Pirati somali: l’odissea del Win Far 161

Win Far 161, il nome di questo peschereccio tonniero di Tai Wan non passerà mai alla storia, anzi verrà presto dimenticato, rimarrà solo un numero contrassegnato da una sigla nelle statistiche della pirateria somala. Chi non potrà mai dimenticare è il suo equipaggio protagonista del sequestro più lungo mai avvenuto nel Golfo di Aden, ben dieci mesi di prigionia per i trenta marinai, di cui due taiwanesi, cinque cinesi, sei indonesiani e diciassette filippini.

L’incubo era iniziato al largo delle Seychelles il 6 aprile del 2009, gli armatori si rifiutano di pagare e lasciano l’equipaggio in balia dei pirati, la nave viene portata di fronte alle coste di Garacad, ma a bordo c’è poco cibo e acqua. Il Win Far 161 viene trasformato in nave pirata, i marinai costretti a partecipare agli abbordaggi, divengono schiavi dei nuovi bucanieri, subiscono ogni tipo di vessazione e tre di loro muoiono per malattia, malnutrizione e problemi sanitari. La liberazione arriva solo l’11 febbraio scorso con il pagamento di un riscatto parziale – almeno a quanto riferito da alcune fonti – ma non perché vi sia stato un moto di pietà, i pirati somali con una strategia consolidata in questo periodo si liberano delle navi sequestrate perché il monsone cala, il mare si calma e hanno bisogno di tutti gli uomini disponibili per portare nuovi attacchi.

A marzo le statistiche degli abbordaggi avranno una impennata, ma se le navi battenti bandiere o che appartengono ad armatori occidentali, possono contare su maggiori garanzie, ciò non avviene per quelle di paesi asiatici o africani, quando vengono prese inizia un calvario lunghissimo e silente. Nessuno se ne occupa, nè i loro governi, nè i media, mentre scriviamo ci sono molti esempi, la nave nigeriana Yenegoa Ocean con a bordo dieci marittimi prigionieri da 215 giorni, oppure gli 11 indonesiani della Masindra 7, bandiera malese, che – come riferito da un ente di assistenza dei marittimi Ecoterra International – hanno appena rotto un generatore e hanno solo poche ore di elettricità. Oltre al silenzio per loro calerà il buio.

Nella mia inchiesta «Nei mari dei pirati» ho affrontato diversi casi, in Somalia ricordo quello del cargo Ching Fong Hwa 168 dove nella lunga prigionia un ostaggio venne ucciso e molti marittimi si ammalarono di scorbuto, malattia che viene per la prolungata mancanza di vitamina C (frutta, verdura) comune negli antichi velieri dell’epoca della navigazione a vela.

Ecco la cruda testimonianza del comandante Lin Sheng-hsin riportata da un giornale di Tai Pei, egli ricorda la fine di Chen Tao (32 anni), questo il nome del marittimo cinese ucciso. «Abbiamo lavorato insieme per due anni, è stato sfortunato perché l’hanno colpito per caso. Si era sporto dal tientibene durante l’abbordaggio ed è stato raggiunto da sei colpi che arrivavano dal basso…solo per i soldi hanno preso una vita…non sono umani…Dopo che hanno sparato a quel ragazzo ho avuto paura. Volevano prima gettare il corpo in pasto agli squali, poi lo hanno conservato nella ghiacciaia della nave. […] Il tempo passava e le scorte di frutta e verdura sulla nave finirono. Siamo stati costretti a cibarci di scatolette per mesi, con quel caldo asfissiante e il sapore della carne rancida ti veniva da vomitare. L’equipaggio è stato colpito da una progressiva debolezza, gengive spugnose e infiammate, caduta dei denti, dolore e gonfiore delle articolazioni, emorragie sottocutanee e delle mucose con formazione di ecchimosi. Alcuni iniziarono a soffrire di una forte anemia, causata dalle ripetute emorragie. All’inizio non volevamo crederci, ma era proprio scorbuto!»

Nicolò Carnimeo è giornalista e scrittore. Insegna Diritto della navigazione all’Università di Bari. E’ autore del libro
Nei mari dei pirati” (Longanesi) sul fenomeno della pirateria a livello mondiale e che narra delle sue ricerche a bordo di cargo petroliere e barche da diporto.

L’idea di questa nuova rubrica di Limesonline non risiede solo nell’attualità dell’argomento, ma nel convincimento che gli episodi di moderna pirateria risultino essere una straordinaria chiave di lettura delle attuali dinamiche geopolitiche. Queste pagine potranno alimentarsi anche grazie ad uno scambio di esperienze e informazioni di chiunque vada per mare o si occupi dell’argomento e che è invitato sin d’ora a scrivere all’autore (nicolocarnimeo@gmail.com).

Limes

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