Le lunghe ombre dell’Inquisizione

LIBRI: DIZIONARIO STORICO DELL’INQUISIZIONE, DIRETTO DA ADRIANO PROSPERI, A CURA DI VINCENZO LAVENIA, EDIZIONI SCUOLA NORMALE SUPERIORE DI PISA, EURO 260,00

Nell’ambito degli studi di storia della chiesa il 1998 è un anno importante: l’archivio dell’Inquisizione romana – oggi Congregazione per la Dottrina della Fede – venne aperto agli studiosi e si inaugurò così una nuova stagione per la comprensione di diversi elementi storici che hanno legato alle istituzioni religiose, quelle dello Stato e la società, in uno spettro d’indagine che non riguarda soltanto l’Europa, vista l’irradiazione planetaria dell’Inquisizione romana e di quelle spagnola e portoghese. Soprattutto le ultime due, dopo la fine dei regimi di Franco e di Salazar, avevano dato luogo a moltissime ricerche, capaci di incrociare la storia patria con il colonialismo, secondo una prospettiva mirata a ricostruire l’influenza dell’istituzione religiosa nel processo di consolidamento prima e di emancipazione poi dall’assolutismo. In Italia invece, sin dal Risorgimento, all’Inquisizione si è preferito lo studio degli eretici visti come precursori e martiri di una libertà di coscienza nella quale rintracciare i geni di una tradizione culturale e politica laica alternativa a quella forgiata o influenzata dalla chiesa.
Negli ultimi dodici anni gli studi sull’Inquisizione si sono intensificati anche da noi, offrendo una gamma differenziata sia riguardo ai metodi che ai contenuti. È maturato il tempo di fornire strumenti di orientamento generale a chi intenda intraprendere nuovi percorsi di ricerca o approfondire alcuni aspetti di percorsi già noti. Nasce da qui l’ambizioso progetto di un Dizionario storico dell’Inquisizione che raccoglie le competenze di un comitato scientifico internazionale e copre un ambito planetario nonché un periodo storico molto esteso – dalle origini medievali dell’Inquisizione al 1965, anno in cui viene ufficialmente chiuso il Sant’Uffizio – estendendosi fino ai nostri giorni. Incrociando voci tecniche, parole di protagonisti vittime dei processi, sentenze di giudici, testimonianze di persecutori, e la bibliografia alla quale rimandano i lemmi, non solo si ricavano informazioni utili, ma si attiva un ulteriore potenziale di ricerca che mostra punti di contatto fra discipline e temi diversi. Particolarmente rilevante è ciò che riguarda l’origine e la governance del potere fra la pluralità di istituzioni chiamate in causa nelle procedure inquisitoriali. In questa direzione, oltre che alla storia religiosa il Dizionario offre molto materiale a nutrimento degli studi filosofico-politici inaugurati da Michel Foucault, che oggi conoscono importanti sviluppi e toccano aspetti di scottante attualità, come quello dell’identità culturale al cospetto della confessione religiosa e dello stato di diritto. Oltre a contribuire alla ricostruzione dell’«archeologia del potere», il Dizionario porta acqua anche alla possibilità di ripercorrere la lunga strada delle procedure di manipolazione e coercizione delle coscienze dalle quali hanno in parte attinto i progetti totalitari del ‘900. Un esempio molto significativo in merito lo si trova nelle pagine di un recente libro di Gianclaudio Civale, Guerrieri di Cristo. Inquisitori, gesuiti e soldati alla battaglia di Lepanto (Unicopli, pp. 214, euro 16,00), dove si leggono esempi molto significativi se non dei risultati effettivamente conseguiti, almeno delle intenzioni che l’autorità ecclesiastica e lo stato avevano in materia di controllo delle anime. Civale focalizza l’attenzione su un’unità speciale dell’Inquisizione spagnola, la «Inquisición de la mar» destinata ad «assistere» l’armata cristiana, a sorvegliare la fede e punire il comportamento di soldati e prigionieri rinnegati. Una istituzione che similmente a quella di cui era emanazione non funzionava soltanto come tribunale, ma operava in simbiosi con i mezzi persuasivi dei missionari e dei confessori che il Sant’Uffizio aveva sempre più subordinato alle esigenze degli inquisitori. A questo riguardo è importante richiamare l’attenzione, sulla scorta delle ricerche di Prosperi, sul documento con cui papa Paolo IV nel 1559 rese obbligatorio l’uso della confessione nelle procedure inquisitoriali, stabilendo così un’eccezione all’obbligo di segretezza relativo a quanto veniva rivelato nel confessionale. Il rapporto fra la dimensione globale e al contempo nazionale dell’Inquisizione ha avuto caratteri del tutto particolari in Italia. All’egemonia esercitata dalla chiesa cattolica sulla società italiana con la nascita del Sant’Uffizio nel 1542 si era già dedicato nel 1996 il fondamentale saggio di Adriano Prosperi titolatoTribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari (Einaudi) adesso ristampato con una nuova prefazione nella quale si sottolinea ancora più marcatamente il ruolo speciale giocato dall’Inquisizione romana nella penisola. Unica struttura giurisdizionale sovraregionale in Italia, l’Inquisizione ha contribuito a plasmare per conto della chiesa molti tratti rappresentativi di un’italianità culturale che si è prolungata anche dopo l’unificazione politica del paese. È anche in ragione di questa impronta lasciata nella lunga durata della mentalità italiana che la chiesa ha facile gioco oggi nel difendere il ruolo pubblico dei propri simboli, suscitando una quasi unanimità di consensi che non ha riscontri se paragonata alle divisioni sociali e politiche del nostro paese. E alla luce di questa condiscendenza all’istituzione ecclesiastica, la paradossale rivendicazione del valore «culturale» del crocefisso sembra già suonare come una sentenza emanata da quello che Tommaso Campanella aveva già chiamato «tribunale della coscienza».

Marco Pacioni

Il Manifesto

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