Iran, colpo grosso dell’intelligence

Arrestato il leader del gruppo armato sunnita Jundallah, attivo nel Sistan-Baluchistan

E’ finita a soli 26 anni la breve, ma intensa, vita da leader guerrigliero di Abdol Malek Rigi. Il capo di Jundallah (I Soldati di Dio), gruppo armato sunnita attivo nella provincia del Sistan-Baluchistan iraniano, è stato arrestato il 23 febbraio 2010.

Dinamica incerta. In realtà sembra che sia stato fermato qualche giorno prima. Perché in questa vicenda l’unica certezza è che Rigi è adesso nelle mani della magistratura della Repubblica Islamica, ma sul come ci sia finito le ipotesi sono almeno tre.
La prima, quella ufficiale, è presentata da Heidar Moslehi, ministro dell’Intelligence iraniano, che ne corso di una conferenza stampa ha annunciato l’arresto del leader del gruppo sunnita. Rigi si trovava su un aereo in volo dal Pakistan a Dubai, meta di transito verso il Kyrghizstan. Caccia dell’aviazione militare iraniana hanno intercettato il volo, sul quale fonti d’intelligence iraniana avevano garantito la presenza di Rigi, e l’hanno costretto ad atterrare per consegnare il passeggero, ricercato numero uno in Iran. Atterraggio avvenuto a Bandar Abbas. Come conferma della dinamica un paio di foto: nella prima Rigi è in un aereo, con una mascherina per gli occhi, nell’altra sende da un aereo senza insegne identificative, stretto tra quattro uomini dei corpi speciali iraniani a volto coperto. Per il network al-Jazeera, però, l’arresto è avvenuto settimana scorsa in Pakistan, come frutto della collaborazione tra Islamabad e Teheran nella lotta al separatismo dei baluci, che vivono nella zona di confine tra i due paesi. Ultima ipotesi quella che ha presentato la televisione al-Alam, secondo la quale Rigi è stato arrestato al confine tra Afghanistan e Pakistan.

Fine della corsa. Come detto, l’unica certezza è che Rigi è nelle mani delle autorità iraniane. Ma chi è Rigi? I primi segnali di un movimento separatista balucio, nella provincia iraniana del Sistan-Baluchistan, sono del 2000. In realtà il gruppo Jundallah comincia a utilizzare questa sigla solo nel 2002. Da quel momento ha rivendicato molte azioni, dal rapimento di poliziotti iraniani ad attacchi in grande stile. I più importanti sono l’attentato alla moschea sciita di Zahedan, capoluogo del Sistan-Baluchistan, del 28 maggio 2009, quando persero la vita 20 persone. Il 18 ottobre 2009, a Pishin, un attentato uccisero 15 miliziani dei Guardiani della Rivoluzione e 27 civili. Ma gli attacchi nella provincia sono tanti, compreso un presunto attentato alla vita del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Per Teheran il gruppo Jundallah è una marionetta dei paesi nemici dell’Iran. “Rigi, 24 ore prima dell’arresto, si trovava in una base militare Usa in Afghanistan”, ha dichiarato Moslehi, portando come prova una foto di Rigi nell’impianto e i documenti con i quali è stato arrestato: una carta d’identità pakistana a nome Saeed Ahmad, e un passaporto afgano. “Usa, Gran Bretagna e altri stati europei hanno sostenuto Jundallah in questi anni”, ha accusato Moslehi, al quale ha fatto eco Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, che ha commentato: “L’aiuto fornito dagli Usa a questa organizzazione è stata una vergogna, oltre che per Washington, per tutti gli altri paesi che dicono di rispettare i diritti umani. Questo arresto è l’ennesima prova che tutti i problemi del Medio Oriente nascono lontano da qui, dai paesi che vogliono destabilizzare l’area”. Gli Usa e la Gran Bretagna hanno smentito qualsiasi rapporto con Rigi e Londra si è affrettata a dirsi soddisfatta della cattura del leader di un’organizzazione terrorista.

Ospite (non) gradito? Le sicurezza di Teheran, però, si basano su alcuni elementi. In primo luogo l’incontro dello stesso Rigi, in Afghanistan, con il comandante Nato ad aprile dello scorso anno. Inoltre Rigi, a luglio 2008, è stato ricevuto da un Paese europeo e, nell’aprile dell’anno prima, è stato intervistato da Voice of America, durante un suo viaggio negli Stati Uniti. All’epoca Rigi aveva dichiarato che Jundallah non era un movimento separatista, ma solo una forma di autodifesa della minoranza balucia (1,4 milioni di persone) rispetto al centralismo persiano e sciita di Teheran, che discriminava i baluci sunniti. In realtà il movimento balucio, anche nei confronti del Pakistan, per anni ha coltivato l’idea del Grande Baluchistan, portato avanti dal Baluchistan United Front in Pakistan. La zona, inoltre, è un crocevia chiave del traffico di oppio proveniente dall’Afghanistan e diretto al mercato mondiale. Secondo le autorità di Teheran la stessa famiglia di Rigi è coinvolta nel controllo del traffico, per Rigi invece alti esponenti dei Guardiani della Rivoluzione erano i veri boss del narcotraffico locale. Quale che sia la verità è difficile che Rigi sfugga alla forca. Sono 14 le persone ritenute legate a Jundallah che sono state impiccate in Iran solo nel 2009. Lo stesso fratello di Rigi, Abdul Hamid, è stato condannato a morte anche se la sentenza è per ora sospesa. Il procuratore di Zahedan, Mohammed Marzieh, ha annunciato che Rigi sarà processato in città, con udienze aperte al pubblico.

Rebus fitto. Jundallah, con un comunicato diffuso su internet poche ore dopo la notizia dell’arresto, ha confermato la prigionia di Rigi. “Secondo le nostre fonti, i servizi segreti occidentali hanno collaborato attivamente con il governo iraniano favorendo la cattura del nostro leader”, scrivono nel testo. “Hanno tradito anche i servizi segreti afgani e pakistani, ma tutto il popolo del Baluchistan è con Rigi, che in questi anni ha formato un esercito di adepti, pronti a prendere il suo posto e a continuare la lotta contro Teheran”. Il comunicato sembra smentire la collaborazione di Jundallah con gli Usa, ma come è già accaduto in passato con il Pjak (l’organizzazione dei curdi iraniani), non è un mistero che l’amministrazione Bush avesse finanziato gruppi legati alle etnie ‘altre’ in Iran per tenere sotto pressione il regime degli ayatollah dall’interno. Stesso discorso per il ruolo avuto da Dubai nella vicenda. Moslehi ha accusato l’emirato di avere le mani in pasta in questa vicenda, ma se Rigi era diretto a Dubai magari non ha mancato di collaborare anche la rete di spie che vive nell’emirato. Un fitto rebus, dove rimane da capire anche se la cattura di Rigi è un colpo assestato dall’Iran ai suoi nemici, o se il leader di Jundallah ha smesso di essere utile perché la nuova amministrazione Usa ha deciso di cambiare strategia cessando il sostegno ai gruppi etnici in Iran. Se quest’ultima fosse la tesi corretta, il passo successivo è capire come mai lo ha fatto. Magari perché è già pronta l’opzione armata.

Christian Elia

Peacereporter

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