Mondadori: utili e stato di crisi

Il bilancio è in attivo ma l’azienda manda in pensione decine di giornalisti

di Alfredo Faieta

Milano – L’editoria è in crisi, o sono gli editori che reagiscono in modo scomposto a una fase transitoria dell’economia? E’ questo l’argomento di cui più si discute in questi giorni nei corridoi delle redazioni di testate che fanno capo al gruppo Mondadori. Negli ultimi mesi all’interno delle redazioni di grandi e piccole case editrici crescono tensioni per la decisione di molte società, e in prima linea ci sono i grandi gruppi del settore, di ricorrere allo stato di crisi per poter alleggerire le redazioni spesso tramite prepensionamenti che spesso sono percepiti come licenziamenti in tronco o traumatici svecchiamenti del personale.

Hanno fatto ricorso allo stato di crisi gruppi come Itedi-La Stampa, la prima a chiedere il decreto, il gruppo L’Espresso, Rcs Mediagroup, Il Sole 24 Ore, dov’è in atto una rivolta dei giornalisti contro la decisione di prepensionare una trentina di redattori grazie allo stato di crisi chiesto per due anni, in presenza di rumors circa la volontà del direttore del quotidiano Gianni Riotta di procedere contestualmente a nuove e mirate assunzioni. Rcs e Sole hanno però chiuso il 2009 in profondo rosso con i conti, con perdite nette rispettivamente per 130 e 52 milioni di euro circa, giustificando la necessità di procedere a una ridefinizione degli organici.

Ma il caso più eclatante è quello della Mondadori, la casa editrice di proprietà della Fininvest. L’azionista più importante, Silvio Berlusconi, ha sempre vantato la sua allergia per licenziamenti e ai tagli al personale, facendone una ragione imprenditoriale apprezzata da molti dei suoi sostenitori in politica. Il gruppo di Segrate, seppur con un bilancio in calo rispetto al 2008, ha chiuso l’anno con utili netti per 34 milioni di euro. Ma nonostante ciò ha chiesto e ottenuto dal ministero delle Attività produttive lo stato di crisi con un decreto firmato proprio l’altro ieri, dopo l’uscita del bilancio. L’accordo, nato da un’intesa della società con i sindacati e comitato di redazione (il sindacato interno dei giornalisti) di fine del 2009, prevederebbe 82 prepensionamenti, e di questi 25 colpiranno la testata portabandiera del gruppo, Panorama, dove il clima si è surriscaldato, sopratutto da quando circola la voce che possa arrivare Barbara Palombelli con l’incarico di direttore, al posto di Giorgio Mulè che gradirebbe tornare in televisione.

A Panorama verrebbe cancellata tutta la redazione cultura, e altre redazioni sarebbero decimate. Il malumore è altissimo perché i prepensionamenti saranno imposti a tutti coloro che hanno dai 58 anni in su e non saranno su base volontaria: chi non accetta dovrebbe essere messo in cassa integrazione. “Alla luce dei risultati economici riportati da Mondadori, il provvedimento che statuisce lo stato di crisi è illegittimo. Non si vede come sia possibile richiederlo se la società ha riportato utili e il suo indebitamento è sceso” commenta l’avvocato Domenico D’Amati, che patrocina una decina di giornalisti in procinto di essere falcidiati. “Credo che la società voglia prepensionare per svecchiare alcune redazioni, ma questo è espressamente proibito dalla nostra legislazione, che non discrimina in base all’età”. In attesa dei colloqui individuali, che partiranno domani c’è anche chi sospetta che i redattori in partenza siano poi sostituiti con collaboratori esterni, altra pratica non ammessa dalla legge.

Da il Fatto Quotidiano del 28 marzo

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