Piccola Posta di Adriano Sofri

Chi, come me, si augura di cuore la vittoria di Emma Bonino in Lazio, non si rallegra certo dell’assenza della principale lista opposta. Ma Renata Polverini sbaglia del tutto, mi pare, quando si dice delusa dai radicali. I quali hanno appena ridato prova – una prova che ad alcuni di noi è parsa eccessiva, quanto allo sciopero della sete di Emma – di un attaccamento strenuo alla legalità, alla forma della legalità, e al rispetto delle regole. Lo stesso rispetto con cui Marco Pannella, Rita Bernardini e altri esponenti radicali (fra loro Sergio Stanzani, che ha compiuto ieri i suoi gloriosi 87 anni) sopportano l’assurda e scandalosa esclusione dalla candidabilità “amministrativa”, regionali comprese – che del resto sono elezioni politicissime.

 Lo svarione dei presentatori della lista del Pdl è così madornale da rendere vergognosamente ridicola l’accusa di violenza privata mossa contro persone nonviolente e fuori orario. Riammettere una lista mai presentata, dunque mai ammessa, equivarrebbe a trasformare le elezioni in una farsa. Il doppio sbaglio del centrodestra vale a sottolineare un’ispirazione fondamentale della campagna di Emma Bonino, esaltato dalla cronaca giudiziaria e ordinaria recente, che riguarda corruzione dei comportamenti e degli animi, legalità e trasparenza. E che mette alla prova anche chi propugna moralità e fede, e si compiace di chiamare lei “abortista” – anzi iper e arciabortista – come se fosse un’innamorata dell’aborto, e non una nemica dell’aborto clandestino e dell’aborto forzato da condizioni materiali e da violenze maschili e famigliari e da legislazioni statali. E’ troppo comodo, e non nobilissimo, avocare a sé la qualifica di difensori e amanti della vita e assegnare il prossimo all’abortismo e al cinismo mortuario. Anche fra depenalizzazione dell’aborto e trasparenza c’è un nesso profondo, e, nonostante timori e anatemi, Emma Bonino presidente di regione e responsabile della sanità si adopererebbe – lo penso io, ci scommetto – a ridurre ancora di più, con le circostanze che li provocano, i ricorsi all’aborto.

Il Foglio

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