La gola profonda di Israele era un figlioccio di Hamas

Francesca Marretta
Traditore per Hamas, eroe nazionale per Israele. Mosab Hassan Yousef, 32 anni, figlio dello sceicco Hassan Yousef, fondatore di Hamas e figura leader del movimento islamico in Cisgiordania, ha spiato palestinesi come lui passando informazioni allo Shin Bet, i servizi segreti interni israeliani, per oltre dieci anni. Lo rivela il quotidiano israeliano Ha’aretz , anticipando, nell’edizione di venerdì prossimo, stralci di “Figlio di Hamas”, un libro autobiografico in uscita negli Stati Uniti. Sottotitolo: “acconto di terrore, tradimento, intrigo politico e incredibili scelte”. Ovvero la doppia vita di Mosab, che ha inizio quando, nel 1996, non ancora ventenne, è reclutato dallo Shin Bet mentre è in carcere in Israele.

 Quell’anno la destra israeliana torna al potere con Netanyahu e il processo di pace rallenta. Sono passati tre anni dalla la firma degli accordi di Oslo e mancano quattro anni all’inizio dell’Intifada armata di al-Aqsa. Nel 1997 Mosab viene liberato. Il suo nome in codice presso i servizi segreti israeliani è Principe Verde, il colore della bandiera dell’Islam e di Hamas. Da quella data al 2007 Mosab, infiltrato al vertice di Hamas, fornisce a Israele informazioni di prima mano essenziali per sventare attentati e arrestare palestinesi. La sua vita da 007 dura fino al trasferimento, tre anni fa, da Ramallah negli Stati Uniti. Una scelta che allora appariva dettata dalle conseguenze dalla sua conversione al Cristianesimo, avvenuta nel 2000, dopo l’incontro con un missionario protestante al Muro del Pianto a Gerusalemme ma tenuta nascosta. Cosa che faceva di Mosad un apostata agli occhi di Hamas. Che solo oggi viene a sapere anche del suo passato da spia.
E’ in base a sue rivelazioni che Israele ha catturato e condannato a 5 ergastoli leader di Fatah in Cisgiordania Marwan Barghouti. Le sue informazioni hanno consegnato a Israele personaggi come Abdullah Barghouti, artificere dell’attentato kamikaze alla pizzeria Sbarro di Gerusalemme Ovest fece 15 morti che nel 2001 e il capo militare di Hamas Ibrahim Hamid. Secondo fonti dello Shin Bet, il figlio del leader di Hamas ha salvato centinaia di vite israeliane. Per questo lo Stato ebraico avrebbe risparmiata la vita di suo padre, eletto al parlamento palestinese nel 2006, eliminato dalla lista dei bersagli degli omicidi mirati di Israele, ma attualmente in carcere in Israele.
Nel 2008, da San Diego, in California, dove frequenta la Chiesa evangelica di Barabba’s Road, in un’intervista a Fox News il palestinese racconta la sua vita, la conversione, la sua visione dell’Islam e di Hamas. Anche Ha’aretz scrive la sua storia, senza il particolare del decennale ruolo di spia per Israele. «Il problema non è Hamas, non è la gente. La radice del problema è l’Islam come idea» dice Mosab nell’intervista a Fox News, in cui sostiene che il 95% dei musulmani non capisce o conosce la propria religione. Ai microfoni della rete pro-conservatrice americana Mosab parla delle torture inflitte da esponenti e persino leader di Hamas a uomini dello stesso movimento islamico, se sospettati di agire al servizio del “nemico”. Racconta di aver assistito a torture inflitte con aghi conficcati sotto le unghie, bruciature sul cporpo, omicidi. Una storia ripetuta nel libro sul suo ruolo di 007 per Israele. Una scelta non dettata dal danaro, confermano fonti dello Shin Bet. Che si capisce anche dalle parole dello stesso Mosab.
«Vorrei essere a Gaza adesso. Mi metterei addosso un uniforme delle forze speciali per liberare Gilad Shalit. Se fossi lì potrei aiutare». Al telefono dagli Usa il palestinese pronuncia queste parole parlando col contatto dello Shin Bet, con cui si lamenta della scelta del governo israeliano di negoziare uno scambio di prigionieri palestinesi per il soldato israeliano: «Abbiamo speso tanti anni per catturare i terroristi e ora li vogliono liberare in cambio di Shalit. Non è possible».
La talpa palestinese che ha scoperto il Dio cristiano, dice di avere scritto le sue memorie per mandare un messaggio di pace a Israele. La pace tra Hamas e lo Stato ebraico non sarà possibile, spiega Mosab Yousef nel libro, perché il dio islamico «rende impossibile fare la pace con gli infedeli». Mosab è pessimista anche su un accordo di pace tra il movimento islamico e l’Autorità nazionale palestinese.
La leadership di Hamas, non chi segue il movimento islamico, è per lui la causa di tutti i mali. Non solo per gli israeliani, ma anche per i palestinesi. «Non esitano a massacrare gente in moschea o lanciare persone dal 15esimo o 17esimo piano, come hanno fatto durante il colpo di Stato a Gaza», dice Mosab, aggiungendo che “gli israeliani non farebbero mai cose del genere”. Nel libro il paelestinese scrive: «Vi dico con certezza che gli israeliani hanno a cuore i palestinesi molto più che i leader di Hamas e Fatah».
Mosab Hassan Yousef ha rischiato la vita per la missione in cui ha creduto e crede. Ma se non vi è dubbio che la leadership palestinese, tanto Hamas al governo a Gaza, che l’Anp in West Bank si sia macchiata di gravi colpe verso il proprio popolo. Molti palestinesi condivideranno le critiche alle “classi dirigenti” palestinesi, sia islamiche che laiche espresse dal figlio convertito del leader di Hamas. Come la scelta di salvare vite umane. Ma i sentimenti pro-leadership isrealiana di Mosab Yousef risulteranno quasi certamente incomprensibili a molti palestinesi come lui. A cui è negata la libertà. Una libertà negata prima che dalla loro stessa leadership, dal fatto che vivono sotto occupazione. Occupazione israeliana, che li costringe a vivere vivere confinati in una gabbia di cemento alta otto metri separata da check-point.

Liberazione

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