Il diritto dell’Occidente di difendersi. Meglio con le azioni mirate

di Benny Morris

Chissà come avrebbe ridacchiato Samuel Beckett (ammesso che qualche volta lo facesse), cogliendo al volo l’assurdità e l’ipocrisia, dei governi e dei mezzi di comunicazione dell’Europa occidentale, che non hanno risparmiato critiche a Israele per aver utilizzato passaporti britannici, irlandesi, tedeschi e francesi nella missione per eliminare l’alto esponente di Hamas che trattava con i regimi sanguinari di Teheran e Khartoum. Mahmoud al-Mabhou è stato ucciso, a quanto pare da una squadra di agenti del Mossad, nella sua stanza d’albergo a Dubai il 19 gennaio. Senza nominare Israele, il presidente francese Sarkozy ha condannato l’operazione come un «assassinio che nessuno può giustificare» e i ministri degli Esteri britannico e irlandese hanno fermamente chiesto a Israele di fare luce sull’uso dei loro passaporti. Persino i bambini sanno che tutti i servizi di 007, compreso l’MI6 britannico, falsificano l’identità dei loro agenti e si servono di passaporti falsi. Perché il Mossad dovrebbe comportarsi diversamente?

Israele, ovviamente, non può utilizzare i propri passaporti per operare nei Paesi arabi. Ma all’interno dell’MI6 si avverte senza dubbio alcuno la tacita comprensione e l’appoggio solidale per le difficoltà superate da Israele nel portare a termine la missione (e forse anche un pizzico di ammirazione). La polemica resta circoscritta a dettagli tecnici, anche se artificialmente ingigantita in un incidente diplomatico tra Israele e l’Europa. La vera assurdità (e ipocrisia) ha radici ben più profonde. Le democrazie occidentali, con i servizi di intelligence, sono tutte coinvolte in una lotta globale contro gli Stati e i terroristi islamisti, che puntano a distruggere l’Occidente per far prevalere la loro ideologia. A questo servono le bombe di Londra, Madrid, Karachi, Mogadiscio e, sì, Tel Aviv. L’Occidente deve difendersi e lo sta facendo, anche se forse in modo non abbastanza efficace, in Afghanistan. I terroristi sono individuati e uccisi dai droni e dai soldati americani e britannici in Afghanistan e Pakistan. Spesso molti innocenti rimangono uccisi. È ciò che succede nelle guerre. A Dubai invece Israele è riuscita a isolare ed eliminare un importante terrorista con grande efficienza e nessun danno collaterale, eppure i leader europei se ne lamentano. È assurdo e ipocrita. Dalle democrazie occidentali e dagli Stati Uniti Hamas è considerata un’organizzazione terroristica alleata dell’Iran — se non addirittura manovrata da questo — e complice del Sudan nella compravendita illegale di armi (ricordate il recente bombardamento israeliano di un convoglio di armamenti in Sudan, di provenienza iraniana e destinati ad Hamas nella Striscia di Gaza). Teheran tratta — e utilizza — Hamas come suo braccio strategico, alla stregua di Hezbollah nel Libano, altra organizzazione definita dall’Occidente come «terroristica». Mabhou era un militante, un comandante in capo, pari al grado di generale tra i vertici di Hamas, fazione che si considera in guerra con lo Stato ebraico e invoca apertamente l’annientamento di Israele. (In questo momento, Hamas rispetta una specie di tregua, proclamata allo scopo di raccogliere le forze in vista di un rinnovato attacco contro gli ebrei). Come tale, Mabhou rappresentava un bersaglio perfettamente naturale e legittimo per l’intelligence israeliana, come il generale tedesco Erwin Rommel lo fu per l’aviazione alleata nella Seconda guerra mondiale. Per di più, Mabhou era incaricato di fuori di ogni contesto storico, politico e militare. Mi chiedo che cosa accadrebbe se agenti della Cia o dell’MI6, con o senza passaporti falsi, servendosi di droni, elicotteri da combattimento o impugnando armi automatiche riuscissero a far fuori al Zawahiri oppure Osama bin Laden. Si vedrebbero piovere addosso le medesime critiche per questa o quella infrazione tecnica alle leggi afghane o americane? Ne dubito. Ma non sono stati soltanto gli europei ad abbandonarsi all’esercizio di un falso moralismo. L’ipocrisia distingue anche il comportamento del Dubai in questa storia. Negli ultimi giorni, i suoi servizi di sicurezza, che certamente non amano né Hamas né l’Iran, hanno fatto il possibile per danneggiare il Mossad e imbarazzare Israele. Quali sono state le attività di Mabhou in Dubai negli ultimi mesi e anni? Pare che sia entrato e uscito dal Principato in svariate occasioni, sotto la copertura di passaporti contraffatti e false identità. Per incontrare i suoi contatti iraniani e sudanesi, Mabhou si è servito del Dubai come base per il contrabbando di armi, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu che vieta l’esportazione di armi dall’Iran e la partecipazione a questi traffici. Allo stesso modo il governo del Sudan, sul quale pende la pesante accusa di genocidio, è stato colpito da numerose sanzioni Onu. I servizi di sicurezza del Dubai, in apparenza assai efficienti, non avrebbero dovuto fare qualcosa per contrastare le attività di Mabhouh? Cavilli legali a parte, mentre nell’ultimo decennio i rapporti tra il Dubai e Israele sono stati generalmente assai cordiali, pur mantenendo un basso profilo (ben di rado viene concesso agli atleti israeliani di partecipare a eventi sportivi nei Paesi arabi, ma il tennista Shahar Pe’er stava giocando in Dubai mentre Mabhouh veniva pedinato ed eliminato), i rapporti tra Dubai e Iran sono pessimi. Come tutti gli Stati del Golfo, il Dubai vive nel terrore di essere contagiato da terrorismo e sovversione di matrice iraniana e trema davanti alle ambizioni nucleari del potente vicino. Prestarsi al gioco dell’Iran, accusando il Mossad, sembra piuttosto un tentativo di ammansire Teheran e i suoi sostenitori nel mondo arabo. Dubito, tuttavia, che basterà questo gesto a rinsaldare il credito— e il merito — di cui godono i governanti sunniti del Principato agli occhi degli ayatollah sciiti di Qom. organizzare le spedizioni di armi dall’Iran a Gaza, passata sotto il controllo di Hamas, da dove per un decennio, a cominciare dagli anni Novanta, sono partiti i razzi contro gli insediamenti israeliani di confine (attacchi cui ha messo fine l’intervento israeliano nella Striscia di Gaza nel dicembre del 2008). Anni fa, Mabhou partecipò direttamente al rapimento e all’uccisione di due soldati israeliani. Di recente, si occupava di riarmare Hamas con razzi iraniani capaci di raggiungere Tel Aviv. Forse era coinvolto ancor più strettamente in vari piani terroristici. In breve, Israele aveva tutte le ragioni per cercare la sua eliminazione.

Da “Il Corriere della Sera”

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