cuccagna
in un mese m’ha fatto arricchì!
Er bovo, ‘sta “capezza”, ‘sti “passanti”
‘sta farfa coi brillanti,
‘ste scarpe co’ lo scrocchio,
me so’ costate un occhio!!

Che me dichi? Ho sfasciato? Nun sia mai!
tutta ‘sta robba qui si ‘nce lo sai
me la soì guadagnata all’elezione
co’ quer barone…

C’ambiva d’esse fatto deputato
e che pe’ mezzo mio è arisurtato
d’avé la maggioranza ‘nde la lista
der gruppo socialista.

A no!… Me venne a chiamà ar comitato
e ce l’accompagnò quer delegato
che intanto per adesso bene o male,
m’è amico personale!

Fu proprio lui a famme la proposta…
dice: «Dimmi Ninetto: quanto costa
l’appoggio tuo alla prossima elezione?»

«Levi l’ammonizione…»
«L’ammonizione ti sarà levata,
e in quanto al resto poi, er sor barone,
ti paga venti lire a sganassone!»

E difatti è ito su!… Ah sì! Jela
piantavo!… M’appiccicai ‘na
coccarda tre colore,
agguantai un tortore…
me misi er cortello
in saccoccia e poi strillai:
«Viva er nazionalismo!».

Dagospia

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